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Bussolengo, Verona – L’estinzione delle specie animali corre più veloce della loro capacità di riprodursi e ripopolare gli habitat naturali; le riserve genetiche e le reintroduzioni in natura potrebbero non bastare a compensare le perdite di fronte a una prospettiva di futuro che per alcune specie non supera i tre decenni.

Allora la ricerca scientifica cerca le risposte nell’unico ecosistema in grado di rispondere più velocemente ai cambiamenti climatici e alle alterazioni degli habitat: il microbiota intestinale, popolato da batteri, funghi, virus e protozoi che abitano l’intestino degli animali e che lavorano insieme a vantaggio dell’individuo.

In uno studio comparato condotto per quattro anni dal Parco Natura Viva di Bussolengo in collaborazione con l’Università di Bologna, frutto di un dottorato di ricerca e tre articoli scientifici pubblicati su Frontiers in Microbiology e su Microbial Ecology, i ricercatori hanno esaminato la comunità microbica intestinale di due specie in particolare, entrambe originarie di isole con popolazioni in rapido declino, entrambe giganti ed entrambe erbivore.

Lemure indri mentre si nutre di suolo forestale in Madagascar, foto di Valeria Torti

L’una rettile e l’altra mammifero: la testuggine gigante delle Seychelles e l’indri, il più grande di tutti i lemuri. Lo studio non invasivo ha coinvolto i campioni fecali di 18 indri in Madagascar e 17 testuggini giganti tra l’isola di Curieuse e l’Orto Botanico di Mahé alle Seychelles e il Parco Natura Viva in provincia di Verona.

“Non è più solo l’alimentazione l’elemento principale a determinare la diversità e la ricchezza del microbiota intestinale degli animali, uno dei maggiori responsabili della salute degli individui”, spiega Camillo Sandri, medico veterinario e curatore generale del Parco Natura Viva, autore dello studio.

“Ma è la complessità delle condizioni ambientali ad avere effetto su di esso: il cambiamento climatico, la deforestazione, la possibilità di scambio sociale tra gli individui e persino il sesso influiscono sull’efficacia dell’unica arma che gli animali stessi hanno a disposizione per salvarsi dalla scomparsa.

Testuggine gigante delle Seychelles al Parco Natura Viva

L’unica abbastanza veloce (i batteri hanno una velocità di rigenerazione che si conta in ore) da tenere testa al tasso di distruzione che l’uomo sta assicurando alla biodiversità”. Capire dunque quali siano le condizioni globali per mettere in sicurezza “la pancia” degli animali, significa poter programmare una conservazione di maggior successo.

“Il caso delle testuggini: ci siamo accorti a un certo punto dello studio – prosegue Sandri – che gli esemplari nell’ambiente controllato dell’Orto Botanico di Mahè godessero di una comunità microbica più diversificata di quella ospitata da individui allo stato selvatico sull’isola di Curieuse, dove la pressione antropica ha modificato notevolmente l’habitat soprattutto delle aree costiere.

O il caso degli indri: lemuri geofagi, per sopravvivere devono nutrirsi di un particolare suolo, disponibile solo se l’ambiente forestale mantiene le proprie caratteristiche e se i gruppi sociali sono in grado di conservare i propri equilibri. Saperlo, significa dunque poter agire velocemente alla radice del problema, intervenendo direttamente sulle cause dell’estinzione”.

Lo studio pluriennale che getta nuove basi per garantire la sopravvivenza degli esemplari sia in ambiente controllato che in natura, è stato possibile anche grazie all’accordo stipulato tra il Parco Natura Viva e la Seychelles National Parks Authority con il supporto del Ministero dell’Agricoltura, dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici delle Seychelles (Ministry of Agriculture, Environment and Climate Change) e la Conservation of Biodiversity Division, a cui si aggiunge il supporto di Green Teen Team Foundation, la fondazione della principessa Theodora von Liechtenstein.

Inoltre, importante per il lavoro sugli indri è stata la collaborazione con l’Università di Torino e la collaborazione di anni con le istituzioni del Madagascar, il supporto della Fondazione ARCA di Parco Natura Viva, a cui si aggiunge la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Torino e l’Università di Bolzano.