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Perché in inverno ci si ammala più spesso?
Viaggio tra raffreddore, bronchite, influenza e vaccinazioni...
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Influenza

a cura della Croce Bianca Dominato Leonense
Dottoressa Antonella Prandini e Dottoressa Marzia Scotti

Insieme all’inverno tornano anche le infezioni respiratorie, dal banale raffreddore a condizioni più serie come la bronchite o l’influenza fino alla polmonite. Ma perché in inverno ci si ammala più spesso? I motivi principali sono due: il freddo, che indebolisce la barriera contro virus e batteri, e il trascorrere più tempo in ambienti chiusi e affollati dove i microbi possono circolare e contagiare più facilmente.

Ecco allora che le nostre difese immunitarie si possono abbassare, soprattutto se le condizioni di salute non sono ottimali.
Il raffreddore è il classico malanno di stagione che fa capolino con l’arrivo del primo freddo, a volte a causa di una corrente d’aria o della pioggia o scatenato da brusche variazioni climatiche. Si tratta di un’infiammazione di origine virale che colpisce le prime vie aeree, naso e gola. È molto contagioso. Si trasmette in due modi: per via aerea, respirando aria infetta (il virus viene disperso attraverso gli starnuti o la tosse) o per contatto diretto con oggetti contaminati. Dura da pochi giorni a qualche settimana.

La bronchite è una malattia comune. Può manifestarsi in forma acuta come risultato di un’infezione virale o batterica o in forma cronica. Può essere la complicanza di un banale raffreddore o di un’influenza, favorita da condizioni ambientali quali fumo, inquinamento, freddo intenso e condizioni di malnutrizione o affaticamento eccessivo. Il primo sintomo è in genere un bruciore al petto, dietro lo sterno, per interessamento della trachea. Dopo pochi giorni compare la tosse, inizialmente secca e stizzosa, poi profonda e con abbondante secrezione di catarro. Non sempre coesiste la febbre, che di norma non supera i 38.5°C e dura 3-5 giorni. La bronchite si risolve spontaneamente in alcuni giorni col riposo in ambiente caldo, a meno che non sopraggiungano complicazioni. Quando è presente febbre si possono assumere antipiretici (paracetamolo). Gli antibiotici, necessari solo nelle forme batteriche, vanno assunti solo su prescrizione medica.

L’influenza ritorna ogni anno e costringe a letto milioni di persone in tutto il mondo. In Italia la sua massima diffusione è tra dicembre e febbraio. Consiste in un’infezione, causata da un virus, che colpisce l’apparato respiratorio, dal naso fino ai polmoni. È molto contagiosa e si diffonde rapidamente per via aerea soprattutto negli ambienti affollati, ad esempio le scuole, gli uffici, gli ospedali o le case di cura. Non è un disturbo grave: nella maggior parte dei casi si esaurisce in una settimana, anche se la spossatezza può prolungarsi per 21 un periodo più lungo. Se non curata, però, può causare gravi complicazioni. A maggior rischio sono gli anziani, i malati di cuore, chi soffre di problemi respiratori, i lattanti, le donne in gravidanza, le persone debilitate. Poiché i virus influenzali sono mutanti, variano cioè di anno in anno, la vaccinazione, unica vera difesa contro l’influenza, va ripetuta ogni anno. I virus dell’influenza sopravvivono solo nelle cellule delle prime vie respiratorie: naso, faringe e laringe. Ciò significa che, se durante o in seguito ad un’influenza si sviluppa la broncopolmonite, i responsabili non possono essere i virus dell’influenza: in questo caso la malattia è dovuta ai batteri che, approfittando dello stato di debolezza della persona, ne attaccano i bronchi e i polmoni.

L’influenza insorge all’improvviso, senza alcun sintomo premonitore. Dopo il periodo di incubazione, che può durare da 1 a 3 giorni, arrivano i primi disturbi tipici: comparsa brusca di febbre elevata, che raggiunge il suo picco massimo (39-40°C) entro 12-24 ore, freddo e brividi intensi, con la tipica sensazione di “ossa rotte”, mal di testa accompagnato spesso dal fastidio per la luce (fotofobia) e lacrimazione, scolo nasale, talvolta disturbi gastrointestinali, inappetenza. All’inizio i sintomi respiratori possono essere lievi: mal di gola raschiante e tosse secca. In seguito, la tosse diviene produttiva e persistente. La gola fa male e possono essere arrossate anche le tonsille e la parete faringea. La fase acuta in genere dura 2 - 5 giorni, dopodiché i sintomi regrediscono. Il pieno recupero si completa in una settimana, in alcuni casi, tuttavia, può essere più lento: fino a 1 o 2 settimane. A seconda della fascia d’età colpita esistono alcune differenze nelle modalità di presentazione. Nei neonati e nei lattanti prevalgono vomito e diarrea, spesso senza febbre. Negli anziani i sintomi sono più subdoli, la febbre raramente supera i 38°C, mentre prevalgono segni neurologici (stato soporoso, confusione mentale, vertigini, incontinenza urinaria e fecale) con rischio di cadute accidentali. La più elevata incidenza di influenza si registra nei bambini in età scolastica e negli adolescenti.

