Travagliato (Brescia) – Il crocefisso doveva essere posto in alto di modo che ogni malato ricoverato potesse scorgerlo e riceverne conforto. E’ questa una delle diverse considerazioni che traspaiono da uno scritto ottocentesco pubblicato sulla rivista “Cosmorama pittorico” a commento dell’ospedale travagliatese poco tempo dopo la sua apertura.

La pubblicazione, a seguito di una tradizione editoriale quinquennale, risale al 1839, quando, nel regno Lombardo Veneto, veniva edita nel numero 19 che, nelle pagine 145 e 146 dedicava una dettagliata esamina della peculiare realtà sanitaria travagliatese. Pagine che, nella fattispecie di due facciate in un unico foglio, sono state recentemente recuperate dal travagliatese Giuseppe Zanotti in un mercatino d’antiquariato. Il singolare documento, carico di storia ultrasecolare, si propone ancor oggi nei termini di un resoconto improntato ad un’attualità che, nonostante sia ormai inevitabilmente superata, conserva la significativa determinazione di porre in risalto una funzionale ed apprezzata struttura sanitaria in grado di far distingure il paese a cui appartiene ed in cui ha la caratteristica collocazione.

L’autore dello scritto, in pratica, considera l’intera complessità dell’edificio, evidenziando l’autorevole maestrìa del rinomato architetto Rodolfo Vantini che è il prestigioso professionista artefice dell’opera architettonica sopravvissuta nel tempo, mutando destinazione e finalità, pur mantenendo il proprio ruolo strutturale in ambito sociale. L’attuale biblioteca, unitamente agli spazi che definiscono la sede di alcune realtà di impegno comunitario travagliatese, era uno degli ospedali che più suscitavano l’entusiasmo dei contemporanei del secolo scorso, nei termini di affidabilità e di innovazione adatte a soddisfare le aspettative da sempre in cerca del bello e dell’utile di ogni epoca. Ciò è dimostrato dalle parole usate dall’autore capaci di indurre alla giustificata intuizione che non siano state usate a semplice titolo personale, ma invece riflettano i diffusi sentimenti ispirati alla nuova opera ospedaliera così come raccolti dall’esperienza diretta di chi la scorgeva e più a fondo la sperimentava nelle proprie conseguenti valutazioni.

L’ospedale a Travagliato era un’opera nuova e l’autore dello scritto, di cui non si conosce l’esatta identità perchè di sè reca le sole iniziali P.Z. , sintetizza così questo evento significativo: “…..la bravura onde fu concepito e architettato, la generosità con cui lo divisarono ed in breve tempo lo condussero a termine que’ popolani , ci pare che meriti non poca lode, e che debba riuscire non solo d’aggradimento, ma di emulazione e di esempio su questo Cosmorama, per quelli che difficilmente potranno o vorranno visitarlo”. La rivista “Cosmorama pittorico“, dove il descritto ospedale travagliatese sfoggia tutto il proprio appariscente stile neoclassico, sia attraverso la pubblicazione di una suggestiva grafica che ne disegna visivamente i contorni, sia attraverso le parole del cronista, è quindi intesa da chi scriveva, nel qualificato ruolo di stampa a livello informativo e divulgativo del pregio che poteva ricondursi ad una delle più meritevoli ed interessanti opere architettoniche disponibili sulla piazza del tempo.

Se alcuno volesse accusare di soverchia magnificenza questo concetto (costruzione) e quasi disadatto a piccola terra (paese) , e a un ospizio (ospedale ) di pochi infermi (malati), noi risponderemo, che l’ardore e lo zelo di un popolo si (colga) meglio quando all’utile di una intrapresa si aggiunga il bello e il magnifico, e all’intendimento di giovare a quello pure di recare ornamento e fama al proprio paese: che nelle opere pubbliche si dovrebbe sempre, a somiglianza degli antichi Romani imprimere un carattere di maestà e di grandezza che le segnalasse e distinguesse dalle private“: come è affermato nella pubblicazione a evidente e compiacente corrispondenza al neoclassicismo imperante dell’epoca nella quale prende forma l’ospedale travagliatese, mentre l’Austria è di casa nelle contrade nostrane con il dominio imperiale degli Asburgo.

Opera di Luigi Casermieri

Le dieci giornate di Brescia, in ribellione irressurrezionale contro il governo austriaco, sarebbero accadute un decennio più tardi di quanto sia invece la data, molto più felice e antecedente, dell’acclamata apertura dell’ospedale, il 20 settembre 1838. Così, infatti si può apprendere dallo scritto accennato che illustra anche l’iscrizione marmorea, a dire dell’autore, riposta nelle da poco costruite strutture ospedaliere, che sintetizza, a sommi capi, la storia dell’edificio la cui costruzione è avvenuta tra il 1824 e il 1838, mentre l’apertura ai malati ha avuto luogo il 20 settembre 1838, dopo che il 17 ottobre 1837 è stato visitato probabilmente ancora incompiuto, dall’arciduca Raineri vicerè del regno Lombardo Veneto che, come si evince da quanto pubblicato: “….lo onorasse di una sua visita e di quelle parole di compiacenza che valgono solo più di ogni altra cosa di ricompensa e di premio adeguato a più nobili intraprendimenti.

