Don Luigi Salvetti: Nozze d’oro con l’arte

Dono e profezia. Parlare di Dio all’uomo e parlare a Dio dell’uomo. Per lo stimato sacerdote bresciano don Luigi Salvetti, il dono della vocazione religiosa è contestuale alla coerente percezione profetica di quell’eclettica ispirazione espressiva, tradotta, in particolar modo, in una composita dedizione all’arte figurativa che rivela gli elevati contenuti di una notevole e di una compartecipe sensibilità speculativa.

Quella sensibilità che compenetra la passione del sacrificio messianico con la constatazione delle disarmanti sofferenze degli “ultimi” nella società, partecipando pure, a tale sublime mistero di redenzione, la povertà della condizione umana, contesa dai propri limiti corruttibili.

Uno sprazzo d’infinito pare diradarsi sopra questa autentica e costante preghiera d’arte che annuncia l’evento salvifico nella perenne attestazione di un orante anelito di evangelizzazione, interpretato nella temporalizzazione dell’attimo presente, al vaglio puntuale ed attento dei temi e degli accenti che ne delineano una sollecitudine d’amore, veramente indirizzata alla sequela della rivelata verità trascendente.

Classe 1939, consacrato sacerdote nel 1963, don Luigi Salvetti riferisce, a proposito della sua feconda attività compositiva, il ricorso ad una praticata e propedeutica messa a fuoco delle “motivazioni di quanto si compie”, di cui egli stesso ne esplicita pure l’ideale orientamento nella pubblicazione, realizzata dall’Istituto di Cultura “Giuseppe De Luca” per la Storia del Prete di Brescia, a margine della sua apprezzata mostra antologica che l’epilogo invernale, attraverso il quale il 2016 avvicendava l’incipiente primavera, ha contraddistinto nel periodo dell’esposizione stessa, allestita dal 27 febbraio al 19 marzo, nella chiesa e nel chiostro dell’antica chiesa di San Giovanni Evangelista, nel centro storico del medesimo capoluogo bresciano.

Fedele ai termini della riuscita iniziativa espositiva, riguardo questo suggestivo percorso visivo di un’efficace e di una emblematica retrospettiva, un apposito volume, pubblicato dalla “Com&Print” di Brescia, reca l’esemplificazione effettiva di una rispettiva opera, relativa ad ogni anno di attività artistica resasi largamente produttiva, nel merito della quale lo stesso autore esprime, fra l’altro, la considerazione indicativa di quanto “(…) tutto questo è immerso nella bruciante situazione di una  fede che, lungi dal tacitare i rovelli della coscienza, chiede molto, orienta molto e, contro ogni apparente sensazione di condizionamento, dona molto, soprattutto nella consapevolezza che quanto si è ricevuto è necessario, liberamente condiviso con l’umanità con la quale ognuno di noi è chiamato a vivere”.

A lettura del suo profondo carisma artistico, contribuiscono anche alcune edificanti riflessioni espresse a riguardo da mons. Osvaldo Mingotti che, nel libro accennato, dato alle stampe con il titolo di “Cinquanta anni in arte – Luigi Salvetti – Retrospettiva”, precisa, fra l’altro, che “Don Luigi ha accolto la sfida di porre l’arte pittorica al servizio del ministero, accogliendo con inusitato vigore la possibilità di intrecciare le immagini col testo sacro, in una sorta di dialogo intensamente cesellato tra parola e visione: una vera esegesi figurativa delle Scritture Sacre”.

Ancora secondo il presidente bresciano dell’Istituto “Giuseppe De Luca” per la Storia del Prete, chi contempla le opere di questo qualificato autore ne può cogliere la personalità sperimentabile nell’essenza metodica complessivamente ravvisabile nell’impronta connotativa di un interprete dell’arte vibrante in seno a rappresentazioni di una propositiva ricerca escatologica affascinante: “Raffinato sensore in ascolto del ritmo proprio delle narrazioni ne esplora con grande acume il campo semantico per stabilire una forte consonanza tra testo e immagine”.