Le complicazioni dell’influenza si verificano quando l’infezione, anziché restare limitata alle prime vie respiratorie, si propaga ai bronchi e ai polmoni, causando bronchiti e polmoniti, dovute in genere all’intervento di batteri. Con la polmonite la tosse peggiora e aumenta l’espettorato, purulento o ematico. Le epidemie di influenza possono far aumentare il rischio di meningite: i più a rischio sono i bambini molto piccoli, gli anziani, le persone che hanno disturbi al cuore, ai bronchi o ai polmoni e i diabetici. Nei bambini con febbre elevata possono manifestarsi le convulsioni. Complicazioni di natura cardiorespiratoria possono interessare le donne gravide durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza.

Se non esistono problemi di salute, non vengono prescritte cure particolari. Controllare la febbre affinché non raggiunga valori molto elevati (nei bambini piccoli soprattutto); vanno evitati gli sfebbramenti rapidi e ravvicinati che possono comportare perdite cospicue di liquidi. I farmaci antipiretici e antidolorifici non vanno usati per periodi troppo lunghi e senza controllo medico perché potrebbero avere effetti collaterali. Di prima scelta il paracetamolo che abbassa la febbre e riduce il mal di testa e i dolori muscolari. Può essere impiegata anche l’aspirina (tranne che nei bambini tra 3 e 12 anni). L’utilizzo di farmaci contro la tosse va valutato caso per caso e preso in considerazione quando la tosse è molto insistente e tale da compromettere l’alimentazione e il sonno. Nel caso di tosse produttiva vengono impiegati farmaci ad attività espettorante o mucolitica. Le inalazioni di vapore possono alleviare i sintomi respiratori e prevenire l’ispessimento delle secrezioni. Il ricorso alla terapia antibiotica non deve essere indiscriminato, ma va valutato dal medico.

La vaccinazione antinfluenzale è l’arma più efficace per prevenire l’influenza e limitarne i danni. È consigliata specialmente agli anziani e alle persone ad alto rischio di possibili complicazioni: i cardiopatici, i diabetici, gli asmatici; le donne al 2°-3° trimestre di gravidanza; a coloro che lavorano in comunità (ospedali, case di riposo, scuole) o che svolgono lavori di pubblica utilità (vigili del fuoco e poliziotti). Vaccinarsi è il modo migliore di prevenire e combattere l’influenza, sia perché aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia, sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno seri e non seguiti da ulteriori complicazioni. La prevenzione vaccinale riduce la possibilità di circolazione del virus nella popolazione, interrompendo la catena di trasmissione. La vaccinazione va ripetuta ogni anno perché i virus influenzali si modificano di continuo. Chiunque può vaccinarsi acquistando il vaccino in farmacia con ricetta medica. Il vaccino non provoca generalmente effetti collaterali di rilievo. In alcuni casi si possono manifestare lievi reazioni cutanee (arrossamento, gonfiore) di breve durata. Soprattutto quando ci si vaccina per la prima volta, è possibile che, a distanza di 6-12 ore dalla vaccinazione, compaiano sintomi di tipo influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di testa, brividi) che durano 1-2 giorni. Le reazioni allergiche (orticaria, angioedema, ossia un rigonfiamento diffuso del tessuto sottocutaneo e delle mucose, asma) sono generalmente dovute ad ipersensibilità alle proteine dell’uovo, contenute nel vaccino in quantità minime.

Quindi, come difendere le vie respiratorie i per evitare che una banale infiammazione si trasformi in un disturbo più fastidioso?

Ecco alcuni consigli utili:
· non sottovalutare il banale raffreddore o l’influenza, spesso anticame ra della bronchite o della polmonite · non uscire quando la temperatura è rigida · inspirare dal naso ed espirare dalla bocca
· tenere un umidificatore soprattutto in camera da letto durante la notte
· non fumare
· bere abbondanti liquidi
· fare ogni autunno la vaccinazione antinfluenzale
· svolgere regolare attività fisica

Quando rivolgersi al medico:
· se l’infezione colpisce anziani o persone che soffrono di altre malattie respiratorie o cardiache
· se compaiono affanno o dolore al petto
· se si ammala un bambino di età inferiore ai cinque mesi e ha raffreddore e tosse, anche se senza febbre
· se dopo tre giorni dall’insorgenza di una bronchite acuta non si nota no segni di miglioramento
· se nel muco si notano tracce di sangue
· se la febbre supera i 38,5°C
· se la tosse è molto intensa

Data di pubblicazione: 06/01/2010 - ore 12:30

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