Mais nero e zafferano ritornano a germogliare in Valcamonica

Riconosciuto ufficialmente il "mais nero spinoso" della Valcamonica che arriva dopo il grande successo dei tavoli tecnici sullo zafferano di montagna

Edolo, Valcamonica, Brescia. UNIMONT, l’Università della Montagna ha sede nel cuore della catena alpina, in Valle Camonica, ad Edolo in provincia di Brescia. E’ un centro Universitario d’Eccellenza, un innovativo centro di formazione e di ricerca, specializzato nello studio e nell’analisi delle complessità del territorio montano, che nasce sulla base dell’accordo di programma tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e l’Università degli Studi di Milano.

foto di: Luca Giupponi - Università della Montagna

Tra le sue vocazioni promuovere la conservazione e lo sviluppo durevole del territorio montano e il mantenimento della diversità biologica e socio culturale, la produzione di tipicità e qualità. In questi giorni ha ottenuto un altro risultato: riconosciuto ufficialmente il “mais nero spinoso” della Valcamonica che arriva dopo il grande successo dei tavoli tecnici sullo zafferano, ritornato a fiorire il Valcamonica coltivato da piccoli agricoltori. Si è infatti concluso con successo l’iter relativo all’iscrizione del “mais nero spinoso” della Valcamonica alla sezione varietà da conservazione del Registro Nazionale delle varietà di specie agrarie e orticole.foto di: Luca Giupponi - Università della Montagna

La varietà della specie Zea mays denominata Mais Nero Spinoso di Valle Camonica è tradizionalmente coltivata nei territori comunali di Esine, Piancogno e limitrofi in Val Camonica. Testimonianze dirette da parte di alcuni agricoltori, riportano la coltivazione di questa varietà di mais tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo in località Annunciata del Comune di Piancogno. La granella prodotta, di colore bruno/nero, è caratterizzata da una evidente spinatura ed è stata, e lo è tuttora, utilizzata principalmente per la produzione di farina da polenta ad uso prevalentemente familiare. La varietà si presta particolarmente alla coltivazione in ambiente montano, anche a quote superiori ai 1000 metri, grazie alla sua rusticità e alla lunghezza media del ciclo vegetativo.zafferano

L’interesse di UNIMONT non si limita infatti solo al mais, ma anche ad altri prodotti di qualità e pregio, tra cui lo zafferano. Proprio lo scorso 11 marzo si è svolto a Edolo il secondo tavolo tecnico sullo zafferano, che ha visto la partecipazione di numerosi produttori provenienti da tutta Italia, collegati anche per mezzo dell’aula virtuale. Un altro esempio di come il dialogo fra agricoltori, ricercatori e istituzioni, anche grazie all’utilizzo della tecnologia, porti a risultati concreti se si garantisce un costante e qualificato coordinamento e altrettante puntuali azioni.

foto di: Luca Giupponi - Università della Montagna

Attività concrete e risultati misurabili per il territorio montano. Insieme alla significativa e sempre più focalizzata attività formativa, informativa e divulgativa per lo sviluppo della montagna, che ha fatto guadagnare a UNIMONT un riconosciuto primato nel panorama nazionale e internazionale, l’attività di ricerca e sperimentazione per la montagna cresce significativamente e genera risultati concreti.

La domanda di iscrizione è stata presentata dal Ge.S.Di.Mont., unità di ricerca di UNIMONT, in collaborazione con il Comune di Esine e il Comune di Piancogno, a marzo 2015 e si è conclusa a gennaio 2016 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale 14/12/2015

Un importante riconoscimento per il “mais nero spinoso”, ecotipo locale caratterizzato dal gruppo di ricerca composto da Anna Giorgi, Roberto Pilu e Luca Giupponi, che presenta delle caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere, dunque degno di tutela. L’iscrizione di questa antica varietà, tradizionalmente coltivata nella media Valcamonica, rappresenta un traguardo importante che consente la salvaguardia dell’agrobiodiversità nazionale e che arricchisce il patrimonio agro-alimentare della Valcamonica.

La valorizzazione del “mais nero spinoso” si pone all’interno di un ampio lavoro che il polo di Edolo sta svolgendo per incentivare l’agricoltura di montagna, puntando su prodotti unici e di qualità.

(le fotografie sono di foto di: Luca Giupponi – Università della Montagna)

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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