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La storia passava anche da qui. Dai limiti che, una volta messi in discussione, acquisivano lo spessore di una loro ridefinita espressione, capace di rendere possibile quell’idea che, prima, pareva, invece, solo una vaga ed un’improbabile soluzione.

Era valso, anche in quei giorni, sia per chi si sposava alla veneranda età di 106 anni che, in un medesimo contesto d’informazione, per coloro che sembrava dessero speranza a modificare le forme del naso, più che a dimostrare i singolari effetti di una disinvolta longevità,  in quei casi ritenuti fattibili di correzioni a carattere estetico, rendendo, ad una protuberanza fisiognomica, l’assetto auspicato nelle proporzioni, secondo alcuni punti di vista, considerate, all’apparenza, meglio condivisibili.

nasoCome era valso per il matrimonio di un ultracentenario, pare che, in quello scorcio di inizio Novecento, anche il profilo nasale potesse essere messo in discussione, contestualmente a quello che, invece, era valso per la connotazione temporale che era stata individuata in quell’ambito nuziale di cui “La Sentinella Bresciana” del 3 settembre 1908 ne circostanziava i particolari, in un breve articolo dal tenore sensazionale: “Rabbino che si sposa a 106 anni. Parigi, 2 – Il Petit Journal ha da New York: A Bronsville venne celebrato oggi il matrimonio di un rabbino originario di Russia, dell’età di 106 anni, con una donna che ne conta 70. Il rabbino Welinski, tale è il nome dello sposo, ha 175 discendenti diretti, dei quali alcuni vivono in Russia, altri negli Stati Uniti. Egli si propone di riunire tutti i discendenti in un grande banchetto famigliare quando il capo della famiglia avrà raggiunto i 110 anni”.  

Se, c’era chi convolava a nozze oltre il secolo di vita compiuto, pare che ci fosse, invece, chi  poteva cambiare l’insistere di quell’immagine che, madre natura o il verificarsi di un notevole incidente,  aveva riservato in sorte ai detentori di tali fattezze. Già in quell’epoca, un contributo d’informazione metteva nella prima pagina del quotidiano un approfondimento che, nella citata edizione, era stato divulgato, relativamente a questa peculiare condizione, sperimentata da quanti, con un naso alla Cyrano de Bergerac, immaginario protagonista dell’omonima commedia,  facevano, della sua analoga protuberanza in pieno viso, una sofferta questione: “Vivano però in pace ed esultino nel loro cuore piagato i poveri e i nuovi Cyrano, perchè l’arte chirurgica moderna è capace, quando essi solo lo vogliano, di scorticare e rabberciare la loro deforme e sproporzionata prominenza nasale, lasciando sul capo, reso per poco cruento, il semplice fabbisogno per costituire un naso discretamente presentabile, senza che poi ne residui una cicatrice molto visibile e deformante”.

L’indicazione, di appena qualche anno dopo l’avvio ufficiale del “Secolo Breve”, era correlata dalla precisazione riferita allo stato dell’arte, circa questo delicato intervento, già, in ogni caso, praticato in quel tempo, quando ancora alcune condizioni di vita attendevano di avere l’affermazione complessiva di certe modernità che, in un panorama generale, prenderanno, in seguito, il sopravvento: “Non altrimenti è progredita assai l’industria, la fabbrica di veri e di autentici nasi: da alcuni anni è difatti entrata nella plastica chirurgica l’uso della “paraffina” e già si registrano numerose le operazioni eseguite con questo metodo curioso, come si può ben vedere nella raccolta che ne fatto lo Stein di Weisbaden”.

Nel rilevare alcune brevi testimonianze esemplificative, tratte dall’operato di alcuni esperti, questa rinoplastica antelitteram si profilava nell’accenno di alcuni riferimenti evocativi, oggettivanti i maggiori orientamenti dell’epoca, nel fare sintesi circa il focalizzarsi della materia trattata, nel merito di alcuni obiettivi perseguiti: “Il Paget che ha operato di più di ottanta nasi rudimentali e deformi, raccomanda di non applicare il metodo plastico a casaccio, ma scegliere invece i soggetti nei quali la depressione del naso dipende esclusivamente dalla malformazione ossea, da arresti di sviluppo, da cause traumatiche in cui si tratta di dare alla cute il normale sostegno, la impalcatura che le manca”.

In buona sostanza, il metodo interpretato pare aprisse la strada a ciò che, principiando con l’uso di un tipo di cera, nella fattispecie della paraffina, alla concezione del determinate utilizzo di mirate componenti, sulla base di una serie di progressivi studi ed interventi, ne prefigurava il corso, assai distanziato dall’oggi, per i casi che, al presente, paiono, comunque, essere l’eredità scientifica ed umana di confutati esperimenti, quale sollecitudine artificiale applicabile alla fisiognomica, come possibile destinataria di rifacimenti: “Ciò che adunque è assolutamente indispensabile in questa operazione di plastica è lo stato normale ed integro della pelle che riveste il naso: perchè, se la cute è sana, mobile, abbondante, soffice e facilmente sollevabile in pieghe, permetterà d’introdurvi la paraffina al di sotto e di modellarla a piacere: se essa invece si presenta rigida e, peggio ancora, se tesa, ulcerata ed aderente alle ossa, il naso non può essere in alcun modo operabile.”

Il sistema era esplicitamente descritto, senza lasciare aloni di fraintendimenti, nella specificazione dei modi allora utilizzati per concorrere a materializzare le ambizioni di chi desiderava avere un diverso genere di connotati, modellati in quei profili che ne rinnovavano le carattereristiche apparenti sul modello di altri tratti contraddistinguenti: “La paraffina diligentemente sterilizzata viene introdotta sotto la pelle, per mezzo di una speciale siringa del Pravaz, pure convenientemente sterilizzata, tutta metallica e con lo stantuffo a vite, per evitare che la paraffina venga introdotta a scosse, ma con una continuità regolare ed innocua”.

Pravaz_Syringa

A queste vagheggiate precisazioni, la versione di una peculiare operatività estetica denotava l’eco dove circostanziare le stesse realtà considerate, attraverso quello stile concettuale che dava pure manifestazione culturale al nesso che vi risultava speculare dove, ed in un certo qual modo, trovare modo di affermare: “(…) Se noi difatti poniamo mente alle infime razze umane ed al bambino stesso, il quale rappresenta in sostanza un piccolo selvaggio, ci accorgeremmo ben presto che il grado d’intelligenza viene determinato dall’angolo che forma il naso col labbro superiore. Ciò è tanto vero che tutti noi, dopo aver ammirato in effige i lineamenti caratteristici di Cesare, di Dante e di Napoleone, ci siamo abituati a scorgere in un naso grande ben contornato, superbo come il becco di un’aquila, il segno più evidente dell’energia fisica ed intellettuale”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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