E’ risaputo che di questa evocata intrapendenza ne è stata protagonista la comunità travagliatese, in quanto di ciò si ha conferma anche da quanto raccontato nell’esaminata edizione della rivista Cosmorama che, tra le righe dedicate all’immobile sanitario di Travagliato, esprime la inequivocabile paternità, ascrivibile al paese, della raggiunta edificazione dell’ospedale. Era da quattordici anni che si era presa veramente sul serio la presistente intenzione progettuale di un ospedale da realizzarsi a Travagliato: tempo bastevole perchè dopo le necessarie deduzioni si decidesse di affidare l’incarico di tanto considerevole proposito all’architetto Rodolfo Vantini. Per il costo di centoquarantamila lire austriache l’attesa struttura venne quindi ad innalzarsi concretamente in quel tratto di campagna appena fuori dall’allora abitato travagliatese, imponendosi negli spazi riservati all’intervento costruttivo i quali tuttora tutelano l’intero complesso con un’ariosa cornice in grado di esaltarlo e di distinguerlo dall’evoluzione urbanistica circostante.

Accresce salubrità e amenità all’edificio un ombroso giardino, con siepi di sempreverdi, e cespugli di rose, e gruppi d’alberi, e praticelli intersecati da rigagnoli e da viottoli, con frequenti sedili a ricreamento e riposo dei convalescenti“: riferisce l’autore dello scritto che pure traccia le prime note storiche dell’inizio delle attività nell’ospedale, soprattutto per quanto riguarda un significativo aspetto umano:” …. nè dee tacersi che altra considerevole somma si tiene in serbo di sostanza patrimoniale; e tutto ciò fu donato dal ricco e dal povero e volenterosamente nello spazio di non molti anni“.

In particolare lo scritto rimanda all’apposita nota a piè pagina per la distinzione dei più zelanti benefattori: “Antonio Pitozzi, amministratore degli spedali di Brescia, presidente della commisione alla fabbrica; Giacomo Martinengo amministratore de’ PP. LL. elemosinieri e dell’ospedale di Travagliato; Silvestro Bertoletti e Vincenzo Maj, sacerdoti incaricati all’esigenza delle offerte“.

La pubblicazione ottocentesca informa, tanto i lettori di allora, quanto potenzialmente quelli di oggi, sull’organizzazione strutturale interna all’ospedale che, nonostante rappresenti una realtà estinta configura tuttora nella odierna attualità, le tracce incancellabili del suo interessante passato, anche se convertite ad altre pubbliche utilità e modellate da diverse finalità sociali.

L’autore che affida alla perdurante e significativa testimonianza del proprio scritto la descrizione del da poco concluso ospedale di Travagliato, usa queste parole per figurarne gli ampi settori interni: “Una scala di sette gradi dà accesso ad un portico tetrastilo d’ordine dorico il quale sorge in fronte all’edifizio e ne forma il vestibolo. Sotto a questo portico s’aprono tre porte. Quella di mezzo più spaziosa dell’altra introduce nell’infermeria , ampia sala di forma rettangolare , nel cui fondo sorge l’altare pel sacrifizio posto in luogo elevato perchè ciascun malato giacente nel proprio letto vegga il crocifisso che vi sta sopra e ne riceva conforto. Le due laterali intromettono ai corridoi che sono allato di essa, i quali danno ingresso a diverse stanze destinate ai varii servigii del luogo. Amendue questi corridoi mettono capo ad un portico, che forma peristilio a spazioso cortile di forma rettangolare situato posteriormente all’infermeria. Nel lato del cortile che fa riscontro ad essa sono disposti bagni opportunamente divisi ne’ sessi e con tutti i comodi che vi sono richiesti, saluberrimo provvedimento contro la pellagra che affligge ogni anno ed uccide non pochi degli abitanti di questi dintorni, e di cui già si vede assai diminuita la malignità e scemati i danni, da chè il benefizio de’ bagni vi si offre gratuito e copioso alla popolazione.”

L’ospedale travagliatese ha cominciato a dare prova della propria attesa fruibilità con l’apertura ufficiale ai malati che, come riferisce l’iscrizione già accennata posta sull’edificio e riportata sulla rivista, si è verificata congiuntamente ad un altro evento importante per i contemporanei di quel periodo. Infatti, l’apertura dell’ospedale, datata 20 settembre 1838 ha coinciso con l’arrivo dell’imperatore d’Austria Ferdinando Primo nella nostra provincia e, per coniugare l’ufficialità e l’autorevolezza dell’illustre personaggio alla rarità dell’avvio di un ospedale a Travagliato, pare che per questo motivo, la costituita opera vantiniana abbia avuto in sorte di aggiudicarsi tale non casuale principio al proprio uso da parte degli ammalati.

1 commento

  1. Sempre molto interessanti e curiosi i tuoi scritti…..frutto di appassionanti ricerche…continua mi raccomando

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