Testo di Paolo Zanoni, foto di Luciano Zanoni
Lodi, città tranquilla dell’opulenta Bassa lombarda; una tra le capitali padane del latte e dell’industria casearia, al centro di una plaga fitta di canali, dove i monaci medievali sperimentarono con successo la tecnica delle marcite, sempre all’avanguardia nel superamento delle crisi storiche dell’agricoltura.
Lodi, famosa per la Pace sottoscritta nel 1454 tra le Signorie italiane a suggello dello status quo perseguito dalla politica dell’equilibrio dai Medici fiorentini. Lodi, altrettanto celebre per la folgorante vittoria napoleonica sugli austriaci (1797) al ponte dell’Adda, che aprì ai francesi la strada per la conquista di Milano.
Crocevia di commerci e centro strategico per il controllo del territorio, Lodi ha accumulato un bagaglio storico di notevole interesse, denso di vicende e di personaggi, primo fra tutti il Fanfulla campione dell’orgoglio nazionale. In tempi in cui i processi politici ed economici reclamano dimensioni almeno continentali, la città sembra essersi rifugiata in se stessa per godere in solitudine la prosperità, le bellezze, i valori di cui è dotata.
Per questo c’è bisogno di cercarla e di riscoprirla. E a chi la visita per la prima volta, Lodi riserva stupore e meraviglia. Tra i gioielli che riempiono lo scrigno lodigiano, brilla di singolare fulgore il Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata, che da solo vale una trasferta nella città. Curioso è il movente che portò alla sua costruzione.
Nel 1487 una immagine della Vergine affrescata sulla facciata di una casa del centro cittadino incominciò a parlare, dissuadendo un frequentatore del postribolo ubicato nei paraggi. Di li a pochi giorni il miracolo si ripeteva con la guarigione di un nobile infermo che a lei si era rivolto fiducioso. La fama dei prodigi si estese rapidamente alla città e ai dintorni, tanto che su sollecitazione degli abitanti, i pubblici amministratori decisero di eliminare il luogo malfamato per erigervi al suo posto un tempio degno della Madre Celeste che custodisse la sua sacra immagine.
Il progetto venne affidato al professionista locale Giovanni Battaggio, già attivo a Milano come scalpellino e ingegnere ducale. Il tempio, iniziato nel 1488 e portato a termine sei anni dopo con la collocazione dell’affresco mariano, staccato dall’originaria ubicazione, sopra l’altare maggiore, si ispira ai canoni bramanteschi di edifici a pianta centrale ottagonale. Nel clima culturale dell’epoca si intese simbolicamente celebrare la centralità di Maria nel piano salvifico divino e riprodurre attraverso la bellezza architettonica l’armonia dell’universo.
Si passò quindi alla decorazione interna che occupò gran parte del XVI secolo e che fa dell’Incoronata un autentico gioiello dell’arte rinascimentale in Lombardia. Chi varca la soglia del santuario è subito colpito dallo sfavillio degli apparati decorativi e dagli arredi pittorici che occupano ogni centimetro quadrato delle pareti e della cupola. L’impressione immediata è quella che in questo luogo di non vaste dimensioni si sia voluto concentrare il meglio della produzione artistica del tempo.
Così, accanto ai capolavori usciti dalla bottega locale della famiglia Piazza, ne troviamo altri (Storie di Maria) concepiti dal genio di Fra Ambrogio da Fossano, detto il Borgognone. Spiccano tra le numerose tele dei da Toccagni o de la Platea, già allievi del Foppa e del Romanino, quelle di Callisto (1500 circa-1562), il maggiore esponente della sua stirpe. Sua aspirazione fu quella di recepire ed emulare la lezione del Tiziano, modello inarrivabile per il pur dotato artista lodigiano.
Callisto da Lodi, come era anche conosciuto fuori dalla sua terra, operò a lungo e fecondamene anche a Brescia e provincia. Chi volesse sobbarcarsi l’impegno di un lungo itinerario sulle sue tracce, dovrebbe, incominciando da alcune chiese e dalla Pinacoteca Tosio-Martinengo della città, intraprendere un viaggio con tappe a Bagolino, Montichiari, Pralboino, Capriolo, Erbanno, Esine, Cividate Camuno e Malonno. L’ordine superiore del tempio, impreziosito da un loggiato scandito da bifore, mostra una cromatica decorazione ottocentesca.
Sul fianco destro della chiesa si apre la sacrestia, le cui pareti sono interamente fasciate da mobili d’epoca secondo un disegno unitario. Nei sotterranei del complesso sacro è ospitato un museo che conserva arredi e suppellettili ecclesiastiche, lavori di oreficeria, incunaboli e corali miniati.
Se i lodigiani sono giustamente affezionati alla loro Beata Vergine Incoronata e si accostano alla sua immagine quattrocentesca con fede e devozione particolari, memori dei prodigi e della materna protezione da lei ricevuta, il visitatore forestiero, accostandosi a questo capolavoro d’arte innalzato in onore della Madonna, non può che uscirne ammirato e rasserenato nell’animo.