Fiori, alla regina, dalle donne del castello, in una spontanea manifestazione collettiva.
Il mare, con l’isola di Montecristo, avrebbe di lì e qualche giorno seguito, in ordine di tempo, tale iniziativa, ispirata alla ricorrenza di sant’Elena, essendosi manifestata, in un accurato gesto floreale, a Racconigi, nel corso di quello stesso mese di agosto che, ad inizio Novecento, era stato di riferimento ad un richiamo fra le due diverse località, significative sia dell’una che dell’altra meta visitata.

In quei frangenti, la giornata dell’onomastico di Sant’Elena era stata, fra l’altro, caratterizzata dai particolari di ciò che, nel 1901, andava a riguardare l’allora Regina d’Italia, Elena di Montenegro, a proposito della quale, anche un quotidiano locale, come lo era “La Sentinella Bresciana”, aveva documentato, nell’edizione festiva del 18 agosto, un omaggio tributatole, colto di rimando ad una notizia rilanciata da un’eco nazionale: “Le donne di Racconigi alla Regina Elena. Racconigi, 17. Ricorrendo domani l’onomastico della Regina Elena, le donne di Racconigi offrirono alla Regina un magnifico canestro di fiori, con nastro decorato degli stemmi di Savoia e Petrovik”.

L’indomani, lunedì 19 agosto, la medesima testata giornalistica aggiornava la menzionata figura reale, nel descriverla parte di una imminente trasferta sul mare, come al re Vittorio Emanuele III pare piacesse fare, nel scegliere di navigare con un mezzo contraddistinto dal nomignolo della amata consorte, anche, naturalmente, nel caso in cui l’obiettivo d’approdo fosse previsto nella nota isola del Tirreno, quale luogo selvatico che, per lui, sembrava materializzasse pure la meta di un’ottima riserva per andare a cacciare: “I reali a Montecristo. Roma 18, ore 21. Il yacht reale Jela, si recherà tra giorni a Genova per imbarcarvi le Loro Maestà, il Re e la Regina e condurli a Montecristo. La gita dei reali durerà tre o quattro giorni”.

Nel cuneense, la strada di ritorno per la sopra menzionata Racconigi lascerà, in un qualche modo, traccia anche nel bresciano, qualche anno dopo, mediante il giornale “La Sentinella Bresciana”, per riferire in pari data, rapportata, però, al 1904, gli estemporanei retroscena esemplificativi dell’allora pratica automobilistica, interpretata tra i rischi della strada: “Incidenti all’automobile reale. Scrivono da Cuneo, 17: Alcuni giorni or sono, sebbene, ora, soltanto si viene a sapere, tornando il Re da una gita alla famosa Certosa di Pesio, incontravasi, lungo la ripida e tortuosa strada della valle, con un carro che andava ad urtare con violenza l’automobile reale producendogli rilevanti danni. Inutilmente si impiegò oltre un’ora nel tentare sul posto la riparazione: per tornare a Racconigi, si dovette accettare l’offerta d’un forestiere alloggiato alla certosa e che mise a disposizione del Re un’altra automobile. Pochi giorni dopo, press’a poco nella località medesima, fu l’automobile del Re che urtò rudemente un carretto, trascinato da un asinello così che l’animale e veicolo vennero sbalzati nel fosso laterale della strada. Le conseguenze di questo urto non furono gravi, tuttavia il Re faceva tenere al proprietario del carretto e dell’asinello, un’indennità di L. 125. Ora, l’autorità prefettizia ha richiamato severamente i carrettieri all’osservanza delle disposizioni pel transito lungo le pubbliche strade ad eliminare la frequenza di simili incidenti. E le contravvenzioni fioccano”.

Nel frattempo, l’onomastico della consorte reale aveva seguitato il suo puntuale periodare, lungo le calde giornate dell’estate che, anche nell’agosto del 1903, avevano dato materiale per circostanziare i segni sparsi di una corrispondenza nazionale, in grado, cioè, di documentare il tributo d’attenzione riservato alla persona da festeggiare della quale, contestualmente, se ne tratteggiava il ruolo positivo in una figura popolare, al centro di una dinamica restituita, a margine del 18 agosto, alla titolarità di un caratteristico appellativo, celebrato, non a caso, all’apice di tutta una piramide istituzionale.

