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di Gigliola Reboani

3 è il numero perfetto. 3 sono i libri che mi sento di consigliare a chi, nella valigia, accanto a vestiti ed accessori, è solito riporre anche qualche romanzo che possa aiutare ad ammazzare il tempo, o meglio, a mettere a frutto le tanto agognate ore d'ozio. Al mare, al lago, in montagna, ovunque voi siate...

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"'Vediamo... c'è Mary, quella intelligente. Quella che ci ha fatto entrare a Cambridge. Non sempre riusciamo a farla uscire per gli esami, così Olivia a volte va nel panico. Poi c'è Kelly, che credo abbia già conosciuto. E' un po' timida, una di quelle che non farebbero paura neppure a un gattino. E Vanna, quella che vorresti veder sbucare quando qualcuno sta per metterti le mani addosso. Christie è la più giovane, in effetti è proprio una bambina. C'è Jude. E poi ci sono io, Helen. Non sono la più intelligente, non sono la più forte e neppure la più giovane. Immagino di essere quella che tiene insieme il tutto, cercando di non rendere le cose troppo complicate ad Olivia. Quella poveraccia non sa di noi, capisce? Cerco di fare in modo che il cambiamento sia più dolce posibile, ma non sempre riesco a controllare le altre'".

Olivia non è sola. In lei convivono molteplici personalità. L'una diversa dall'altra. Ma lei non ne è consapevole, almeno fino a quando la verità sul suo raro quanto discusso 'disturbo' non le viene rivelata dal dottor Matthew Denison, chiamato dall'ispettore capo Weathers quale consulente psichiatrico nel caso del macellaio dell'Ariel College. Un mostro che ha ucciso selvaggiamente e con efferata crudeltà tre studentesse amiche - o presunte tali - di Olivia.

Ma chi è veramente Olivia Corscadden? Una povera e indifesa ragazza malata, vittima di un padre violento e molestatore o un'abile e diabolica manovratrice? Trovata ricoperta di sangue da capo a piedi accanto alla terza vittima - squartata - del 'macellaio', sembrerebbe l'indiziata numero uno, eppure...

Fresco di stampa, "Il college delle brave ragazze" (Garzanti; pagg. 311; 18,60 euro), opera prima di Ruth Newman, è a tutti gli effetti uno psyko- thriller mozzafiato che ha in serbo per il lettore almeno due colpi si scena di grande effetto. Al centro della vicenda: un'affascinante studentessa dalla personalità a dir poco complessa. Location della storia: le antiche mura di una delle università più prestigiose al mondo, che la Newman trasforma nel teatro delle torbide irrequietezze di giovani più dediti al vizio che all'amore per lo studio.

Alfred Hitchcock avrebbe trasformato queste pagine in una sceneggiatura da brivido.

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"Inspirò profondamente: poche persone camminavano veloci avvolte nei loro cappotti pesanti. Un cameriere filippino portava a spasso due pechinesi elegantissimi, tre ragazzini cantavano una canzonetta... e un assassino diabolico vagava per la città! Il pensiero gli aveva attraversato la mente in maniera fulminea: un pericoloso criminale senza scrupoli, soggiogato da strani disegni malefici, si aggirava per Venezia, e tutti loro erano in balia della sua furia distruttiva, della sua crudeltà sanguinaria".

La magica, malinconica, oscura, decadente e folle Venezia del Carnevale è al centro del mistery "L'ombra della regina nera" (Baldini Castoldi Dalai; pagg. 217; 17 euro), secondo romanzo di Monica Avanzini, scrittrice e giornalista nata e cresciuta in Laguna. Dove vivere vuol dire "anche accettare lo scorrere inarrestabile del tempo, delle stagioni, l'avvicendarsi del sole e della pioggia, della vita e della morte, in una ruota lentissima ma continua e infinita, in cui il principio ghermisce la fine e la fine il principio, senza mai sosta".

Il nobile antiquario Alvise Giustinian eredita un misterioso tesoro dall'anziana contessa Foscarini, deceduta, almeno agli occhi della Nina, la sua anziana governante, in circostanze sospette e misteriose.

Il tesoro, alla cui caccia si muove furtivo un losco figuro, altro non è (o parrebbe essere) che una vecchia e logora valigia contenente due bastoni da passeggio, una coppia di piccoli quadri e lo 'scabroso' diario dello scrittore inglese Frederick Rolfe, alias Baron Corvo, vissuto all'inizio del Novecento. 

Su Venezia, cornice di misteriosi delitti fra loro collegati e che cingono d'assedio il tranquillo e pavido Alvise, incombe un'ombra oscura e terribile. E' lo spettro della crudele Caterina de' Medici, sacerdotessa del Principe del Male, che, destata dal suo lungo sonno, sembra essere stata evocata dal passato per rivendicare il suo 'tesoro', pagine vergate da Satana in persona col sangue di sette vergini sacrificate al suo cospetto nella notte di Natale del 1566.

Nonostante l'atmosfera cupa e piovosa che trasuda da queste pagine, Monica Avanzini riesce a strappare più di un sorriso al lettore. Regalandoci personaggi esilaranti (volutamente caricaturali, quasi delle... maschere!) quali la Nina e il Bepi Codega. Che, con la loro carica di umanità e simpatia, sdrammatizzano anche i momenti più cupi del racconto inserendo nella trama elementi comici capaci di 'smontare' la tragedia incombente.

Pagine intriganti e godibilissime. Quanto a Nina: alla fine si rivela una miss Murple... 'rustega'.

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"Come avrebbe reagito qualche giorno prima, solo martedì mattina, se gli avessero annunciato: 'Fra qualche ora cesserai improvvisamente di essere un uomo normale. Non camminerai più. Non parlerai più. La tua mano destra non sarà più in grado di scrivere. Vedrai le persone andare su e giù intorno a te senza poter comunicare con loro...'. Non ha mai avuto un cane, un gatto. In fondo non ama gli animali, forse perché non li ha mai considerati con attenzione, non ha mai cercato di capirli. Ma all'improvviso ricorda quel loro sguardo che sembra voler esprimere qualcosa e non ci riesce. Non prova amarezza. E se analizzasse i suoi sentimenti più profondi scoprirebbe di non avere rimpianti. Tutt'altro! Rievoca di proposito la sua vita di prima, l'ultima mattina, quella di martedì, e si meraviglia di aver condotto un'esistenza simile, di avervi dato importanza, di aver interpretato una parte che adesso gli sembra puerile".

Ne "Le campane di Bicêtre" (Adelphi; pagg. 261; 19 euro), Georges Simenon ci accompagna in un viaggio interiore. Come Virgilio funge da guida per Dante, Simenon ci mostra l'inferno del lento ritorno alla vita che segue al purgatorio della malattia, al limbo dell'immobilità, al paradiso dell'indifferenza per le 'cose' di questo mondo.

Renè Maugras, direttore del più importante quotidiano di Parigi e di due noti settimanali, si risveglia in un letto d'ospedale dopo esser stato colpito da un colpo apoplettico. A poco a poco riprende confidenza con la realtà. Non riesce a parlare, ma è perfettamente in grado di ragionare; la sua memoria perfetta ripesca episodi da un passato lontano e dimenticato, cattura anche frammenti intatti degli amori di 'ieri'.

Il suo giudizio critico sulle persone che lo circondano (personale medico, amici, colleghi, la moglie alcolizzata...) è spietato. Maugras osserva e interiorizza. Gode del torpore che lo investe nei primi giorni del risveglio, arriva addirittura a provare nostalgia, mano a mano che si riprende, per quel gradevole e primitivo disinteresse che sa un po' di rassegnazione.

La sua vita gli scorre davanti come in un film a puntate e gli appare in tutta la sua cruda vanità. Non teme la morte, salvo per la sensazione claustrofobica che gli provoca pensare alla bara chiusa e sepolta; non desidera rigettarsi nella frenesia del suo lavoro. Ora che il corpo non gli risponde, semplicemente vive nel pensiero, nel ricordo. Sperimenta con piacere l'essenzialità dell'essere, il senso di fanciullesca dipendenza, la cura amorevole e professionale che le due infermiere hanno della sua persona.

Un incantesimo che non può durare. Che infatti svanisce con l'approssimarsi della guarigione. Inutile trattenerlo scrivendo frasi ermetiche (lapidarie) su un diario dalla rilegatura anonima. Ogni progresso fisico è quasi un regresso spirituale. Fino al ritorno a ciò che era: un uomo che ogni giorno si tuffa nel mare in burrasca della vita.

Simenon è un mago. Conferma - ma non ce n'era bisogno - la sua insuperabile capacità d'introspezione. Di cui dà ampio sfoggio anche nelle inchieste del suo Maigret. A proposito: Maigret-Maugras... Sembra un gioco di parole.

Data di pubblicazione: 30/08/2009 - ore 22:42

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In pratica

"Il college delle brave ragazze" di Ruth Newman

(Garzanti; pagg. 311; 18,60 euro)

"L'ombra della regina nera" di Monica Avanzini

(Baldini Castoldi Dalai; pagg. 217; 17 euro)

"Le campane di Bicêtre" di Georges Simenon

(Adelphi; pagg. 261; 19 euro)

 

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