Brescia – Con il naso all’insù, per seguire la corsa di un corpo celeste, proiettato verso un inesorabile impatto con la crosta terrestre. A Brescia, un meteorite pare abbia tracciato in cielo la propria fugace storia evanescente, traslata, attraverso l’estemporaneità di pochi attimi, nella fissità tipografica pertinente a quella stampa che ne aveva catturato la fulminea evoluzione transitoria di un fenomeno sorprendente.

Ai pochi privilegiati, testimoni del curioso evento appariscente, è subentrata la versione divulgata in una puntuale cronaca conseguente che, l’edizione della “Sentinella Bresciana” del 03 marzo 1888 interpretava, mediante il relativo resoconto di allora, in una chiara sintesi giunta fino al presente: “Ieri mattina, un po’ prima delle sei, il cielo si illuminò e una luce abbagliante fece levare la testa a coloro che si trovavano in giro. Un nostro distributore che era verso S. Nazaro lo vide dirigersi da sud est a sud ovest e credette fosse andato a cadere presso la birreria Coppola; un amico nostro lo vide venendo da S. Francesco di Paola e gli parve che andasse a cadere presso il chalet Murari di Porta Venezia; a Ponte Alto la meteora fu pure vista e sembra che sia caduta in quei paraggi. Dovunque è stata vista, la sua luce fu così viva da abbarbagliare; era una massa di fuoco che solcava l’orizzonte e discendeva velocissimamente; la caduta è stata preceduta da una detonazione abbastanza forte. Sembra trattarsi di un bolide e sarebbe il terzo che, nello spazio di poco più di trent’anni, cadde nella nostra provincia (…)”.

bolideTerzo, in quanto successivo ai due casi conclamati delle meteoriti rispettivamente afferenti le due località di pianura, in capo ai paesi rurali di Trenzano (1856) e di Alfianello (1883), mentre nella suddetta circostanza marzolina, sperimentata in chiave cittadina, insieme ad una serie di luoghi da dove giungevano le voci di altrettanti testimoni, pare si facesse strada un punto di schianto del solido extraterrestre nel tratto in cui era stato ravvisato nelle vicinanze stesse del capoluogo bresciano, bersagliato nelle sue dirette adiacenze, come pure si evince da un ulteriore contributo di stampa, apparso il 04 marzo seguente che ancora si pronunciava sul tema, modellandone altri riferimenti per una interessante ricostruzione saliente: “Il bolide. A proposito del bolide caduto ier l’altro nei pressi della città, l’egregio amico nostro conte F. Caprioli ci scrive: Brescia, lì 3 marzo 1888. Carissimo Galottini, E’ propriamente vero che una grande meteora luminosa, accompagnata da lieve rumore, si è ieri mattina mostrata nelle vicinanze della nostra città e che andò a spegnersi nelle regioni di Costalunga, frazione di Mompiano, a quanto pare nei fondi di proprietà del nobile signor Giulio Luchi. Le trascrivo l’ingenua descrizione fattamente da una mia dipendente che, alle ore sei circa di ieri mattina, si trovava in quelle vicinanze a smerciare una pentola di latte. “Erano circa le ore sei quando vidi una gran luce ed un corpo luminoso della grandezza apparente della Luna che si dirigeva verso terra, dove, appena giunta, sembrò dimenare, come farebbe un animale, una coda lunga, apparentemente più di un metro, e di due colori, verde cioè e rosso, poi subito sembrò suddividersi in un immenso numero di scintille, sicchè mi parve che tutto il bosco nelle vicinanze dovesse andare in fiamme; mi sono molto spaventata perchè credetti che la Luna fosse caduta in Costalunga, nelle vicinanze della casa che io abito”. Questo il racconto, io poi le ho raccomandato di fare delle ricerche nei dintorni per vedere se venisse fatto di ritrovare alcun pezzo di ciò che sarà probabilmente un aerolito. La riverisco e mi protesto suo Aff.mo amico, Francesco Caprioli”.

La ricerca, di tale reperto proveniente da un’altra dimensione incombente, come debita analisi d’approfondimento già proposta nell’articolo del citato giorno prima e pubblicato dal medesimo quotidiano in questione che ne aveva colto la notizia irrompente, forse si era resa più impervia, nel luogo in cui pure collimavano, concordi, le diverse segnalazioni scaturite dall’osservazione di questo fenomeno sfuggente, nella sua deflagrata evoluzione consistente, già transitante fra i piani superiori del globo terrestre.

Una ricognizione, in questo caso, sperimentata nel lasciare la letteratura scientifica sguarnita dal pronunciamento di un avvallante attestazione competente, come se le tracce, sul posto dell’impatto, fossero pari al mistero del nulla avvolgente l’intera apparizione trascendente che, alla vista ed all’udito, si erano rivelate connesse a quella diretta impressione che ad una certa memoria erano state impresse, mentre, le stesse, fuggivano però, alla presa tattile della proporzione di uno studio attinente, mimetizzandosi nello spazio recondito dell’ambiente circostante, in cui sembra abbiano trovato una soluzione occulta per confondere il riscontro materiale della propria misteriosa apparizione, coincidente, infine, con quella località di Ponte Alto che sembra le sia risultata pertinente.

Trattasi, nell’ormai estinta toponomastica locale, come si può leggere nell’Enciclopedia Bresciana, per l’Editrice “La Voce del Popolo”, alla voce corrispondente, di “Via e località frequentatissime a nord-est del castello. Il Robecchi fa coincidere la località con l’attuale Piazzale Golgi. Gezio Mazza nel 1911 rilevava che la via incominciava al crocicchio della Conchiglia (ora via Pisacane) e si congiungeva alla via che porta a Costalunga. A ovest, via S. Antonino la metteva in comunicazione con Borgo Trento. La parte superiore a sinistra costeggiava il Celato, a destra lambiva le prime alture dei Ronchi. Anticamente un ponte di legno, alquanto rialzato, congiungeva la località illustrata colla vecchia tortuosa strada che corre tra il Garza e il Celato, mettendo sulla via Branze all’imbocco di Mompiano. Probabilmente da questo ponte prese nome la via. (…)”.