di Maso di Gano
Correvano gli anni del secolo Decimoquinto. Uno di questi, nello scorrere via, aveva dato i natali ad una dolce creatura. Era figlia del Conte Gaspare Martinengo, uno dei due eredi di quell’Antonio I Martinengo che il 17 marzo del 1443 venne infeudato delle terre di Gabiano e quindi di Padernello.
La bambina si chiamava Biancamaria ed era deliziosa come raramente la natura si diverte a plasmare le sue creature. Nella città di Brixia non si parlava d’altro che dello “strano” e misterioso fascino della “bambina dalla pelle pallida”. Sulla soglia della giovinezza era già stata chiesta in moglie da una schiera di nobili e incantati pretendenti, ma a Bianca la cosa pareva non interessare, così come non gli importava niente della potenza di suo padre, della ricchezza della sua famiglia e dei gravosi fatti che intorno a lei la Storia consumava verso la fine di quel secolo tormentato che l’aveva vista nascere.
Del suo tempo apprezzava solamente l’immacolata bellezza della natura che aveva però solo intuito sbirciando fuori dalle arcigne finestre del palazzo che abitava. Biancamaria mal sopportava anche la vita di quella città fortificata, dalle mille torri, intrisa di violenza, paure, angherie…
l fascino di Bianca era grande quanto precaria la sua salute. Suo padre, sempre lontano da casa per guerreggiare, ogni volta che tornava la trovava più pallida, con l’espressione sempre più triste e sconsolata. Si affannarono e sostituirono sotto i talamoni del grande portone di casa Martinengo; furono chiamati i più valenti scienziati abili nell’arte del curare i mali del corpo. Biancamaria, però, era sofferente nello spirito, la sua parte migliore. Pareva, con quell’armonico e minuto corpo leggiadro che conosceva solo gestualità dolcissime, creatura fuori dal tempo, essere estraneo alla sua epoca.
Sembrava nata da sempre e per sempre, per quel mondo del positivo che c’è ma che nessuno ascolta, e che proprio per questo contrasta e stride con tutti i tempi della storia. Il padre, Conte Gaspare, vista l’impotenza della medicina e l’inutilità delle cure prescritte, decise di mandare sua figlia a vivere nella bellissima casa-castello che il fratello Bernardino Martinengo aveva appena finito di costruire a Padernello, nel centro del suo feudo, laggiù nella Bassa. Biancamaria arriva così al castello dello zio in un giorno freddo del novembre inoltrato dell’anno 1479.
Doveva avere, se la storia non c’inganna, tredici anni. Ma il soggiorno di Bianca tra le mura della dimora doveva essere molto breve. Ancora prima della fine dell’estate la vita di Bianca si spegneva. Narra infatti la leggenda nata poi intorno a quei fatti che il giovane famtasma della ragazza ricompare nel castello. La Dama si mostra ogni dieci anni, la stessa notte della sua morte avvenuta nell’afoso mese di luglio dell’anno 1480.
Si mostra vestita di bianco e reca in mano un libro aperto, tutto d’oro. Il volume pare veramente prezioso ma non perché realizzato col giallo metallo, ma perché tra le sue pagine sta scritto il segreto del fascino della “Dama Bianca”…Come morì? Abbiamo raccolto dati e informazioni e con grande sorpresa abbiamo scoperto che, cosa veramente rara, Biancamaria di Padernello non è morta di morte violenta a causa delle solite passioni umane. Insoliti e ben altri sono i motivi per cui il fantasma vaga ancora…
Passò l’inverno. La primavera era ormai calda. La Dama quella sera si era posta a cavalcioni tra i merli del castello di Padernello e guardava lontano. Vide allora una piccola grande magia luminosa: milioni di luci vibravano nell’aria, poi sparivano lontano, per ricomparire più luminose e vicine. Bianca si sporse dagli spalti per vedere meglio. Le strane creature parlavano e parlavano di cose capitate lontano.
Cadde nel fossato del castello: non provò freddo, o dolore, solo il rammarico di non essere riuscita a volare con quelle luci bianche. Così finì Biancamaria, affogata senza nemmeno sapere che aveva immolato la vita per delle piccole lucciole. Perché il suo fantasma vaga ancora? Perché la “Dama Bianca” vuole rivelare il suo segreto che sta scritto sul libro che reca in mano. Ma a Padernello, la Dama, non ha ancora trovato nessuno che si sia degnato di stare ad ascoltare!
(mercoledì 20 marzo)