Una boccata d’aria fresca, pura poesia che prende forma nella leggerezza dei corpi e
nell’armonia dei movimenti.

Mai come in questo momento storico la danza aiuta a sognare, e torna a ricordarci l’emozione di vedere rappresentati in scena i nostri intimi legami con l’altro e le nostre passioni attraverso il contatto e il flusso energetico.

È durata purtroppo il tempo di un soffio questa tregua, che dal primo lockdown ci ha ricondotti in una forzata immobilità della quale, per ora, si fatica a vedere la fine.

Ma i fortunati spettatori presenti, all’inizio di questo autunno 2020, hanno avuto
l’opportunità di assistere a ben due prime della MM Contemporary Dance Company di
Michele Merola, fiore all’occhiello della danza ‘made in Italy’ e compagnia associata del
Circuito Danza Trentino-Alto Adige nel triennio 2018-2020.

Un frammento di Pastorale
Un frammento di Pastorale

Lo scorso 21 ottobre, al Teatro Sociale di Trento, si è alzato dunque il sipario su InDanza 2020, la stagione di danza contemporanea promossa dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara.

Hanno molto in comune Duo D’Eden, celeberrimo passo a due firmato da Maguy Marin,
per la prima volta interpretato da una compagnia indipendente italiana, e Pastorale, di
Michele Merola con i pianisti Giancarlo e Stefano Guarino a eseguire l’omonima Sinfonia
di Ludwig van Beethoven, un omaggio al musicista nell’anno dei festeggiamenti dei 250
anni dalla sua nascita.

Ci sono gli istinti che emergono, il desiderio di una connessione non solo tra umano e umano, ma anche tra uomo e natura, in un crescendo di emozione che permette di dare libero sfogo a un richiamo ancestrale all’unione, anche quando essa significa scontro, lotta, dolore.

Con un sottofondo che richiama la musica della natura e dell’acqua il primo, e sulle note sublimi di Beethoven il secondo, questi lavori ci ricordano i suoni del bosco e del mare, la carnalità ferina, la relazione intima con il paesaggio e gli elementi naturali, fino alla consapevolezza del ruolo centrale che la natura riveste nell’ottica della nostra stessa sopravvivenza.

Duo d'Eden: magia del corpo
Duo d’Eden: magia del corpo

A volte bisogna osare e seguire il proprio cuore, scegliendo di presentarsi nel modo più
semplice, mettendo in campo ciò che siamo e il lavoro che ci rappresenta.

Ha scelto proprio questa strada il maestro Merola quando ha scritto una lettera e l’ha spedita a Maguy Marin. Non si sarebbe mai aspettato una risposta così rapida, con il consenso a far rappresentare Duo D’Eden ai ballerini della compagnia.

E così i due danzatori e assistenti di Maguy Marin, Ennio Sammarco e Cathy Polo, sono arrivati in Italia, per lavorare insieme ai ragazzi.

Ed è stata complessa la scelta dei due interpreti, per la soddisfazione del maestro: “Questa difficoltà nell’individuare la coppia giusta mi ha dimostrato una volta di più come i miei danzatori siano tutti allo stesso livello. Tra di loro c’è armonia, ed è questa la carta vincente di MM Contemporary Dance Company”.

Non ha bisogno di presentazioni questa coreografa-capolavoro francese, che è valsa alla
sua creatrice il Leone d’Oro alla Carriera della Biennale di Venezia.

Magia pura
Magia pura

La ripresa del notissimo duetto in esclusiva nazionale per la MMCDC è a tutti gli effetti un evento. Nato nel 1986 ad Angers e interpretato anche da étoiles del Ballet de l’Opéra de Paris, Duo d’Eden è un articolato corpo a corpo di rara bellezza tra due esseri seminudi, un passo a due di prese e avvinghiamenti dal quale emerge uno stato di grazia da paradiso terrestre, complici anche i suoni della natura, il rumore dell’acqua di una cascata, le voci degli animali di una foresta vergine e misteriosa. E che richiede una padronanza assoluta, per le difficoltà tecniche a dir poco eccezionali.

Nel movimento dei due corpi sembra di riconoscere le tracce di una forza ancestrale, che rimanda quasi alla potenza degli alberi che si muovono al vento, delle edere avvinghiate ai tronchi che le sostengono con tale forza e tenacia che diventa difficile distinguere un elemento dall’altro.

C’è una vicinanza priva di malizie, quasi primitiva, in un tempo sospeso dove non ci sono tracce di peccati quanto piuttosto prove di presenza fisica e trasporto emotivo totalmente istintivi e dunque innocenti.

“Quando mi è stato proposto di pensare a un omaggio a Beethoven la mia mente è andata
subito alla Pastorale”, ha spiegato Michele Merola, che al termine della serata di debutto
trentino ha accettato generosamente di raccontare la genesi di questo lavoro coreografico
per nove interpreti davanti al pubblico del teatro.

“Ho voluto seguire l’andamento dei cinque movimenti della Sinfonia riallacciandomi al significato profondo del componimento e alle fonti di Beethoven: l’uomo a contatto con la natura e la vita campestre”.

Un topos romantico, quello dell’incontro con la natura, e in questo caso anche un dato di vita reale per Beethoven, che all’epoca del componimento trascorreva molto tempo in campagna.

‘Per le rocce, gli alberi e i boschi passano le risonanze di cui l’uomo ha bisogno’ recita,
infatti, il sottotitolo dell’opera.

“I mesi di lockdown sono stati, per me come per l’intero mondo degli artisti, occasione per riflettere su un tema di grande attualità, quello del rispetto della natura.

Mi piace sperare che attraverso questo lavoro giunga al pubblico l’input per nuove riflessioni sull’esigenza impellente di salvaguardare il pianeta che ci ospita. Interagendo con esso, trattandolo con il dovuto rispetto”.

E intanto si guarda al futuro. Intanto questi due nuovi titoli vanno quindi ad arricchire il vasto repertorio della compagnia, nata nel 1999 a Reggio Emilia e che vanta esibizioni in quattro continenti con i lavori firmati dal fondatore ma anche da Mats Ek, Mauro Bigonzetti, Thomas Noone, Gustavo Ramirez Sansano, Karl Alfred Schreiner, Eugenio Scigliano, Emanuele Soavi, Enrico Morelli e Daniele Ninarello.

E il maestro Merola lancia, da Trento, un appello accorato al pubblico, esprimendo il suo
desiderio più grande: “Stiamo vivendo un momento difficile per la danza, sacrificata come
tutte le arti e il mondo dello spettacolo e costretta a una pausa che fa male a tutti noi, a
partire dai danzatori.

Mi auguro che aumentino gli estimatori della danza e in questo modo anche lo spazio da dedicare a questa arte. Voglio che i miei danzatori vengano retribuiti, che possano vivere della loro arte, E soprattutto che non siano costretti a lasciare l’Italia. Li vogliamo qui con noi, questi ragazzi”.

E ce lo auguriamo di cuore anche noi, che abbiamo visto l’ennesima prova della gran
classe di questi danzatori, dalle movenze pulite e precise, frutto di un duro lavoro tecnico
ma anche dell’allenamento e della confidenza con una teatralità che si mostra essere
prezioso valore aggiunto.

Sembrano passati giorni da quella sera, resa ancora più speciale da un momento di
convivialità che ha permesso ai giornalisti e agli amici di conoscere da vicino gli interpreti
di una meravigliosa serata.

E ci si saluta co la promessa di un nuovo abbraccio, e di un ritorno a teatro. Quello che
ogni amante della cultura oggi desidera con grandissima nostalgia.