di Gian Mario Andrico
Alfianello (Brescia) - Il paese di Alfianello lambisce il fiume Oglio sulla sua sponda destra e, anche se il dato non è più d’attualità, vive a cavallo della via Francesca. Ciò basta ed avanza per intuire quanta storia il centro della Bassa deve aver visto passare sotto le sue torri, dentro alle case, sopra i dolci colli fluviali di cui è fatto il paesaggio, anche se su uno solo dei quattro lati che si aprono a campagna tutt’intorno.
Il centro infatti è perfettamente piano se lo raggiungi da ovest, o da nord, o dal punto cardinale est, ma se ci arrivi da meridione le sue case incominciano a scendere, o a salire lungo le strade, le ripe si muovono sinuose, degradanti sino a ridosso delle acque scarse e morte dell’estate, o verso quelle minacciose e potenti della stagione iemale.
Ancora più giù, tra boschine, campi verdi, tracciati arcaici di centuriata memoria, o santuari pietosi posti tra una gaida, una roggia e un cimitero abbandonato, ecco Alfiano, speculare all’altro paese, e speculare anche a se stesso, visto che si specchia nelle acque d’infinite rogge, rigagnoli e vasi irrigue dai nomi fascinosi: Mandregola, Luzzaga…
Alfianello è di fatto diminutivo del toponimo Alfiano che, un tempo, era fondo unico, di ragione di un certo Alfius, patrizio romano di cui forse anche il nome è leggenda. I due borghi, una volta, erano uniti da un porto, o bina. Della struttura di pubblica utilità non rimane traccia se non nella memoria di pochi. Crollati i ponti e divelti i selciati sulle vie consolari (di cui la strada Francesca è figlia), i due centri appartengono al nobile Gisulgo…Ma qui le cose si complicano al punto che nemmeno la leggenda regge!
Dal 759 al 769 tutto il territorio, compresi gli esseri umani, appartengono al monastero femminile di Santa Giulia, documenti alla mano. Poi altre storie, altre vite, altre ragioni e irragionevoli giorni determinarono stravolgimenti, cambi, distruzioni, ricostruzioni…Lì, tra le acque stagnanti, i resti di un antico mulino; là, poco scosto un’altura solcata da una strada bianca in salita, che transitare sotto un rivelino abbandonato, dimenticato.
Il mulino è fuori le mura, e nella gora, a far da fermo alle chiuse, ecco un tronco di colonna classica. La grande pietra è bianchissima, scanalata alla maniera corinzia e, per secoli, ha costretto l’acqua a far girare una grande ruota idraulica, che esiste ancora. Il reperto è sconosciuto, ma meriterebbe invece il giusto posto nella storia di Alfianello e Alfiano, nella “nostra” storia, per capire a quale Parnaso dell’arte antica appartiene.