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A Villa Pasquali è di scena il barocco
Visita alla sfavillante parrocchiale dedicata a Sant’Antonio Abate
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La Chiesa di San Antonio a Villa Pasquali

di Paolo Zanoni, fotografie di Luciano Zanoni

Fra i possibili antidoti alla possibile noia dei fine settimana, il vagabondare senza una meta fissa nelle basse lombarde è sicuramente il più rilassante. Verde, pingue e silenziosa, la pianura si crogiola al sole.

Gli stress qui proprio non sono di casa. Il fatto è che in un contesto geografico di borghi più o meno piccoli, madre natura mantiene intatto il suo predominio e il percorrere strade poco affollate e campagne in pieno rigoglio, fa assaporare comunque il gusto della libertà.

Così, lasciati alle spalle le preoccupazioni e i pensieri quotidiani, i sensi e lo spirito si apprestano ad immergersi in un mondo all’apparenza famigliare, che ha invece sempre molto da rivelare. Per la sua storia di straordinaria ricchezza e varietà; per i sedimenti di esperienze accumulate; per l’umanità piena di valori che ancora vi dimora. Questa volta però andiamo sul sicuro, non cerchiamo sorprese e, senza sobbarcarci la fatica della caccia al tesoro, puntiamo dritto su Villa Pasquali.

Siamo tra le pieghe della terra mantovana, in riva destra dell’Oglio e per questo in diocesi cremonese. Qui, con una vistosa eccezione che conferma la regola, la ritrosia padana è stata accantonata per sfruttare il sempre più promettente filone del turismo culturale, che implica anche la valorizzazione dell’artigianato e della gastronomia locale. Per la verità Villa Pasquali ne conosce solo un tenue riflesso per via della vicinanza a Sabbioneta, il capoluogo comunale, la città ideale compiuta, la Piccola Atene rinascimentale voluta dal duca Vespasiano Gonzaga.

Ma tra i fiorenti allevamenti e la feracità dei campi di zucche e meloni, Villa Pasquali ha il suo diamante brillantissimo da mostrare. E lo esibisce a tutti con orgoglio, godendo dei riverberi di luce che rimandano le sue mille sfaccettature. Si tratta della grandiosa e sfavillante parrocchiale barocca dedicata a Sant’Antonio Abate, capolavoro tardo settecentesco di Antonio Galli Bibiena.

La Chiesa di San Antonio a Villa PasqualiUna montagna di mattoni messi insieme come tanti pezzi di Lego a formare un edificio che rasenta la perfezione stilistica. C’è chi, mal sopportandone la ridondanza degli ornamenti, aborrisce il barocco, come il diabetico lo zucchero. Ma qui l’abbondanza si sposa a meraviglia con l’armonia e la bellezza dell’arte fuga ogni sospetto. In più c’è tutto il calore dei mattoni cotti nelle fornaci a cielo aperto allestite in occasione della fabbrica.

In quei muri a vista c’è la robustezza della grassa terra mantovana e il fuoco della legna forte di pianura. Elementi virtuosamente amalgamati dalla sapienza degli artigiani locali e costretti ad assumere solide forme negli stampi di legno appositamente preparati. Esterno ed interno della chiesa sono le due diverse facce di un’unica medaglia. Per la genialità e la fantasia delle soluzioni architettoniche e decorative, per la sua mole ammantata tuttavia di grazia, l’edificio si impone come uno degli episodi più eclatanti del tardo barocco nell’intera provincia virgiliana.

Il forte impatto visivo e scenografico della facciata è dovuto ai due ordini in cui è articolata: di tipo toscano nella parte inferiore; corinzio in quella superiore. In origine erano previste due torri campanarie, ma l’improvviso crollo dell’ardita cupola e della parte absidale avvenuto il 19 novembre 1766, lasciò i lavori di quella di sinistra incompiuti per mancanza di fondi. L’interno solare a croce latina, presenta la singolare peculiarità nella cupola, nel coro e nelle cappelle del transetto, di una copertura “a doppio cielo”, che fa filtrare la luce da 92 finestrelle.

Un affresco nella chiesa di San Antonio a Villa PasqualiSi tratta di una calotta interna in mattoni, una specie di rete rigida le cui maglie permettono una illuminazione indiretta. Il nitore degli spazi interni viene esaltato dalle decorazioni in stucco dorato e dalle volte azzurrate nell’Ottocento. Tra le opere pittoriche che arricchiscono la chiesa, si segnala una Adorazione dei Magi di Marcantonio Ghislina (1676-1756), artista nativo della vicina Casalmaggiore. A commissionare questo gioiello dell’edilizia sacra fu nel 1764 il parroco del tempo don Pedrazzi. I lavori, iniziati l’anno seguente, si protrassero fino al 1784.

La scelta dell’architetto cadde su Antonio Galli detto il Bibiena (1697-1774), esponente di una prolifica famiglia di architetti, scenografi e pittori originaria del Casentino, ma trasferitasi presto a Bologna. Con la sua spiccata teatralità, le soluzioni elaborate, il movimento concavo della facciata, l’arditezza del campanile e le infinite invenzioni che ne impreziosiscono il fasto barocco, la parrocchiale di Villa Pasquali riesce ancora ad incantare e a stupire anche gli uomini scettici ed esigenti del nostro tempo.

Data di pubblicazione: 21/04/2006 - ore 02.05
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