Tempo di lettura: 6 minuti

Secondo tale versione giornalistica, il duello aereo non si poteva fare. Pare che ci si dovesse aggiornare alla ratifica di una raggiunta pacificazione ufficiale. La guerra era finita, ma la pace non era stata ancora pattuita.

Il lavoro sottile della diplomazia imbastiva prove d’intesa attorno a quei giorni, appena successivi al Primo Conflitto Mondiale, nella lunga conferenza di Pace di Parigi, durata dal 1919 al 1920, attraverso il confronto fra le nazioni prima belligeranti in una sanguinosa lotta epocale.

Un dato di fatto che emergeva pure per il tramite di quelle annunciate evoluzioni aeree che, per il momento, non si erano potute fare. In pratica, due piloti d’aereo, dovevano sfidarsi a duello, alzandosi in volo, con i propri apparecchi, ma per il formale perdurare di un clima di guerra, non si erano potuti prendere la libertà di questa alternativa alle più ricorrenti risposte date alle questioni risolte calcando la terra.

Una singolare vertenza, rimbalzata fra certi comuni mortali, fino allo spazio sconfinato dell’etere che, invece di ridimensionare nell’astrattezza infinita alcune pendenze insorte tra gli spazi contingentati sul piano terrestre, si prestava a ribadire una mentalità ostinata sul campo dell’onore per risolvere la sfida mirata al prevalere dell’uno sull’altro, in una bega pedestre.

Dell’aviazione, curiosamente assurta alle schermaglie di una estemporanea contrapposizione cavalleresca, riferiva l’edizione de “La Provincia di Brescia” di venerdì 14 marzo 1919, pubblicando, fra l’altro, che “Un duello singolare su due aeroplani da caccia. Parigi, 13: L’aviatore smobilizzato Vaudecrane era stato qualificato imboscato dallo scrittore ed aviatore Schreiber. In seguito a ciò, Vaudecrane ha inviato i suoi padrini a Schreiber. E’ stato scelto il cielo come terreno e, per arma, l’aeroplano da caccia. I padrini avranno oggi un colloquio per fissare le condizioni dello scontro. Un successivo telegramma da Parigi informa che i padrini hanno ritenuto che l’attuale stato di guerra non permette una soluzione della vertenza mediante il duello. La vertenza è rinviata a dopo la firma della pace”.

Il mese prima, le cronache locali permettevano di fare appurare anche il ruolo in atto da parte dall’aviazione, attraverso quel funzionale ambito sperimentale che, fra l’altro, misurava in quattro ore di percorrenza il tragitto fra la località bresciana di Ghedi e la meta di Centocelle, non lontana dalla capitale. In questo caso, è il quotidiano “La Sentinella Bresciana” a precisare, nella stampa del primo febbraio, i passi compiuti nel ricorso a tali mezzi a motore, secondo quel ragguagliato computo statistico che assegnava a questi velivoli la naturale prerogativa dell’incentivata modalità di spostamento più veloce: “In volo Ghedi – Roma in 4 ore. Il campo sperimentale. Roma 31, gennaio: Stamane S.A.R. (Sua Altezza Reale) il Luogotenente Generale di S.M. il Re si è recato sul campo di Centocelle, sede del gruppo sperimentale delle comunicazioni aeree, accompagnato dal vice ammiraglio Maranco di Moriondo e dal capitano di vascello Terni di Besio e ricevuto dal sottosegretario per l’aeronautica Conti, col Capo di Gabinetto comm. Anardi, direttore dell’aeronautica e dal maggiore Mercanti, comandante il gruppo sperimentale.
S.A.R. il Duca di Genova si è vivamente interessato dagli esperimenti di comunicazioni aeree portando specialmente la sua attenzione sopra il Caproni con berlina chiusa per trasporto di passeggeri, arrivato da Milano, e sulla squadriglia S.V.A. (Savoia, Verduzio, Ansaldo) pronta per gli esperimenti di comunicazioni quotidiane con Napoli. Questa ha preso la partenza alla presenza di S.A.R., quindi il Caproni – berlina – ha volato con dieci persone a bordo e successivamente con altri personaggi, tra cui lo stesso Sottosegretario per l’aeronautica (…). I sei apparecchi della S.V.A. partirono alle ore 11 al comando del tenente Pallavicino, pilotati dall’aiutante di battaglia Angelini e dai sergenti Verona, Cassignoli, Massa e Cerri e sono arrivati insieme a Napoli, alle ore 12.10. Ripartiti da Napoli, alle ore 14, atterravano nuovamente a Centocelle alle ore 15,10. Nello stesso giorno, arrivava anche un Caproni da Ghedi (Brescia) che ha compiuto il tragitto di 520 km circa in 4 ore. L’equipaggio era composto dal capitano Crioiti, dal tenente Barbieri,e dal caporale Odelscalchi”.

