Pizzighettone, Cremona. Le mura che circondano la cittadina fortificata di Pizzighettone, nel cremonese, racchiudono una tradizione culinaria tramandata oralmente per il giorno dei defunti “Fasulin de l’òc cun le cudeghe” (traduzione fagiolino dall’occhio con le cotiche). Una tradizione che stava scomparendo, riportata in tavola dai volontari dell’associazione culturale le Mura.

Che la ricetta sia antica ne è testimone l’ingrediente principale il fagiolo dall’occhio, un prodotto locale che un tempo si coltivava sul territorio e oggi scomparso, con la caratteristica di essere l’unico fagiolo autoctono del vecchio mondo essendo originario dell’Africa e dell’Asia e non dell’America da cui, dopo la sua scoperta, sono invece stati importati tutti gli altri legumi.foto_pizzighettone_008_fiume_adda

Il Gruppo Volontari Mura Pizzighettone da più di vent’anni organizza nei giorni di novembre dei defunti rassegna dei “Fasulin de l’òc cun le cudeghe”, quest’anno giunta alla XXII edizione partita il 31 ottobre, 1 e 2 novembre e che si replica di nuovo l’ 8 e 9 novembre, viene riproposta all’interno dell’imponente cerchia muraria, caratterizzata da ampie casematte intercomunicanti, un tempo alloggi per la guarnigione austriaca ed ora sedi per esposizioni e manifestazioni o, come nel caso dei “fagiolini”, trasformate in una grande osteria con panche e tavoloni in legno dove degustare, come un tempo, il piatto tipico, servito in fumanti scodelle, gli ambienti a volta di botte sono riscaldati dai grandi camini d’epoca ancora oggi perfettamente funzionanti. L’intero ricavato della festa al proseguo dei lavori di recupero e manutenzione della cortina muraria che lambisce per intero il centro storico a cavallo del fiume Adda.73

Il Fasulin de l’òc cun le cudeghe è un piatto a km0, anzi a metro zero, come tutti i prodotti messi in tavola, con una filiera cortissima e tracciabile e con materie prime di esclusiva provenienza locale da quando, da tre anni a questa parte, i volontari coltivano personalmente il fagiolino dall’occhio di Pizzighettone da agricoltura locale, ripristinando un’antica coltura locale e seguendone lo sviluppo in tutte le sue fasi: dalla semina alla raccolta.

Durante le giornate di festa il piatto verrà cucinato espresso con due cotture lunghe al giorno che inizieranno fin dall’alba, invadendo l’intero paese col loro caratteristico profumo, con una produzione totale è di oltre 16 mila porzioni o meglio scodelle: i recipienti in cui i ‘fasulin’ vengono serviti fumanti, accompagnati da pane fresco e buon vino, come tradizione vuole.

Pizzighettone è un borgo meraviglioso che vale una visita, presenta l’unica cerchia di mura pressoché integra in provincia di Cremona ed una delle più imponenti tra quante sono sopravvissute in Lombardia. Aperta al pubblico, rivela al visitatore un’impressionante sequenza di ambienti interni (le casematte), di percorsi chiesa di S.Pietro (640x427) (2)sotterranei ed esterni, costituenti un’articolata struttura inserita in un suggestivo contesto paesaggistico d’indubbia valenza storica e naturale. Altre mete degne di una visita sono il “Torrione” in riva all’Adda, forse luogo della detenzione del re di Francia, al cui interno sopravvivono lacerti di affreschi e che con la “torre mozza” è l’unico resto dell’antico castello demolito a più riprese nell’Ottocento; la facciata del Palazzo Comunale risalente al Quattrocento e le chiese.

Tra queste la più antica è la parrocchiale dedicata a San Bassiano, dalla bella facciata in stile romanico, in cotto, la cui compattezza muraria, ingentilita da un ornamento polilobato che ne percorre gli spioventi a capanna, acquista levità nel magnifico rosone centrale. All’interno, sono imperdibili la Crocefissione di Bernardino Campi e le formelle marmoree trecentesche nella cappella della Madonna del Rosario.

Sulla riva destra offre al visitatore attento la suggestione delle silenziose vie, i grandi quadri della chiesa di San Rocco, tra cui la pala del Celebre Malosso, l’altar maggiore con il crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello o gli sfavillanti e contestati, ma anche ammirati, mosaici esterni ed interni della chiesa di San Pietro.

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.