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Brescia – Due figli, sei nipoti e nove pronipoti: è l’esemplificazione di una stima proporzionale rispetto all’ultracentenaria ramificazione famigliare, di chi ha oltrepassato il secolo nella propria parabola esistenziale, interessando quelle gemmate propaggini che si sono contestualmente diramate in un corso plurigenerazionale.

Per Francesco Mazzoldi di Travagliato il 2014 è stato l’anno del centoduesimo compleanno. La veneranda età dell’anziano agricoltore travagliatese rinnova, nel computo dei giorni in divenire, la singolarità del traguardo anagrafico, raggiunto nella perdurante prospettiva di una lunga vita.

Nato settimino, il 20 novembre del 1912, da Giacomo e da Rosa Cristini, detta “Cera”, Francesco Mazzoldi entra sulla scena di questo mondo nella campagna fra Travagliato e Ospitaletto, trascorrendo gli anni della prima fanciullezza nel territorio di quest’ultimo paese, per trasferirsi ancora bambino, con tutta la famiglia, nella vicina cittadina travagliatese dove pure riconducevano le radici originarie stesse della propria genealogia.

Vicende sempre legate alla terra, alla cura dei campi, al ritmo della stagioni ed all’evolversi delle coltivazioni che hanno mutato nel tempo la produzione agraria nelle sue differenziate espressioni, accompagnando virtuosamente la laboriosa esistenza del decano travagliatese che pure si rivela essere un raro testimone di un ultracentenario corso della storia, ai particolari della quale le sue dettagliate memorie sono ancora lucidamente sospese.

Il “secolo breve” è stato da lui attraversato percorrendo gli intensi frangenti che nell’infanzia lo hanno avvolto nelle sofferte contingenze del Primo Conflitto mondiale, rimandando alla matura giovinezza l’appuntamento con la Seconda Guerra Mondiale, da lui combattuta come artigliere da montagna fin dai suoi inizi, nel luglio del 1940 in Francia, e poi in Albania, per sei mesi, ed in Grecia per 28 lunghi mesi, interrotti nel settembre del 1943 con la subìta deportazione in Germania, nella cattività militare destinata al lavoro in una fabbrica di aerei, nell’ormai spettrale scenario della città di Lipsia, compromessa dagli implacabili bombardamenti degli Alleati.

Francesco Mazzoldi festeggia i 102 ani in famiglia
Francesco Mazzoldi festeggia i 102 ani in famiglia

La lunga odissea militare del travagliatese, sopravvissuto indenne sia alla prima linea che alle dure condizioni della prigionia, tra la scarsità di cibo e fra le coercitive imposizioni delle inesorabili tredici ore di lavoro al giorno, termina finalmente il 30 agosto del 1945, ritornando a casa, come anche al padre, combattente fra gli arditi durante la “Grande Guerra”, gli era stato concesso dal destino di riuscire a fare.
Sposatosi con Esterina Bettoni, di un anno più giovane, nel maggio del 1940, Francesco Mazzoldi era diventato padre, già inviato al fronte, della figlia Rosa nel 1941, mentre il discendente maschio nasce con il nome di Giuseppe, nel sopraggiunto tempo di pace, durante la primavera del 1947.

Un secondo matrimonio si instaura nel 1962, qualche anno dopo la sofferta e prematura scomparsa della moglie, con Teodora Chiari di Castrezzato, già madre di Peppina e di Giancarlo Chiari, in quelle seconde nozze che dal 1962 sanciscono il cammino della coppia fino alla dipartita di lei, andata avanti, nel 1999.

Da molti anni residente in un cascinale, ormai confuso con l’antico agglomerato rurale lungo la via dedicata al medico travagliatese garibaldino Francesco Ziliani, in prossimità del palazzo “Verduro – Paterlini”, Francesco Mazzoldi congeda l’ennesimo anno con quel brindisi innalzato in occasione dei suoi compiuti centodue anni che sono stati, fra l’altro, festeggiati in famiglia anche con il Commissario Prefettizio di Travagliato, dr. Salvatore Pasquariello, presente alla sobria e lieta cerimonia, come pure, in occasione della precedente annata, al suo genetliaco aveva partecipato l’allora primo cittadino di Travagliato, Renato Pasinetti, donando, per il già ragguardevole traguardo d’età, la riproduzione artistica di una piccola tartaruga, simbolo di quella significativa longevità, alla quale, per tale occasione, si volgevano gli ammirati auguri recatigli dalla sua stessa comunità.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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