di Valerio Gardoni
Al nord, in perpendicolare alla stella polare, c’è un paese che non c’è, un mondo di ghiaccio dove le ombre si allungano e l’inverno è una lunga notte imbacuccata di stelle; la vita sfida l’impossibile e nell’impossibile l’uomo è riuscito a vivere mescolandosi con i grandi paesaggi al limite della terra dove tutto è ghiaccio e il silenzio è rotto dalle raffiche ventose e terribili del blizzard che corrono libere in un territorio infinito dove la natura non perdona.
Piccoli uomini caparbi hanno saputo con tenacia adattarsi all’estremo dando vita ad una cultura in perfetta simbiosi con una natura impossibile, gli eschimesi hanno da sempre entusiasmato la fantasia e arricchito le leggende del grande nord. Dal grande nord è scivolata sino a noi la più piccola imbarcazione uscita dall’ingegno umano: il kayak.
Già chiamarli eschimesi è mancanza di rispetto, furono battezzati così o meglio “eskimantsik” che significa –mangiatori di carne cruda- dai primi europei, ma nel loro idioma si definiscono “Inuit” cioè “uomini” , isolati, in un mondo al limite tutto loro, con tradizioni, credenze e lingua. Il popolo dei ghiacci polari, dai visi tondi e dai piccoli occhi dalla vista acuta, è lì da sempre, dall’alba dell’uomo, ne cantano i versi di Virgilio nelle Georgiche, li trovarono i vichinghi nei loro vagabondaggi nelle terre estreme e i primi esploratori polari in cerca del passaggio nord-ovest, da dove vengono non si sa, ma non importa, non sempre bisogna sapere tutto, a volte è piacevole credere alle leggende.
Ghiaccio, vento e leggende, però, non hanno difeso il piccolo popolo del nord, lassù è arrivato l’uomo “civile” che col suo troppo sapere, con la sua iniziale curiosità scientifica che ben presto lascia il passo all’interesse esplicito, venale e subdolo, ha fatto soffiare il vento dell’estinzione culturale e allungare le ombre dello spettro dell’alcolismo fra gli Inuit, gli “uomini”.
Dalla loro vita scandita dal sacro rapporto con la natura e dal divino rispetto per l’acqua, nasce, dalle loro abilissime mani, il kayak, meravigliosa imbarcazione, agile, silenziosa e veloce sul mare artico, mezzo ideale di caccia e per spostarsi. Spostarsi sull’acqua era stata un’esigenza primaria anche dei nostri antenati che scavarono tronchi poi costruirono barche e navi, ma lassù dove non cresce altro che muschio ci voleva una più ingegnosa invenzione.
I kayak vennero assemblati stendendo pelle di foca su costole creando una forma lunga e affusolata in modo da rendere l’imbarcazione bassa e poco resistente al vento e, al tempo stesso, maneggevole sulle onde del mare e fra i blocchi di ghiaccio, le pagaie costruite con qualche raro legno arrivato via mare alla deriva.
I kayak arrivarono in Europa nei disegni e nei racconti dei primi esploratori, poi il modello fu presto imitato, da lì ai giorni nostri il kayak ha conosciuto un’enorme evoluzione e diffusione, dalla esplorazione fluviale alle Olimpiadi.
Conosco il kayak all’età di 12 anni, scivolano sull’Oglio gli anni dell’adolescenza, poi diventa una passione sfrenata e come uno zingaro vago da torrente a torrente scivolando col mio fedele kayak fra i più impervi corsi d’acqua, alla ricerca di ambienti incontaminati, di momenti magici dove l’uomo e il kayak si fondono in un’emozione unica.
Sedersi in kayak per mare, fiume o torrente è come essere partecipi di qualcosa di vivo, immergersi nell’acqua con un’esile imbarcazione e scivolare nella natura, nei suoi silenzi, vedere paesaggi insoliti, angoli meravigliosi, sentirsi crescere dentro il brivido mentre si danza in una rapida vorticosa, quasi travolti dalla gioia della natura, trovare in questo nostro consumato e ansioso mondo dei sereni momenti di tranquillità …
E’ un’attività sportiva e ricreativa adatta a tutti, senza dimenticare che l’acqua è l’elemento più forte che esiste in natura. E’ bene e indispensabile quindi, prima di cimentarsi, seguire un corso per principianti per apprendere i primi rudimenti, la tecnica, per ascoltare i consigli, perché tutto diventi un gioco con emozioni sempre rinnovate, per godere pienamente la natura in tutta sicurezza.