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Luisito Bianchi, la gratuità dell'amore
L'ultimo libro “I Miei Amici. Diari (1968-1970)”
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di Silvano Treccani
Leno (Brescia) - “Perché li ho conservati? Perché comunque erano un bel ricordo, una bella testimonianza, e adesso, a distanza di 40 anni, mi sembrava arrivato il momento di metterli un po’ in ordine e di pubblicarli”.

Un vecchio amico è ritornato a Villa Badia. Con il suo incedere curvo ed elegante, accompagnato dal suo bastone e dalla sua intelligenza appare Don Luisito Bianchi. E' stata una domenica sfolgorante di primavera quella che il 30 marzo a Leno ha fatto da sfondo alla presentazione in anteprima dell'ultima fatica letteraria di don Luisito, “I Miei Amici. Diari (1968-1970)”, Sironi editore, realizzato in collaborazione con la Fondazione Dominato Leonense e nelle librerie di tutta Italia da maggio.

Sono stati quaranta minuti di commozione e pathos. E' stato un racconto accorato del perché quest'uomo mite e deciso - che a ottant'anni suonati non abbandona la verve battagliera e sempre presente - ha deciso ora di mettere nero su bianco, questa volta in forma di diario, la sua particolarissima esperienza in fabbrica quando era un “prete operaio” e sentiva il bisogno di annotare tutto quello che gli succedeva intorno, tutti quelli che erano i suoi pensieri che si rincorrevano giorno dopo giorno.

In quegli anni Sessanta, Don Luisito veniva dalla natia Vescovato, in provincia di Cremona, dove era docente nel Seminario e assistente ecclesiale delle Acli. Venne chiamato a Roma da don Cesare Pagani come vice assistente nazionale del Movimento. Era il tempo della riforma conciliare. Fu un rapporto che si consumò nel giro di pochi d'anni,che segnò profondamente la vita cristiana di don Luisito e che lo convinse ad aprire un nuovo capitolo di vita: operaio prima e cappellano non ufficiale delle Benedettine poi.

Era il 5 febbraio 1968 quando don Luisito Bianchi iniziava il lavoro presso la Montecatini di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria. Faceva l'operaio turnista addetto alla lavorazione dell’ossido di titanio. «Tre anni che reputavo allora e, a maggior ragione oggi, la cerniera delle due ante della mia vita, del prima e del dopo» dirà e scriverà poi.

Come aveva spiegato al suo vescovo, entrare in fabbrica era prima di tutto una questione d’onestà: «Dopo tanti anni in cui ho parlato del lavoro e della sua teologia...» quasi giustificava la propria scelta. Una questione di onestà come il libro che ne nascerà quattro anni dopo, molto prima prima di questi Diari: “Come un atomo sulla bilancia”.

Oggi come allora, don Luisito fa la cronaca concreta e sincera di quei tre anni di fabbrica, fra lavoro, stipendio, aumenti, lotte sindacali, scatti di carriera, lunghe conversazioni, con riflessioni talvolta piene di tristezza, ma più spesso di serena ironia.

Una volta avuta l’autorizzazione del vescovo per la pubblicazione, non è stato facile per don Luisito decidere come sistemare tutti questi appunti, perché ben sapeva che con la loro pubblicazione si sarebbe messo a nudo: “Con questi appunti ho parlato soprattutto a me stesso, per scoprire cosa stavo facendo della mia vita, paracadutato come ero in un mondo, quello operaio, che non conoscevo, dopo tre anni intensi a Roma nelle ACLI”.

Alle ACLI don Luisito si era molto occupato del mondo del lavoro, ma non lo conosceva, e aveva quindi chiesto la dispensa per andare a lavorare in fabbrica: “Per un fatto di coerenza. Non potevo parlare di lavoro senza conoscerlo dal di dentro. Così ho deciso.
Ho vissuto tante difficoltà nel modo di comportarmi, di essere uomo, onestamente, fino in fondo, un uomo che era anche prete e che doveva seguire alcune direttive, che personalmente cercavo di esorcizzare il più possibile, perché pensavo che invadessero troppo la coscienza altrui. Ma il problema dell’evangelizzazione, del trasmettere la parola di Gesù, esisteva, anche nelle fabbriche, e io ero diventato prete anche per farmi carico di questo”.

La gratuità dell’opera di evangelizzazione si pone al centro del racconto di don Luisito: “La parola di Gesù deve essere trasmessa senza pretendere niente in cambio…questo modo di vedere l’evangelizzazione era insito nel mio modo di essere prete, in quanto avevo accettato questa condizione della gratuità, come avevo accettato la condizione del celibato”.

Uno dei momenti più toccanti dell'incontro a Leno è stato quando don Luisito ha letto un pezzo tratto dalla prefazione del libro, dove è riportato uno stralcio di una lettera scritta da Santa Caterina da Siena, e che don Luisito aveva sottolineato nel lontano gennaio 1945, anni in cui il sangue veniva gratuitamente versato e da esso grandi speranze germogliavano in un mondo rinnovato. Il riferimento alla Resistenza - raccontata nel romanzo "La messa dell'uomo disarmato" - era implicita.

Scriveva Santa Caterina: “Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio”.

E commenta don Luisito: “Sono passati più di sette secoli da questa lettera, ma non per questo si può dire che il mondo sia meno guasto, né che la Chiesa si affidi solo alla potenza dell’evangelizzazione e della sua gratuità”.

Nella sua umiltà, Don Luisito non vuole certo paragonare la sua parola alla forza dirompente di Santa Caterina, ma con questi suoi “Diari “vuole dare il suo piccolo “grande” contributo proprio alla comprensione del concetto di gratuità.
Perché, “la Gratuità è Cristo fatto Carne e la salvezza ci viene data gratuitamente”.

Luisito Bianchi è nato nel 1927 ed è sacerdote dal 1950. È stato insegnante, traduttore, operaio, ma anche benzinaio e inserviente d’ospedale. Ora è cappellano presso il monastero di Viboldone, in propvincia di Milano. Ha pubblicato anche Salariati (1968), Gratuità tra cronaca e storia (1982), Dittico vescovatino (2001), Simon mago (2002), Dialogo sulla gratuità (2004) e Monologo partigiano (2004).

Data di pubblicazione: 08/04/2008 - ore 02.49
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