Legnago, Verona – Agosto 1969. Mezzo milione di giovani si radunano a Bethel nello stato di New York nei campi della fattoria di Max Yasgur, per assistere a quello che diventerà il più famoso festival della storia.

La chiameranno “Woodstock Generation”, la generazione dei giovani che vissero in prima persona le contraddizioni dell’America di fine anni Sessanta, la corsa allo spazio e alla Luna, il rischio di una guerra nucleare, il braccio di ferro tra Usa e Urss, il Vietnam, lo scontro fra razzisti bianchi e attivisti neri, l’uccisione di John e Robert Kennedy, di Martin Luther King e Malcolm X, la contestazione di Berkeley e il Maggio Francese, la temporanea scomparsa dalle scene di Bob Dylan e la nascita di un nuovo mondo musicale e dell’industria dello spettacolo di massa.

Ora il concerto-spettacolo “Cocker, la leggenda di Woodstock”, creato e interpretato dal giornalista Giò Alajmo e dalla band Zampa di Cocker, racconta la storia di uno di loro, un giovane inglese di Sheffield che si trovò catapultato su quel palco a cantare il soul. Ancora una volta, dopo i Rolling Stones con il blues, un bianco inglese portava agli americani la loro musica nera.

La storia di Joe Cocker, a cinque anni esatti dalla sua morte, è raccontata attraverso un lungo viaggio fra ricordi, aneddoti e canzoni, che abbracciano non solo la carriera del Leone di Sheffield, ma anche quella di vari musicisti come i Beatles, Ray Charles, Zucchero, in un racconto musicale sul successo e la caduta, la rinascita e i trionfi, fino alla morte di uno dei musicisti simbolo della Woodstock Generation, anticipando le celebrazioni per i 50 anni del più grande e più famoso tra i Festival rock.