Carol è orfana e dal giorno in cui ha perso mamma e papà, vive con lo zio in una baraccopoli in Uganda: lui è povero e per mangiare la costringe a lavorare.

Ha provato a lavorare in un bar ma gli sguardi degli uomini le facevano paura. Così adesso lavora in una casa privata e deve fare tutto: lavare i piatti, i pavimenti, cucinare, accudire e cambiare i bambini.

Il suo sogno era un altro: il suo sogno era studiare per diventare un medico.
 “Nel mondo, circa 70 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni, subiscono abusi e violenze fisiche che ogni anno provocano circa 60 mila decessi. Ovvero una morte ogni 10 minuti”.

E’ la drammatica fotografia scattata da Terre des Hommes che, in occasione della Giornata Onu delle Bambine che si celebra l’11 ottobre, punta i riflettori sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo presentando il dossier della Campagna “Indifesa” che ha l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento delle bambine, e garantire loro una vita in salute e un’istruzione adeguata.

Tra i fenomeni che danneggiano le piccole donne – evidenziano i dati pubblicati da Terres des Hommes – vi è quello della migrazione forzata a causa della guerra. In particolare, molte bambine siriane oggi sono costrette a lavorare e mendicare. Cresce, nel mondo, anche la tratta a danno di ragazze minorenni, mentre diminuisce quella di donne adulte.

Le baby-lavoratrici tra i profughi siriani.
“Dopo l’estendersi del conflitto in Siria e la fuga di milioni di profughi nei paesi confinanti, si è registrato un consistente aumento del lavoro minorile in quell’area”, evidenzia il documento di Terres des Hommes. Tra le famiglie siriane rifugiate in Giordania che hanno dichiarato di fare affidamento sul reddito prodotto da un minore, nel 15 per cento si tratta di bambine e ragazze.

Secondo dati Onu gran parte di queste giovani lavoratrici svolge lavori domestici (46,7 per cento), mentre una su tre (33 per cento) lavora nei campi, generalmente assieme ad altri parenti e familiari. Percentuali più ridotte di ragazzine lavoratrici si ritrovano in saloni di estetica e parrucchiera, nel settore manifatturiero e nell’edilizia (ciascuno con il 6,7 per cento).

“La crisi siriana – si sottolinea – ha fatto esplodere anche il fenomeno dei bambini di strada nelle città libanesi”: il 73 per cento di questi, secondo dati dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro è composto da piccoli profughi impiegati prevalentemente nell’accattonaggio. Una su tre dei piccoli mendicanti è una femmina e più della metà ha meno di 11 anni.

L’aumento delle ragazze vittima di tratta: dal 10% al 21%.
A livello globale, oggi i bambini rappresentano circa un terzo di tutte le vittime di tratta individuate. “Due su tre sono di sesso femminile” secondo l’Unodc (Agenzia Onu su Droghe e Crimine).

Tra il 2004 e il 2011 la percentuale di donne adulte coinvolte nei fenomeni di tratta è scesa dal 74 al 49 per cento mentre, nello stesso lasso di tempo, la percentuale di bambine e ragazze è passata dal 10 al 21 per cento. “Situazioni di conflitto e catastrofi naturali fanno aumentare in maniera esponenziale il rischio, per bambine e ragazze, di essere trafficate”, evidenzia Terres des Hommes.

Le bambine migranti a rischio tratta.
Secondo l’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) nel 2014 circa 60 milioni di persone sono state costrette a lasciare la loro casa, spostandosi all’interno del loro paese o emigrando oltre confine.

“Si tratta della cifra più alta da quando si procede a un monitoraggio di questo fenomeno”, evidenzia Terres des Hommes. Più della metà hanno meno di 18 anni, mentre nel 2009 rappresentavano il 41 per cento. In Italia, i dati sui minori stranieri non accompagnati registrati all’arrivo mostrano una fortissima prevalenza dei ragazzi (quasi il 95%) rispetto alle ragazze.

“Tuttavia – evidenzia la ong – quasi la metà di queste ragazze si allontana dai centri e molto spesso finiscono nella rete della prostituzione minorile”.

Provenienti per lo più da Nigeria, Camerun, Eritrea, il loro stesso viaggio viene pagato da intermediari che poi, una volta arrivata in Europa, si mettono in contatto con la vittima e la indirizzano verso il loro “datore di lavoro”. “E così, scappando da miseria, abusi o conflitti, si ritrovano costrette a prostituirsi per anni per ripagare un debito contratto spesso inconsapevolmente”.