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Leggere un testo di Don Luisito Bianchi , purtroppo scomparso qualche anno fa, è sempre senza dubbio un’esperienza di grande ricchezza emotiva ed anche questa sua ultima opera è particolarmente toccante.

Come noto, Don Luisito fu reso famoso dall’imponente e prezioso libro “La messa dell’uomo disarmato”, il grande romanzo di vita ambientato durante la Resistenza, che sapientemente ci conduce in un periodo drammatico della storia, animato da personaggi memorabili.

L’uomo disarmato è l’uomo che vive nella “gratuità” della parola di Cristo, quella gratuità del Cristo che con la sua morte sulla croce volle salvare il mondo.

Ma qual è il sottile filo che unisce questa grande opera alla nuova fatica letteraria di Don Luisito? Ebbene, all’inizio del libro mi sembrava difficile individuare un elemento d’unione fra i due testi, ma ora, a lettura terminata, ho capito che esiste un profondo unico tracciato in cui si collocano tutte le opere dell’autore e cioè il filo invisibile ma potente della MEMORIA, intesa non come puro e semplice ricordo, ma come bisogno di mantenere vivi nel presente valori ed esperienze dell’uomo.

copertina_ “C’era una volta Pasqua al mio paese” è strutturato come una chiara e semplice raccolta di episodi legati alla Pasqua, la stagione preferita dall’autore e qui vista non come un tema obbligato nella predicazione e negli scritti, ma come un momento di “mistero” che egli cerca di approfondire attraverso i segni del passato (ad esempio la legatura delle campane)e che riesce a far rivivere e risplendere dopo aver tolto tutte le “umane incrostazioni”.

Così riesce a renderci la visione di una Pasqua nuova, poetica, dove anche la fantasia ha spazio per esistere. Riflette infatti sul passato e rievoca la sua Pasqua, “risuscitandone” i personaggi, ma anche gli oggetti e persino gli animali. E’ un affresco fatto di sprazzi sulla vita giovanile di Don Luisito, dove si collocano, con evidente e indiscutibile affetto, le figure di spicco nella sua vita: la madre, il nonno, con i loro oggetti più cari, quali ad esempio il “tabarro” del nonno, che diventa addirittura la voce parlante di un intero episodio.

Con grande passione Luisito ritorna così al suo passato, che diventa lo sfondo per le riflessioni sulla Pasqua, momento tanto piacevole quanto fondamentale nella sua vita di uomo e di sacerdote. Ed è l’occasione per far trasparire naturalmente l’amore ed il forte legame per la terra, per la famiglia , per la vecchia casa che ancora custodisce segreti, per la chiesa del suo paese.

Ne nascono dei capitoli veramente deliziosi, dove l’autore dà voce ad un ragazzo aspirante scrittore che voleva aiutare Gesù a fuggire dai soldati, ad un mite asinello, alle gocce di acqua nel pozzo di Gerusalemme, ad una dolcissima principessa, al centurione del Golgota che scopre di avere un cuore nuovo dopo aver conosciuto Gesù, al soldato che dissetò Gesù con una spugna imbevuta d’aceto, al famoso Tommaso detto “Dìdimo”, alla rete che consentì a Gesù di compiere una pesca miracolosa.

Ho semplicemente accennato all’argomento di ogni capitolo per non togliere nulla del mistero e della dolcezza che vi si trovano; l’autore ci espone preziosi brani ispirati al Vangelo usando toni molto colorati, ricchi di una vena di spirito e di simpatia che può nascere solo dal ricordo della propria cara infanzia e gioventù.

E la novità è che qui Don Luisito utilizza volutamente un tono “favolistico
proprio per metterci alla prova e verificare se nel cuore siamo ancora in grado di essere quei fanciulli ai quali è promesso il Regno dei Cieli. Come sostiene Alessandro Pronzato nella prefazione, se non siamo in grado di superare questo “test”, ci risulterà difficile comprendere il significato dei brillanti racconti.

E soprattutto è anche un libro di profondo valore cristiano, dove Don Luisito auspica di recare gioia così come “l’Evangelo, ossia la Buona Notizia” annunciata a tutti, ragazzi e adulti, indistintamente.

Si augura inoltre, con grande senso dell’umorismo, che ogni personaggio a cui ha dato voce, “asino compreso”, sia in grado di recare al lettore uno “spruzzo di Misericordia”.

Come accennavo inizialmente il libro si lega a “La messa dell’uomo disarmato” perché anche qui è fortemente presente il caro tema della memoria, quella memoria che mantiene vivi persone, valori e idee, al di là del tempo e delle vicende umane. E condivido pienamente il passo del libro in cui l’autore, svelando un pizzico della sua pacata saggezza, si rivolge affettuosamente a quelli che egli chiama “giovani amici” che ancora non sanno cosa significa “nostalgia”; consiglia loro di accontentarsi della storia e di tenerla in serbo per “quei giorni in cui i ricordi cominceranno ad essere più vivi delle ore che staranno vivendo.

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