La memoria dei grandi alberi

la-grande-quercia di scandiano

E’ conosciuta dai reggiani come la ‘grande quercia’ o la ‘quercia dei cento rami’ di Scandiano. La roverella (Quercus pubescens) si erge solitaria al culmine di un ripido colle, circondata dai vigneti, ed è visibile anche da grande distanza (ha un’altezza di una ventina di metri).

Si trova a Rondinara di Scandiano ed è un simbolo per la cittadina reggiana e una tappa segnalata lungo i percorsi escursionistici dedicati al patrimonio culturale e naturalistico della Val Tresinaro (Sentiero 2 ‘Il Tresinaro e la grande Quercia’).

Probabilmente ha oltre 200 anni. L’imponente tronco, che ha una circonferenza di 530 cm e si dirama in potenti branche e articolate ramificazioni, e la chioma a ombrello le regalano  una struttura di grande bellezza; la particolare posizione, inoltre, lo rende un elemento distintivo nel paesaggio, racchiudendo in sé tutte le caratteristiche per farne un monumento regionale e nazionale.

Il castagno di Pian di Prò è invece sull’Appennino piacentino, a quasi 1000 m di altitudine, all’incrocio di 4 province e di 3 regioni.

Lasciato l’abitato di Barchi, salendo lungo la vicinale per Bertone, si prende una carraia che conduce a uno spazio aperto. Ed ecco, il castagno appare da lontano in mezzo a Pian di Prò. A nord la catena dell’Alfeo digrada bruscamente e descrive, con il complesso del Carmo, un grande e fertile pianoro. Tutt’attorno boschi di castagno che cambiano a faggio vicino ai crinali.

I vecchi ricordano che i castagni originariamente erano tre: la gente del paese li chiamava le ‘tre sorelle’, ma due sono stati tagliati per soddisfare il bisogno di terra lavorabile che da queste parti è un bene prezioso. Con i suoi 650 cm di circonferenza al tronco, la pianta ha più di 300 anni.

Mentre la pianta germogliava, volgeva al termine la dominazione spagnola in Italia per lasciare il posto a quella austriaca e ai tempi della Rivoluzione francese le fronde erano già robuste.

La quercia di Scandiano e il castagno di Pian di Prò sono solo due degli oltre 500 alberi monumentali censiti dalla Regione Emilia-Romagna che fin dal 1977 ha emanato una legge di protezione della flora spontanea.

A questa legge sono seguiti altri provvedimenti: l’individuazione degli esemplari monumentali tramite il coinvolgimento di enti e associazioni; la verifica delle segnalazioni pervenute e la costituzione di un gruppo di lavoro per la valutazione di monumentalità degli alberi censiti.

Secondo la legge nazionale n.10/2013 (e il successivo decreto attuativo) per albero monumentale si intende l’albero ad alto fusto isolato o parte di formazioni boschive naturali o artificiali, vale a dire l’albero secolare tipico; i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, compresi quelli nei centri urbani; gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, come ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

L’albero monumentale non è solo un grande albero di bell’aspetto, ma è soprattutto un sopravvissuto, una testimonianza di un paesaggio, di un ecosistema, di un uso del suolo e di una precisa fase della vita degli uomini che attraverso le generazioni l’hanno piantato e accudito.

Sono 7 i criteri che rendono un albero monumentale:

Pregio naturalistico legato all’età e alle dimensioni, in relazione alla specie e alle condizioni ecologiche di vita. Contano la circonferenza del tronco, l’altezza, l’ampiezza e la proiezione della chioma;

pregio naturalistico legato a forma e portamento: la forma e il portamento delle piante è alla base del loro successo biologico e anche dell’importanza che a essi è stata sempre attribuita dall’uomo nel corso della storia;

valore ecologico, relativo alle presenze faunistiche che su di esso si insediano, con riferimento anche alla rarità delle specie coinvolte, al pericolo di estinzione e al particolare habitat che ne garantisce l’esistenza;

pregio naturalistico legato alla rarità botanica;

pregio naturalistico legato all’architettura vegetale, che riguarda particolari esemplari o gruppi organizzati in architetture vegetali basate su di un progetto architettonico unitario e riconoscibile, in sintonia o meno con altri manufatti architettonici;

pregio paesaggistico, che considera l’albero come possibile elemento distintivo, punto di riferimento, motivo di toponomastica ed elemento di continuità storica di un luogo;

pregio storico-culturale-religioso, che riguarda esemplari legati a particolari eventi della storia locale, tradizioni, leggende, riferimenti religiosi.

Al 2015 sono 532 gli esemplari tutelati in Emilia Romagna: 130 nella provincia di Bologna; 100 a Modena; 82 a Reggio Emilia; 56 a Ravenna; 49 a Forlì-Cesena; 47 a Piacenza; 30 a Rimini; 20 a Parma; 18 a Ferrara.

La banca dati degli alberi monumentali dell’Emilia-Romagna rende accessibile l’elenco degli esemplari arborei monumentali sottoposti a tutela dalla Regione.

La fauna selvatica degli alberi monumentali: un grande albero molto vecchio, all’interno di un bosco o isolato nella campagna, svolge comunque un ruolo fondamentale di rifugio e nutrimento per molte specie animali.

La ricchezza biologica che esso ospita è favorita dalla sua forma e dalle sue dimensioni, che creano innumerevoli nicchie ecologiche per una grande quantità di specie animali.

Alcuni uccelli, infatti, scavano il nido e si procurano il cibo direttamente negli alberi, come il picchio rosso maggiore, il picchio verde e il picchio nero. Altri uccelli (la civetta, l’assiolo, il barbagianni, la cinciallegra, lo storno, solo per citarne alcuni) sfruttano le cavità per nidificare. (In foto, un picchio nero). Ci sono poi animali che, prevalentemente, vivono negli alberi: scoiattolo, ghiro, moscardino.

E se vari mammiferi chirotteri originariamente forestali si sono adattati a vivere nei pressi delle abitazioni (pipistrello, serotino), altri sono restati prettamente forestali (nottola, vespertilio di Bechstein, barbasrello). E ci sono anche mammiferi carnivori che utilizzano le cavità, per lo più alla base degli alberi, come rifugi: è questo il caso di faine, puzzole e gatti selvatici.

 

La Redazione
Siamo a Leno (Brescia) presso il Centro Polifunzionale di Cassa Padana Banca di Credito Cooperativo. Se volete, venite a trovarci. Vi offriremo un caffè e faremo due chiacchiere.

NESSUN COMMENTO

Lascia un commento


× 7 = trenta cinque