La circostanza era osservata anche in una serie di dettagli, tradotti nella memoria bresciana di una realtà descritta, nel capoluogo lombardo, mediante il breve resoconto di come i medesimi festeggiamenti fossero stati condotti in un corrispondente ambito locale: “L’onomastico della Regina Elena. Tutti i cuori gentili d’Italia hanno inviato, ieri, alla Augusta Maestà della Regina Elena, fervidi voti augurali. Ricorreva il suo onomastico ed, alla festa famigliare, che ha allietato i reali nel castello di Racconigi, si sono uniti con il pensiero e con l’animo quanti hanno imparato ad amare la dolce compagna di Vittorio Emanuele III. Nella fausta ricorrenza di ieri, anche Brescia ha reso all’amata regina un riverente omaggio. A tutti gli uffici pubblici ed a numerosissime case private, venne esposta in segno di festa la bandiera nazionale, e, ieri sera, la brava musica del Reggimento Piemonte Reale cavalleria eseguì sul Corso del Teatro, dinnanzi ad un pubblico affollato, uno scelto ed applaudito concerto. La Deputazione Provinciale ed il Municipio spedirono ieri telegrammi di felicitazione”.

Dalle fugaci note musicali, alla permanenza, invece, di un dono prezioso in smalto d’oro, fra diamanti e rubini, era ancora il “Corso Teatro” di Brescia, oggi “Corso Zanardelli”, ad essere stato segno di una perpendicolare sintesi d’intesa, intercorsa attraverso certe elogiate manifestazioni di sostegno, espresse ai sovrani del tempo.

Pare che qui, in una delle già allora presenti, vetrine di questo tipico scampolo cittadino, situato nel frequentato assetto di un notevole intreccio sociale che caratteristicamente vi risultava, nel centro, essere indicativo, si era stabilita una corrispondenza a distanza fra la famiglia reale ed il messaggio intrinseco che, alla messa in atto, a Brescia, di una specifica esposizione a tema, era risultato essere emblematicamente significativo.

Si era trattato dell’esposizione di un ritratto, fatto a ricamo, del re Umberto, eseguito nei mesi appena seguenti il regicidio di Monza, nell’ambito di un manufatto, prima mostrato in vetrina, all’approvazione generale, e poi, con un garbato invio a chi di dovere, anche donato alla considerazione regale, in particolar modo alla regina Margherita, in quanto consorte di tale defunto sovrano.

A lui, al re Umberto I, la regina Margherita sopravviverà per circa cinque lustri, condividendo, in altri panni con la sua nuora, Elena, moglie di Vittorio Emanuele III, il titolo di regina, come aveva documentato il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 19 agosto 1901, contestualmente al testimoniare, dal territorio, un particolare spaccato di quei giorni, nel regio riflesso di ciò che vi si reputava al netto di un rilievo peculiare: “La Regina Madre a ad una signorina bresciana. I lettori ricorderanno il bellissimo lavoro a ricamo compiuto dalla giovane nostra concittadina Giuditta Bertoloni, e rappresentante re Umberto, che stette per parecchi giorni esposto sul largo del teatro delle vetrine del signor Bertoglio. Di quel lavoro bellissimo la signorina Bertoloni fece omaggio gentile alla Regina Madre, la quale corrispondeva alla offerta, volentieri accolta, mandando alla Bertoloni, un fermaglio d’oro smaltato con iniziale sormontato dalla corona reale e contornata da diamanti e rubini. Il regalo, poi, era accompagnato dalla lettera seguente: “Stupinigi, 10 agosto 1901. Distintissima Signorina, Sotto gli auspici di Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio dei Ministri, è pervenuto a Sua Maestà la Regina Madre, il quadro racchiudente un ritratto del compianto Re Umberto con accurata e paziente opera di ricamo eseguito dalla S.V.. Alla gentile offerta che tanto bene attesta dei sentimenti devoti e dell’animo delicato di V.S., non poteva mancare il benevolo accoglimento della Maestà Sua, sempre sensibile e grata ad ogni manifestazione di reverente ed affettuoso culto, serbato alla venerata memoria dell’estinto sovrano. Desiderando quindi, l’Augusta Signora di provare alla S.V. quanto gradito le sia giunto il di Lei delicatissimo pensiero, si è compiaciuta destinarle il qui unito gioiello, e mi ha commesso di farglielo tenere, con le più vive espressioni di benevolenza e con i più lusinghieri encomi, per le artistiche attitudini di cui il lavoro è pregevolissimo saggio. Compio assai volentieri il piacevole ufficio e mi valgo dell’occasione per riaffermarle, gentilissima signorina, la mia distinta osservanza. Il Cavaliere d’onore di Sua Maestà, G. Guiccioli. Alla Signorina Giuditta Bertoloni”.