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In otto anni, quasi ogni Comune lombardo era stato dotato di una scuola.

Tale lasso di tempo corrispondeva al 1830 fornendovi “l’ordinamento e progressi della pubblica istruzione elementare in Lombardia dall’epoca della sua istituzione sino a tutto l’anno 1829”.

Ciò vuol dire che, in quel tratto di storia, si prendeva atto di alcuni aspetti maturati nel recente passato, rispetto all’andare dei giorni sempre in corsa, per cercare di appurare quanto era stato fatto e ciò che ancora ci si prometteva di fare, a favore delle giovani generazioni in età scolare, all’epoca con Vienna a capitale, anche della Lombardia, in una gestione governativa che non esulava, pure, dal disporre, nei territori periferici, un’implementazione del servizio di istruzione elementare.

Se ne sapeva qualcosa a riguardo di ciò dalla lettura della “Gazzetta Privilegiata di Milano” del 24 settembre 1831 dove si resocontava tale tematica per quanto concerneva gli allora 2251 Comuni lombardi, andando a costituire, questo giornale, un’indiretta fonte concomitante al periodo stesso che andava a rappresentare, in modo da sostantivare, se non fosse ancora chiaro, la citazione dei suoi stessi contenuti anche in altro modo significativi, profilandosi, cioè, alla luce postuma di un’attenzione storiografica attuale.

Come una finestra spalancata sulla dimensione del Lombardo Veneto, mediante un asseverato grandangolo di osservazione divulgativa circa il quale non si ha ragione di dubitare, un’eco territoriale acquisiva dalla stampa di Milano una visione regionale con la quale, per grazia dei dati allora disponibili, era dato il sapere che, a fronte delle province, rispettivamente ascrivibili a quelle di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lodi e Crema, Mantova, Milano, Pavia e Sondrio, ci fossero 2169 maestri e 1076 maestre in Lombardia, ad istruire 107457 alunni e 48135 alunne.

La statistica si proporzionava a praticate distinzioni di genere maschile e femminile, per le quali la disamina pubblicata, nell’edizione meneghina del giornale menzionato, andava a proseguire con il proporzionare fosse a un maestro disponibile, ogni 35 scolari, e di una maestra, presente ogni 37 scolare, il rapporto della scuola elementare a Bergamo e provincia, analogamente alla medesima stima, intercorrente fra città capoluogo e territorio, ma di Brescia, con uno a 40 e di una a 45, mentre a Como i dati si riconducevano a uno a 39 e di una a 77, quale proporzione indicativa, quest’ultima, più alta fra quelle delle differenti province lombarde.

A Cremona, quanti maestri ci fossero rispetto ai loro discenti, si sviluppava nel rapporto di uno ogni 36, mentre le maestre erano una ogni 42, potendo modularsi nel merito di tale stato dell’arte, anche Lodi e Crema, costituenti un’unica provincia attorno queste antiche terre basse viscontee, che, a sua volta, si distingueva per uno ogni 44 e di una ogni 56, con Mantova che concorreva al quadro regionale, caratterizzandosi con uno ogni 33 e con una ogni 28, quale preminenza della cifra statistica favorevolmente più bassa, fra tutte, in un rapporto fra quante fossero le maestre, in relazione al quantitativo delle loro allieve.
A Milano, tale statistica lievitava a uno ogni 60 e di una ogni 62, mentre a Pavia la stima, registrata in tale ambito, si era rivelata essere di uno ogni 48 e di una ogni 72, contemplando, tale studio capillare, anche Sondrio, con un maestro in servizio ogni 25 scolari e di una maestra in cattedra per ogni 75 alunne.

Tutto ciò concerneva “una pubblica scuola per la primaria istruzione dei fanciulli dall’età di sei anni ai dodici”, durante l’anno 1830, in quella Lombardia, forte di 2416000 abitanti nel censimento del 1833, che enumerava, in tale contingenza storica, 3378 scuole, secondo un ammontare complessivo, fra scuole denominate “minori” e quelle ritenute “maggiori”, quando, con le prime, ci si riferiva ai destinatari soggetti allo studio basilare dei primi rudimenti della religione cattolica, come pure dello scrivere, con il riuscire a provvedere ad esprimersi in un comprensibile ordine scritto di esposizione, insieme al leggere e, come si usa dire, al sapere fare di conto, unitamente all’apprendere pesi, misure ed unità di valuta, mentre, in quelle “maggiori” si approfondiva il tutto, ovviamente affrontando altre materie, come, fra le altre, le basi del latino, per i maschi, ed i lavori femminili, per l’altra “metà del cielo”, dilungandosi, pure, in ulteriori anni di studio, quattro, terminati i quali si poteva accedere alla scuole tecniche.

Brescia, con 20 scuole “maggiori”, ne aveva di più di altre provincie, mentre quelle “minori” del suo territorio erano, anch’esse fra maschili e femminili, nel numero di 534, come dato superato da Bergamo, con ben 909, distanziante di parecchio, anche le altre peculiarità provinciali territorialmente d’interesse, per la medesima rilevazione delle sedi scolastiche.

Alla terra orobica, questa “Gazzetta Privilegiata di Milano” d’inizio autunno del 1831 attribuiva una citazione specifica, posta a corredo del resoconto sul comparto scolastico di quei giorni, andando a configurare un affresco circostanziato, nella mentalità dell’epoca, circa il fare scuola: “(…) Nella piccola terra di Casirate, posta nel distretto di Treviglio, provincia di Bergamo, quell’attivissimo Imperial Regio Ispettore distrettuale, sacerdote don Luigi Tosi, ha fondato, nello scorso anno, un beneficio ecclesiastico col carico di tener aperta, nella stagione invernale, ogni sera, una pubblica e gratuita scuola per tutti i giovani di quel paese che hanno già passato l’età dei 12 sino agli anni 18, coll’assegno di un annuo premio di lire 40 austriache a quello che fra gli allievi che avendo raggiunto l’età dei diciotto anni siasi distinto più di ogni altro per profitto ed esemplarità di condotta (…)”.

Ancora, su un quadro più generale, la stima scolastica, in un’ottica popolare, ovvero connessa alle possibilità compatibili con la predominante base sociale, era sintetizzata con il segnalare l’informazione, evolutasi nel tempo a parametro storico di un significativo particolare, che “(…) L’ammontare complessivo dè fanciulli dei due sessi pubblicamente e gratuitamente istruiti nelle scuole elementari tanto maggiori che minori, tanto regie che comunali, fu di 155592 individui. Oltre questo numero di fanciulli, se ne contarono 3607 ammaestrati nelle pubbliche scuole festive, ossiano scuole della domenica; 1134 giovinetti d’entrambi i sessi istruiti nei pubblici stabilimenti e collegi; 1680 alunni ed alunne nei collegi privati e nelle private case di educazione e 15877 altri alunni dei due sessi che ebbero l’istruzione nelle scuole elementari private; per cui venne computato complessivamente nell’anno 1830 l’ingente numero di cento settanta sette mila ed ottocento novanta individui che dall’età da sei ai dodici anni hanno approfittato dell’elementare istruzione (…)”.

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