di Gigliola Reboani
Ho cercato sul dizionario il significato della parola “ginocidio”. Il mio Garzanti nuovissimo (ediz. 2007), pieno di neologismi, inglesismi e quant’altro non lo riporta. Il significato del sostantivo “ginocidio” è evidente anche a chi non ha studiato greco antico. L’assonanza con “genocidio” o “genicidio” (sterminio di un intero gruppo etnico o religioso) è lapalissiana, solo che “ginocidio” circoscrive le vittime dello “sterminio”, meglio, della violenza, al genere femminile.
Come mai tanto interesse per il termine “ginocidio”? Perchè “Ginocidio - La violenza contro le donne nell’era globale” è il titolo del libro di Daniele Danna (Ed. Elèuthera, pagg. 154, 14 euro) che mi accingo – con grande piacere - a recensire.
E’ la stessa Danna a venirci incontro per spiegare la genesi delle parole “ginocidio”, “femicidio”, “femminicidio”, “… coniate dal femminismo negli anni Settanta (…) per indicare non solo gli assassinii di donne ma anche tutta la violenza che si rivolge contro l’essere donna, contro il femminile, a causa del disprezzo sociale e della brama di controllo sui corpi femminili da parte del sistema di potere maschile, il patriarcato”.
Il libro, piccolo ma corposo, dovrebbe essere nella biblioteca personale di ogni donna. E’ scritto con stile giornalistico brillante e schietto. Ogni capitolo sviscera argomentazioni solide a suffragio della tesi che oggi, come ieri, con le dovute differenze, la violenza alle donne, nelle sue più svariate forme e sfumature, è più che mai presente. E perpetrata per lo più dagli uomini.
Una banalità: la discriminazione nei confronti delle donne comincia dalle regole grammaticali “sull’uso del maschile e del femminile (cioè il riflesso linguistico della dominanza maschile), le quali prescrivono che se vi è un unico uomo insieme a mille donne si dovrà usare comunque il maschile…”. Ce l’hanno insegnato alle elementari. Finisse qui! Invece la discriminazione è ovunque. E molto spesso si traduce in violenza fisica, psicologica, morale, istituzionale, economica, sessuale (non dimentichiamo che in Italia, fino al 1996, lo stupro era classificato come reato contro la morale, non contro la persona. Come se a subirne le conseguenze fosse la società e non l’individuo, pardon l’“individua”. Dal momento che siamo in vena di neologismi, mi si consenta l’azzardo…).
Ricordo come fosse ieri il mio esame di abilitazione professionale in quel di Roma: 29 ottobre 1995, Ergife Hotel. L’argomento che scelsi per la prova scritta (40 righe di 60 battute) riguardava il caso di una ragazza veneta che, all’indomani del parto, rifiutò di riconoscere come suo il bambino appena messo al mondo perché frutto non di un atto d’amore ma di una violenza carnale. Fresca d’università, rammentavo bene la rabbia provata nello studiare Diritto penale e scoprire l’abominevole classificazione della violenza sessuale come reato contro la morale. Retaggio di un maschilismo obsoleto e indegno di un Paese occidentale che si voglia definire civile.
Non sentiamoci – noi italiani – tanto superiori! Ci siamo svegliati tardi. La maggior parte delle conquiste femminili hanno una qualche decina d’anni. Non di più. Senza contare l’ancora dilagante vergogna dei delitti qualificati – spesso con superficialità dalla stessa stampa – passionali. Drammi della gelosia che vedono nella stragrande maggioranza dei casi come vittime le donne. Ammazzate da mariti, ex mariti e ex fidanzati. Quando, infatti, è la donna ad uccidere il partner - spiega Danna in riferimento a statistiche relative agli USA, ma tutto il mondo è paese - nella maggior parte dei casi si tratta di autodifesa nei confronti del suo aguzzino. La vittima uccide a sangue freddo il suo carnefice e, dal momento che le viene riconosciuta l’aggravante della premeditazione, sconta pene ben più gravi degli uomini, che uccidono la partner in preda a “comodissimi” raptus omicida. Vien da dire: oltre al danno, la beffa. D’altronde siamo anche abituati a considerare le vittime di stupro come attentatrici alla virtù degli uomini. Se porti la minigonna e vai in giro la sera tardi… Che pretendi?
Dalla… strada al focolare domestico. “Il matrimonio è per una donna un posto assai pericoloso sia nei paesi sviluppati che in quelli sottosviluppati: il maltrattamento da parte del marito è il tipo di violenza più diffuso”. La cronaca nera ci regala tragici spaccati di vita familiare quasi ogni giorno.
Dal concetto di matrimonio a quello di famiglia, il passo è breve ed obbligato. Famiglia: il luogo dei valori. Vero. Ma anche degli orrori. Pensiamo solo all’ultimo fatto di cronaca: la donna incinta di 8 mesi ammazzata a pugni dal marito. “… La famiglia - ricorda Daniela Danna nel suo libro - anche nel nostro paese è l’ambito in cui gli uomini esercitano gran parte delle violenze sulle donne e sulle bambine. (…) Nel 2002 gli omicidi in tutta Italia sono stati 658, e il 30% di essi è accaduto tra le mura domestiche. Sono stati cioè 201, un numero più grande di quello attribuito alla criminalità organizzata (158). Di questi 201 omicidi in famiglia i colpevoli in più di quattro casi su cinque sono maschi (Eures 2005)… Due terzi delle vittime di tutti questi omicidi sono donne”.
No comment. Ma il libro di Daniela Danna offre molto di più. Soprattutto cerca di dare una risposta ad un quesito fondamentale: “il diffondersi del benessere economico assicurerà il miglioramento di status di coloro che stanno al fondo della scala sociale, come le donne?”. Il responso non è univoco. Per alcuni la globalizzazione neoliberista è fonte di miglioramento, per altri foriera di un peggioramento. Non credo che in questo caso valga la massima latina “in medio stat virtus”.
Che fare? Chi può, chieda asilo politico al popolo dei Wape di Papua-Nuova Guinea. Qui i mariti non picchiano mai le mogli. Scusate se è poco.
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Daniela Danna, nata a Milano nel 1967, insegna Sociologia nell'Università degli Studi di Milano. Ha scritto "Amiche, compagne, amanti"(Mondadori 1994), "Matrimonio omosessuale" (Erre Emme 1997), "Io ho una bella figlia" (Zoe 1998), "Donne di mondo", "Commercio del sesso e controllo statale" (Elèuthera 2004).