di Valeria Gasperi
Brescia - Le esecuzioni di Alma del Sur e Canto Libre, che portano con sé l'eco di un mondo che è un crogiolo di mondi, sono previste a chiusura e commento dell'incontro sulla violenza alle donne, all'Auditorium San Barnaba nel pomeriggio di sabato 19 gennaio.
Una presenza significativa, che la dice lunga sull'impostazione e le caratteristiche dei due gruppi. "Impossibile chiamarsi fuori" vorrebbe glissare Ángel Galzerano, anima di entrambe le formazioni, trattenuto per qualche domanda in più, "manifestare la solidarietà, di fronte a diritti violati, non è meno necessario che respirare".
Che rapporto esiste tra la musica e la solidarietà?
"Considero la musica un veicolo privilegiato rispetto alle altre forme d'arte perché tocca direttamente la sensibilità e riesce a far riflettere, a far prendere coscienza sulle cose che accadono. Certi messaggi, peraltro urgenti, consegnati alla pagina di un libro o di un giornale non raggiungono allo stesso modo le persone, né in numero né in intensità".
Se è vero che la musica è una forma di comunicazione, quali messaggi le possono essere affidati?
"Moltissimi, lo penso da sempre. Ma soprattutto quelli in difesa dell'eguaglianza, della giustizia, del rispetto dei diritti di tutti e del ripudio della violenza".
Da tanti anni prendi parte a eventi organizzati a fini solidali: perché?
"Come si può non manifestare aperto disaccordo quando i diritti umani sono calpestati? E credo fermamente nel dovere - che tutti abbiamo - di stabilire un contatto con chi attende la nostra solidarietà, come un'alta espressione d'umanità. Ognuno può mostrarsi solidale a modo suo. Chi s'impegna sopporta di agire in piccolo e con piccole possibilità: insiste nella convinzione che i piccoli gesti, non meno dei grandi, possano cambiare le cose. Sono un cantautore e un musicista, così per me è naturale offrire le mie canzoni, tanto di più all'interno di iniziative come quelle di Amnesty e di altre associazioni affini".
Quali sono i valori condivisi, all'interno dei gruppi?
"La solidarietà è il primo tra tutti, e lo dimostrano i nostri puntuali interventi in giornate come quella del 19. Senza nominare ogni membro, già noto al pubblico bresciano, vorrei sottolineare, nel gruppo, la generosità di Barbara Pizzetti, brava attrice, nostra voce recitante, che aggiunge con la sua arte emozione e profondità al messaggio per il pubblico".
L'Ambasciata dell'Uruguay in Italia riconosce in te un comunicatore attivo. Cosa vuoi far conoscere e trasmettere del Paese in cui sei nato, al di là della musica? C'è il dovere, con forte rilevanza sociale, di informare e sensibilizzare.
"Mi sento a mia volta un ambasciatore in rappresentanza di un Paese piccolo, a molti sconosciuto. La mia storia personale, però, simile a quella di tanti uruguaiani, riempie di senso il ruolo visto che in fondo si può considerare l'Uruguay un'altra faccia dell'Italia. I punti di contatto sono numerosi e i legami ben vivi, in quanto la popolazione è in buona parte di discendenza italiana. Trovo molto interessante osservare e studiare come la cultura italiana, portata fuori dai suoi confini geografici, si evolva in modo diverso e talvolta soprendente a contatto con altre culture. In musica, molti generi riferiscono in modo esemplare di progessi di mutazione e arricchimento: come dire che l'arte, di fronte alla diversità, sa cosa fare. Prendere il meglio, arricchirsene, proseguire il viaggio e la ricerca".