di Valerio Gardoni
L’associazione Palcogiovani nasce da un gruppo di ragazzi dell’oratorio che da quello spirito di aggregazione sana hanno ereditato l’energia, la voglia di protagonismo e di esuberanza, un patrimonio dei giovani molte volte soffocato ma che, se ascoltato ed esaltato, diviene una canale esclusivo per valorizzare l’energia dell’animo.
E’ in questo spirito che nel gennaio del 1998 si costituisce l’associazione “Palcogiovani” che fa del teatro, della musica e dell’espressione un centro di aggregazione giovanile pensato per offrire spazio alla libertà creativa, all’importanza di valorizzare la potenzialità delle risorse di ragazzi come loro.
L’associazione è cresciuta in questi anni facendosi promotrice di una serie infinita di eventi che spaziavano dal teatro, ai concerti, manifestazioni culturali, ricreative e di impegno nel volontariato. Da alcuni anni, con grande successo, l’associazione si è dedicata alla ricerca delle tradizioni nella musica popolare bresciana, un patrimonio orale che andava man mano perdendosi con la memoria dei tempi.
In questi giorni è in uscita la quinta raccolta di canzoni dialettali dal titolo:”Gòi de cöntalo” vol. 5. La copertina è il simbolo del legame intergenerazionale: legame fatto di parole, racconti e memoria; è infatti un nonno con due bambini in braccio, dipinto da Eugenio Busi. Testi e stili musicali sono molteplici: spaziano dal folk al rock, dal pop al blues, alla musica corale, fino al finale moderno in versione disco-music; sanno unire le tradizioni a ritmi e suoni accattivanti e moderni.
Le parole delle canzoni hanno il suono antico del dialetto ma illustrano il mondo d’oggi visto con gli occhi di artisti che vivono la vita, le emozioni, i sogni della società moderna. Questo è “Gòi de contala ?”, quinto volume del CD musicale realizzato dall’associazione Palcogiovani con il contributo di tutti i nomi noti del panorama musicale bresciano, che già è un successo di vendite e si può acquistare fino ai primi di febbraio in molte edicole di Brescia e Provincia abbinato alla rivista “Müsica”al prezzo di 12,00 Euro.
Il CD inizia con Pacotì, nome di una località in Brasile, a pochi chilometri da Fortaleza dove l’umanità ed il buon cuore rendono possibile realizzare i sogni di bambini, è il sogno descritto da Daniele Gozzetti; segue l'atmosfera magica e misteriosa del el bósc l'ì a el mè dei Geosinclinals riecheggia di stridii e voli del sabba stregonesco della scespiriana "Sogno di una notte di mezza estate", continua con un ritmo lento ma assolutamente non tedioso, capace di rievocare le immutabili suggestioni e la solitudine di una minuscola, insolita stassiù ferroviaria fuori dal tempo, caratterizza il brano descrittivo di un Charlie Cinelli sempre in gran forma, quindi continua con accenti comici e grotteschi ben presenti, ad esempio, nel brano con cui Francesco Braghini, col suo ben noto stile da cantastorie, nel lamentare la mancanza della bonomia e dell'umanità dei suoi vecchi tempi, ironizza sui comportamenti dei suoi vicini di condomìnio.
Un'ottima prova di Paolo Cicuta che con Nònò, la càvra dà vita ad un quadretto agreste di carattere comico con assonanze e allitterazioni ed un egregio accompagnamento musicale seppur ridotto all'osso. Anche Piergiorgio Cinelli abbandona i classici strumenti musicali per un accompagnamento di cori e coretti, per un ballo fatto però empinüt; canzoni dove i buoni ritmi e gli arrangiamenti acconci fanno agio sul testo si possono considerare la neuro de Brèsa del veterano Raffaele Zappamiglio e de nòt blues di un Sergio Minelli, con la collaborazione degli Impossiblues va ad aggiungere un tocco di blues; il ritmo dei Selvaggi Band è apprezzabile così come il testo del loro brano che descrive la situazione di disagio, espressa con stop.. .e gìrega 'ntùren, di chi, dalla provincia, giunge a Brescia e si trova avvolto dal traffico della città.
Commovente, fin quasi a spezzare il cuore: la descrizione di un periodo tragico di vita agra, tracciata con ruvida delicatezza da Mauro Bacchetti in òn sàch de sòch sèch con una voce che lenisce e lacera; a ricordare le osterie de paés descritte liricamente da Alberto Iottini c'e invece la graffiante interpretazione dei Malghesettindipendenti; la vanità maschile sembra essere l'obiettivo su cui Viviana Laffranchi punta i propri strali accanendosi con un vecchio pòer pötèl ormai bröt e pöt ma "gnàri se nàs" ammonisce Ennio Corbucci che di gnàri ne conosce parecchi, dagli otto agli ottant’ anni, cosi come li racconta nella sua canzone.
Sullo stesso filone, ma gia quasi nella canzone di denuncia, si pone copiàt il brano degli Emmelle che si occupa di un problema che investe gran parte della moderna società quello dell'adeguamento passivo a mode, e a modi di pensare e di vedere; fortunatamente ci resta sempre un minimo di speranza come sembra suggerire, in gaì, il dialetto dei pastori camuni, il trapéla 'l seré di Alessandro Ducoli e, anche se Barbizì 'l è söl sulèr, come ci canta con uno stile formalmente ineccepibile il Coro Prealpi di Villa Pedergnano, ci possiamo mettere finalmente il cuore in pace con la poesia l'öltem bal di Angelo Albrici, recitata da Matilde Pagani.
Se invece ci va di ballare ecco il gran finale di empinüt, versione disco, dell’eclettico Piergiorgio Cinelli. Per informazione sulle edicole ed i negozi di dischi in cui è in vendita “Gòi de còntala ?” vol. V
Info: Associazione Palcogiovani, tel. 0302304434.