I bambini e la Pasqua dei bisnonni

Uova colorate

Incontrare Emilio Gadaldi , il ragazzo ottantenne di ” Vòi endrè ‘l cioncol “ poeta e volontario all’interno di Villa Giuseppina (struttura per anziani autosufficienti a Gottolengo), è stata per i miei alunni un momento per riscoprire le antiche usanze delle Settimana Santa di molti anni fa.

Era tradizione, in quel periodo fare “le pulizie di Pasqua “. Si pulivano la stufa e i tubi dello scarico del fumo, intasati di fuliggine. Si lustravano le pentole e gli attrezzi di cucina in rame, con aceto e farina gialla.

Compito dei ragazzi era la pulizia della catena del camino, la graticola, i tre piedi ed altri attrezzi del focolare. Legavano tutti quegli attrezzi con un lungo filo di ferro o una funicella intorno alla vita e li trascinavano nella polvere della strada e delle corti per qualche ora. Lo sfregamento con il terreno e con la ghiaia, toglieva il nero della fuliggine e delle incrostazioni.

Lo immagino Emilio, così come immagino mio padre bambino, correre a perdifiato a piedi nudi, nelle stradine di campagna , in mezzo ai campi, nel vento di primavera. In cambio di questa fatica/ divertimento solo pochi spiccioli.

La signora Adele novantenne , ospite della struttura, racconta invece “del bucato grosso”. Durante quella settimana si lavavano le lenzuola cambiate nell’intero anno. Mastellone in legno, vestiti immersi, acqua calda e cenere.

Dopo l’immersione, la bollitura dentro un pentolone enorme di rame e poi il risciacquo nei fossi. Così il lino e il cotone tornavano bianchi e splendenti.

L’ulivo benedetto nella festa delle Palme veniva conservato con cura e bruciato quando scoppiavano brutti temporali, pieni di grandine. Offerta, quasi rito pagano, per chiedere al Cielo la tregua che salvasse i raccolti e le piante.

I bambini, lontani mille anni da quei racconti, si meravigliano di come non fosse diffuso regalare le uova di cioccolato con la sorpresa. Le uniche uova, quelle di gallina o oca, bollite, venivano portate in chiesa per essere benedette e poi consumate in famiglia.

Una vera pacchia se si pensa che nello stesso periodo, durante il pasto normale, gli uomini mangiavano un intero uovo, le donne soltanto metà e i bambini un quarto. La povertà non toglieva però la fantasia. Alcuni facevano bollire le uova con foglie di edera o altri colori naturali e riuscivano a portare in chiesa un cestino di uova colorate, ancora commestibili.

Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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