Con la primavera seguente, analoghi rapporti, rilevati nel superamento di una distanza maggiore, affrontata in cinque ore, erano testimoniati dalla medesima testata giornalistica, l’11 aprile 1919, nel documentare la promettente resa di un mezzo ormai coniugato allo spazio conquistato nel volo di una diversa rotta aerea, nell’alto inafferrabile di un’ulteriore dimensione: “1000 km in volo in cinque ore. Roma, 10 aprile. Oggi sono ritornati, in volo, al campo di Centocelle i piloti tenenti Brenta Giacomo e sergente Verona Giacomo, del gruppo sperimentale che giorni or sono, eseguendo una ricognizione sulla rotta marittima del golfo di Lione, avevano atterrato al campo di Montelimar. Partiti dal campo di aviazione francese di Istres (Orange) stamane alle ore 9,30, malgrado le condizioni atmosferiche costantemente avverse su tutto l’intero percorso, atterravano felicemente a Centocelle, alle ore 14,30, compiendo l’itinerario costiero di Istres, Marsiglia, Tolone, Nizza, Genova, Roma, di circa km 1000, in ore 5, alla velocità di km 200 all’ora. Al loro arrivo i due intrepidi aviatori furono assai festeggiati dai colleghi e dal tenente francese Rouger giunto l’altro giorno da Lione”.

In tale periodo, le conquiste dell’aria non si limitavano a queste rotte continentali, andando, infatti, pure ad attestare l’avvio di coraggiose imprese transoceaniche, come quella che lo stesso quotidiano locale rilevava ad un’attenzione rimarchevole anche a Brescia, il 10 maggio 1919: “La traversata a volo dell’Atlantico. New York, 9 maggio. La partenza per la traversata dell’Atlantico in aeroplano ha avuto luogo ieri mattina alle ore 10 di Rockaway Beach per Halifax. E’ partito primo, il comandante Tawers sopra un Curtiss di marina n. 3, sono poi partiti il comandate Bellinger Waur sopra un idroplano n. 1 e il luogotenente Read sopra l’apparecchio n. 4. Halifax, 9 maggio. Due velivoli americani che tentano la traversata dell’Atlantico sono giunti stasera alle ore 18,55”.

Silvio Scaroni

Per tappe e soste progressive, dopo Halifax nella canadese Nuova Scozia e Trepassey nel Newfoudland, sarebbe, da allora, quindi seguito il balzo nelle isole Azzorre, nel bel mezzo dell’oceano, ed il planare successivo nell’agognata Europa, sia della città portoghese di Lisbona, che di Plymouth, in Inghilterra, raggiunta, infine, il 31 dello stesso mese.

Mese nel quale, dall’altro emisfero, echeggiava il distinguersi di uno stimato pilota bresciano, nella persona di Silvio Scaroni (1893–1977), già noto per essere secondo solo al leggendario Francesco Baracca (1888–1918) per numero di aerei da guerra nemici a suo tempo abbattuti durante l’allora da poco concluso conflitto mondiale, a motivo di una significativa impresa aviatoria, in questo caso, di pace, attuata in quei giorni nell’America Latina, come, il 6 maggio 1919, riferiva “La Sentinella Bresciana”, documentando, al medesimo tempo, a carico dello stesso provetto aviatore, il riflesso di certe sue encomiabili referenze, per le iniziative solidaristiche che il medesimo aviatore aveva promosso: “Erogazioni e nuova vittoria dell’Asso Scaroni. Il Sindaco comunica che la Giunta in recente seduta, visto il conto finale della gestione finale delle somme raccolte pro-onoranze al concittadino Tenente aviatore Silvio Scaroni “Asso degli Assi dell’aviazione di Guerra italiana” dal quale risulta, detratte le spese ammontanti a lire 1588, una rimanenza di lire 3712 della quale, giusta il desiderio dello stesso sig. Scaroni espresso, devesi disporre a favore di istituzioni locali, create dallo stato di guerra, ha approvato di assegnare: L. 2000 alla Associazione “Combattenti” e L. 1712 alla Associazione “Mutilati”. Un gruppo di persone, amici del concittadino “Asso degli Assi” tenente Silvio Scaroni, appresa la sua notizia della nuova sua vittoria testè conseguita in Argentina, gli ha spedito il seguente telegramma: “Tenente Silvio Scaroni – Commissione Aeronautica Italiana – Buenos Ayres. Amici Brescia orgogliosi brillante vittoria concittadino salutano bene augurando”. Firmato: Martinelli, F.lli Rosa, Frassine, Nervi, Mangiante, Corsini, Canali, Valerio A., De Giacomi, Braghini, Botti, Gavazzi, Pelizzari, Scolari, Saiani”.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *