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Papa Francesco domenica 18 ottobre a Roma proclamerà beato Paolo VI.
Il Papa bresciano, in tempi non meno difficili e impegnativi di quelli odierni, ha dato un impulso straordinario, con il suo pensiero e le sue opere, al carattere universale e missionario della Chiesa.L’enciclica “Populorum Progressio” ancora oggi mantiene la sua attualità e straordinaria visione poetica.

Il mondo missionario lavora sodo, in sordina, senza proclami e soprattutto senza grande visibilità.
Rappresenta un esercito silenzioso (nella sola provincia di Brescia ci sono quasi mille missionari nel mondo) che promuove bene comune e integrazione fra i popoli con spirito di reciprocità, costruendo relazioni profonde in cui si ha molto da dare, ma anche molto da ricevere.

Il premio Cuore Amico da quest’anno è dedicato a Paolo VI, proprio per collegarsi alla sua attenzione profonda sui temi della condizione umana, sia spirituale che materiale e dello sviluppo.

Giunto alla XXIV edizione, il premio rappresenta un momento per far conoscere esperienze esemplari di vita, non tanto per darle visibilità in sé – visibilità non voluta, semmai subìta – ma perché possano costituire esempi positivi e concreti da seguire.
E’ un po’ il nobel dei missionari, una finestra aperta sulle tante persone che al mondo dedicano la vita per la promozione del bene comune.

Quest’anno il Premio Cuore Amico si tiene a Roma, in sala stampa di Radio Vaticana il 17 ottobre, a ridosso della beatificazione di Paolo VI, proprio per sottolinearne questa relazione profonda.

I premiati sono stati padre Paolo Dall’Oglio, religioso in Siria, suor Bruna Chiarini, missionaria in Burundi e appunto Bepi Tonello, come laico.

Anche in questo caso torna il legame con Paolo VI. Il lavoro di promozione umana svolto dal Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio, di cui Bepi Tonello è direttore esecutivo, rappresenta in un certo senso un frutto provvidenziale dell’apostolato di Paolo VI, un miracolo reso possibile dall’intelligenza, dal sudore e dall’amore delle persone che hanno dedicato la loro vita.

“Papa Paolo VI presentò al mondo la sua enciclica “Populorum Progressio” – ci racconta Bepi Tonello – che vuol dire “sviluppo dei popoli”, il 26 marzo 1967, il giorno di Pasqua. Il Concilio Ecumenico Vaticano II era finito da poco più di un anno. L’enciclica chiedeva la costituzione di un grande Fondo Mondiale, alimentato con una parte delle spese militari, per aiutare i più poveri. Questo fondo mondiale non si è mai fatto.

In Ecuador, Monsignor Candido Rada, vescovo di una diocesi indigena molto povera, disse a un gruppo di collaboratori: “Se non si fa il fondo grande, facciamo almeno un fondo piccolo, secondo le nostre possibilità. “ Nacque così il Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio.

I duemila dollari iniziali oggi sono diventati 115 milioni di dollari, tutti in mano di famiglie, cooperative e associazioni, che si sforzano per vincere la povertà, mantenendo saldi i valori della comunità, della solidarietà e della gratuità.
In quei 115 milioni, assieme ai duemila dollari iniziali di Monsignor Rada, ci sono anche gli 8mila dollari donati personalmente da Paolo VI, che manifestò la sua gioia per l’iniziativa ecuatoriana.

Ci sono anche tutte le risorse, centinaia di migliaia di dollari, che durante gli ultimi tredici anni ci ha prestato e in parte donato Cassa Padana. Un papa bresciano e una BCC bresciana si sono incontrati in Ecuador per fare del bene.

Noi abbiamo imparato che senza soldi non si genera sviluppo, ma solo coi soldi non si fa uno sviluppo equo e sostenibile.

L’enciclica Populorum Progressio dice lo stesso quando insegna che il vero sviluppo è per ogni persona e per tutte le persone il passaggio da condizioni di vita meno umane a condizioni di vita più umane. Questo passaggio è un camminare continuo, che dura tutta la vita. Comincia con la sconfitta della povertà materiale, che oggi lascia ancora un miliardo di persone senza il minimo vitale, e con la sconfitta della povertà morale di chi ha il cuore mutilato dall’egoismo. Il punto di arrivo è l’incontro con Dio che, essendo Padre, ci rende tutti fratelli.

La beatificazione di Paolo VI è una buona occasione per ricordare il suo esempio e riflettere sui suoi insegnamenti. Tutti, in Ecuador e in Italia, abbiamo ancora tanta strada da fare per volerci più bene, essere felici e vivere in pace”.

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