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Stazione di Bologna, la mia coincidenza è in ritardo, ho qualche minuto, esco dalla stazione. L’orologio segna ancora e solo le 10,25, è rimasto paralizzato nell’attimo dello scoppio della bomba il 2 agosto del 1980. Simbolo della strage come l’autobus 37 trasformato in quella mattina d’estate in ambulanza di fortuna, trasportò parte degli 85 morti e dei 200 feriti all’ospedale. Insieme alle scene di terrore in bianco e nero riemergono le inquietudini della mia adolescenza, sensazioni indirette, vissute da altri, ma che in qualche maniera hanno sfiorato il cammino della vita.bologna

Una lettera di una cara amica in viaggio in quella calda mattina d’estate.

“ 2 agosto 1980, primo anno di università, 20 anni non ancora compiuti. Anni di piombo appena dietro le spalle, forse. Anni faticosi: scegliere, schierarsi, cercare di capire, a quindici anni, a sedici anni, è pesante.

Da una breve vacanza in campeggio in Puglia con i genitori a un giro intorno al Monte Bianco con gli amici, ripassando da Milano, da Monza, per la precisione. Treno della notte dal sud al nord. Scompartimenti caldi, scomodi, sonnecchio sdraiata sui sedili di velluto fra una fermata e l’altra.

Verso mattina una sosta lunga. Apro gli occhi, scosto la tenda e guardo fuori. Binario 1, il bar della stazione: Bologna. Il treno non riparte più, sta fermo una vita. Troppo sonno per decidere di sedersi, troppo tardi per riaddormentarsi, ormai è mattina, la stazione è animata. Finalmente il treno riparte. Rinuncio definitivamente a dormire, sistemo le poltrone e riprendo in mano il libro.1980_2Agosto_SoccorsiStazione03_023

Milano, finalmente. Metropolitana, cambio stazione, il treno per Monza e a piedi fino a casa. È già tardi. Partiamo in pomeriggio, il tempo di rifare lo zaino di corsa. Apro la porta e suona il telefono: la zia.

– Sei arrivata, stai bene? – Strano, non mi chiama mai. – Sì, perché? – –  Sei passata da Bologna, vero? – – Sì, perché?- – Meno male che sei arrivata.- – Perché? – – Chiama subito i tuoi in campeggio, dì che sei arrivata. Saranno al mare adesso – – ma perché? – – È scoppiata una bomba alla stazione di Bologna. C’è stata una strage.- “

 Trent’anni dopo di quegli anni di piombo che hanno rattristato la mia adolescenza, mi resta una sbiadita sensazione  d’angoscia, non capivo all’ora quale utopia spingeva quei ragazzi impegnati nella lotta armata a bruciarsi la gioventù, ho capito ancor meno quando ho letto i libri scritti dai terroristi.bologna_2_agosto_manifestazione_1998

Nonostante fossi uno studente campagnolo della Bassa, quel clima di terrore coinvolgeva anche me, le cronache quotidiane fatte di omicidi scellerati, di professori e amici politicamente coinvolti che si impegnavano a cercare ragioni sociali al fenomeno o di giustificare l’ingiustificabile, avvolgevano di impotente tristezza quel periodo storico, con i terroristi che giocavano ai “ragazzi della via Pal” inseguendo una folle utopia di morte.

Quel giorno il presidente Sandro Pertini che aveva vissuto da partigiano gli anni duri del fascismo disse con le lacrime agli occhi poche parole “”non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia

Era il 2 agosto 1980, mattina alla stazione centrale di Bologna, il principale nodo ferroviario del Nord Italia, è piena di gente e di treni in arrivo e in partenza. Alle 10,25 una bomba di eccezionale potenza scoppia nella sala d’attesa di seconda classe. L’esplosione, che investe anche alcuni vagoni fermi sotto la pensilina, provoca una strage: 87 morti e 177 feriti. Si tratta del più grave attentato mai compiuto in Italia, di un eccidio non casuale, eseguito con fredda malvagità in una stazione ferroviaria affollata in un giorno di punta del traffico estivo. La strage provocò un’ondata di shock ma anche di sdegno e rabbia in tutto il Paese. La fine degli anni di piombo.

Rientro alla stazione, il mio treno è sul binario 1 in partenza. Quella mattina fermo c’era il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, quello in ritardo che trasportava la mia cara amica della lettera era partito un paio d’ore prima.

 

 

 

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.