Non solo la pittura, ma anche la musica, denota il proficuo itinerario di dedicazione alla contemplazione dell’ineffabile scintilla divina, attraverso il riverbero della stessa sul volto dei fratelli, da parte di don Luigi Salvetti, come pure non si tratta solo di dipinti, ma anche di disegni, pervasi, anche grazie alle diverse tecniche compositive dell’acquaforte e dell’incisione, come pure dell’acquatinta e del bulino, a definire la fertile messa frutto dei propri talenti artistici, indugiando, fra l’altro, su pannelli di grandi dimensioni realizzati, sia in Italia che all’estero, nel ricorrente stigma del suo più diffuso retaggio pittorico, interessato da una adamantina ascendenza figurativa, fiduciosamente affidata al confronto con la natura umana, fra l’altro, posta in relazione con una ricerca di armonia nella dimensione del Creato dove si instaura la rivoluzione cristiana a fare “nuove tutte le cose”.

arte_sacraNel merito di una “laboriosità al servizio del Vangelo”, mons. Angelo Bonetti, ha proporzionato il grande lavoro effettuato dall’artista sacerdote, sviluppando una presentazione personale che è anticipata dalla riproduzione a colori di un dipinto dove, del protagonista stesso della pubblicazione, è didascalicamente prospettato l’incedere della sessantina abbondante di pagine della stessa monografia antologica, nei termini di quanto si rivela conforme al “lungo cammino di un artista che ha dipinto con intelletto d’amore, volti di Cristi, di Madonne, di santi e dei poveri cristi della storia”.

Quest’opportunità di approfondimento concettuale, rivolta ad una specifica e ad un’avvalorata esperienza artistica, alimentata da un forte sprone spirituale, si manifesta, in questo caso, attraverso il significativo appuntamento modellato nelle “nozze d’oro con l’arte pittorica”, secondo una espressione usata da Gianfranco Grasselli, pure autore di un proprio contributo divulgativo della sentita ispirazione compositiva di don Luigi Salvetti nella pubblicazione, prodotta a corollario della menzionata mostra cittadina, dove si spiega pure la versatile sua applicazione anche nel campo dei “paramenti liturgici progettati dall’Artista e realizzati non come inutili orpelli liturgici, ma per disvelare la simbologia profonda e mistagogica dell’evento cristiano”.

Fra interessanti testi a firma pure di Lia da Prà Cavalleri, Angelo Onger e dello stesso don Luigi Salvetti, Giuliano Venieri sviluppa un apposito capitolo, intitolato “Diciannove volte Natale” improntato  al lavoro profuso dall’artista per illustrare, nelle rispettive edizioni, “un libretto d’auguri che fosse soprattutto una riflessione che potesse aprire il mistero del Natale” pure, fra l’altro, promosso anche il relazione alla festività natalizia del 2015, nell’ambito dell’esperienza di “Gutta cavat lapidem” significativo di “un gruppo di amici, preti e laici, intenzionati a diffondere una voce flebilmente tenace sull’essere cristiano, oggi”.

Come precisato da Alessandra Corna Pellegrini, nel, fra l’altro, attribuire, riguardo questo autore, “un’arte, la sua, al servizio di Dio e dell’uomo, attraverso cui testimoniare e illustrare il Vangelo”,  don Luigi Salvetti, “chinato sull’umanità dolente”, vive nelle sue opere attraverso l’interpretata focalizzazione di una efficace stilistica narrante, che è sperimentabile, ancora secondo le parole usate, nel libro, da Gianfranco Grasselli, “perchè si trasformasse in intensa, commossa condivisione il momento orante del fiducioso abbandono a Dio da parte dei fedeli”; “da queste nozze con la pittura hanno visto la luce, generati dalla mente, dal sangue e dalla carne, disegni, acqueforti, pitture (anche di grandi dimensioni), vetrate…. che recano, nelle loro metamorfosi, l’impronta delle sciagure umane, originate dalla superbia del primo uomo. E l’ornato di fiori con potenti, simboliche valenze. E volti dolenti di angosciate donne; di Cristi, ora scoperti sui volti dei poveri, ora della tragedia del Calvario, ora nella gloriosa resurrezione; di Madonne verso le quali il suo stupore primigenio si è tradotto in devota, costante venerazione. E un’umanità in cui lo straordinario di sofferenza è l’ordinario dell’esistenza di ogni giorno. E i polittici per cattedrali con i grandi temi della nascita, della morte, della resurrezione che scandiscono i ritmi dell’anno liturgico”.

In una vasta produzione compositiva che si dettaglia sia nell’arte sacra che profana, secondo un’intensa potenzialità tematica ricognitiva, il percorso di don Luigi Salvetti è contestualizzato da mons. Giacomo Canobbio, ancora dalle pagine dell’accennata pubblicazione, precisando pure che “anche l’arte pittorica è a servizio del ministero, quasi eco di un “sì” che si fatica a rappresentare, ma che si deve far percepire, poiché in esso ne va della nostra salvezza. Cedere alla chiamata dell’ispirazione è dare la propria risposta, superare la nativa ritrosia, lanciarsi nell’avventura che pallidamente evoca quella della ragazza di Nazareth”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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