di Luciana Piovani

29 settembre – Il caos pre-partenza
E’ una giornata caotica e lunga. Termino il lavoro alle 18 e ho ancora tantissime cose ancora da fare.
Devo preparare un bagaglio a mano con l’abbigliamento tecnico sportivo e le scarpe che serviranno per la corsa. E’ una raccomandazione degli organizzatori i quali spiegano che in caso non venga consegnata il bagaglio, là non si può recuperare nulla. Perciò infilo due completi da corsa, le scarpe da deserto, il cappellino alla “sahariana”, il cardiofrequenzimetro con gps, la cintura porta borraccia con kit di sopravvivenza e gli integratori che uso abitualmente.
Prima di andare a dormire un ultimo controllo sul sito: buona notizia! E’ tornato a splendere il sole e lo staff può lavorare. Ho avuto la conferma del numero dei partecipanti a questa avventura: una sessantina compresi gli accompagnatori (questo significa che non so ancora quanti saranno i runners)! Ho capito che siamo comunque in pochi e il timore di rimanere da sola nel deserto aumenta.

30 settembre – Finalmente si parte
Il volo è alle 14 e 10 ma il check-in è previsto alle 12. Il trasferimento all’aeroporto con mio marito si svolge in modo scorrevole senza problemi, tanto che arriviamo in anticipo. Parteciperanno alla corsa i nostri due amici Aldo e Rita di Biella con i quali abbiamo condiviso una SharMarathon nel Deserto del Sinai. Ci siamo dati appuntamento per pranzare assieme con tranquillità.

Comunque nell’attesa del check-in mi prende un colpo. Li individuo subito, non mi posso sbagliare, sono loro! I miei compagni di viaggio e di corsa! Sono inequivocabili: fisico asciutto, atletico, bionico, faccia da duri da Indiana Jones e indossano tenute stile Sahara, magliette e zaini ultratecnici con le scritte 100Km del SAHARA, Maratona del Deserto della Namibia, 100km Marathon d’Afrique, Deserto del Gobi e tante altre ultramaratone nei posti più lontani e sperduti della Terra nonché la scritta POLIZIA!

In quel momento ho pensato di essere fuori posto e di non aver guardato questa gara dalla giusta angolazione e di averla sottovalutata. Poi cerco di consolarmi e mi dico che farò quello che potrò, però penso anche che anch’io avrei potuto mettere la maglietta della Sharmarathon oppure quella della “De sa e de là del Melo” così magari avrebbero pensato a chissà quale ultramaratona .

Individuo volti che mi sembrano noti, familiari ma non li collego subito al nome. C’è anche un noto personaggio televisivo con la sua compagna delle televendite. Prenderanno lo stesso volo (ma che ci andranno a fare a Tozeur? A comprare tappeti?) ma il bello è che nessuno li degna di uno sguardo, gli atleti sono tutti presi dai loro saluti, abbracci, racconti degli ultimi eventi a cui hanno partecipato. E io ascolto con attenzione. C’è sempre da imparare.

Durante il volo accade un episodio spiacevole per un maratoneta: si sente male e sviene. L’equipaggio si agita, il medico che ci accompagna lo soccorre ma siamo tutti in ansia per lui. Temo che l’aereo debba atterrare, se così fosse significa che la cosa è grave; spero che non avvenga, non per l’eventuale atterraggio forzato, ma proprio per lui. Per fortuna si riprende ma credo che il medico non gli permetterà di fare la maratona.

Poi procede tutto regolarmente e atterriamo a Tozeur, un piccolo aeroporto costruito due anni fa presso il quale atterrano pochissimi voli. L’unico volo di linea proveniente dall’Italia è il nostro ed è settimanale! Come scendiamo dall’aereo subito siamo investiti da un piacevole caldo estivo, secco e ventilato con un cielo azzurro intenso e una luce fortissima.
Il momento in cui entriamo nell’aeroporto per sbrigare le formalità doganali coincide anche con l’ingresso in un mondo completamente diverso dal nostro, dove il tempo si è fermato, rallentato, dilatato.

Con minibus veniamo trasferiti a Nefta, un’oasi con un piccolo villaggio a 50 Km da Tozeur e a soli 10 Km dall’Algeria.
Dopo esserci sistemati nell’hotel (il meglio che il posto può offrire) ci rendiamo conto che dovremo assumere un po’ di spirito d’adattamento: niente tv, niente computer ed internet a portata di mano, niente musica (almeno la nostra) e pochissima corrente elettrica. Praticamente la gente qui non sa riparare gli oggetti, gli impianti e quando qualcosa si rompe non si aggiusta più.

Prima di cena c’è la consegna ufficiale del pettorale con il controllo dei certificati di idoneità da parte del medico. I responsabile della ZITOWAY Sport & Avventure, Adriano Zito, si presenta, illustra il programma della corsa e altre loro iniziative estreme. Viene consegnato il pacco gara ed io sono molto soddisfatta della t-shirt che ricorda l’evento e della maglietta tecnica ricevuta.

Sono già orgogliosa, anche se la corsa si deve ancora fare. Il mio numero di pettorale è il 38. Alla maratona sono iscritte circa 40 persone e alla mezza che io farò solo 9 (penso sempre alla mia possibile deviazione per l’Algeria e se qualcuno mi verrà a recuperare).

Durante la cena ci si conosce un po’ tutti, così scopro che sono presenti atleti di grande livello, olimpico come Lambruschini, poi l’ultramaratoneta Venturini, vincitore dell’ultima edizione e tanti altri nostri atleti della Polizia. Alcune donne hanno già fatto l’esperienza della 100 Km del Sahara.

Io mi considero una debuttante “allo sbaraglio”. Ma sono tutti simpatici e disponibili. Seguiranno l’evento i due grandi fotografi Mauro Cottone e P.L. Benini, ai quali appartengono le più belle immagini pubblicate su riviste come Runner’s world e Correre. Poi finalmente si va a letto, ma la notte, almeno la mia notte è agitata per i cambiamenti e per l’eccessiva stanchezza.