Gattatico (Reggio Emilia) – Il video “24-28 aprile 1945: Per una storia popolare dei fatti di Dongo” è un lavoro popolare che poi andrà nelle scuole e servirà come documento anche un po’ per gli archivi comunali, un po’ per gli storici, un po’ per i curiosi e un po’ per tutti.

Quello che a noi piace è il fascino del sentimento: ‘Minga tant i rob storic, che ura, el tal minut, l’è rivà quest chi, l’ha alzà quel là, l’ha ciapà i ugiai, l’ha purtà i valis, i ha rubà… No, cosa si sentiva dentro in quei giorni vissuti lì’.

Con queste parole e altre simili Cesare iniziava le sue interviste per spiegare ai suoi interlocutori perché li aveva cercati e chiedeva loro di raccontare quello che avevano visto o sentito in quei giorni tra il 24 e il 28 aprile del 1945 e nelle settimane immediatamente successive.

Delle oltre 30 ore di interviste che tra il 2008 il 2011, quando viveva all’Alpe Brunedo, Cesare ha lavorato con più di 20 testimoni dei ‘fatti di Dongo’. Questo video (che viene presentato oggi pomeriggio all’Istituto Cervi) presenta una sintesi, un distillato, curato dalla passione e dall’abilità di Marta Di Placido che con Cesare e Uwijint, suo figlio minore, ha partecipato alle riprese di pressoché tutte le interviste.

La copertina del dvd
La copertina del dvd

Un lavoro etnografico, quindi, che non ha mai avuto alcuna pretesa di ricercare l’ennesima verità sul quando, come e chi della morte di Mussolini e sul destino dell’oro di Dongo, ma ha voluto raccogliere i racconti personali di chi in quei giorni si trovava tra Dongo, Musso, Giulino di Mezzagra e Germasino, in un punto fino ad allora sconosciuto ai più della sponda occidentale dell’Alto Lario: alla ricerca dei sentimenti che ognuno ha provato, capitando senza volerlo in mezzo alla Storia con la Maiuscola.

Cesare Bianchi (Meda 1946 – Rosate 2014) nelle sue tante vite è stato con sua moglie Rosa volontario nell’Amazzonia Ecuadoriana dal ’68 al ’80; ha fondato e animato con Rosa alla Comunità Agricola Tainate, che ha iniziato nell’81 ad accogliere i tossicodipendenti da eroina e dal ’94 alla Cascina Contina di Rosate ha diversificato le sue accoglienze, ospitando anche minori adolescenti e persone con l’ HIV/AIDS e trasformandosi nella Contina Cooperativa Sociale.

Dal 2005 ha vissuto all’Alpe Brunedo a 1350 m slm nella valle del S. Iorio, continuando l’accoglienza delle persone che fanno fatica e dedicandosi all’allevamento di cani e alle ricerche etnografiche sulle storie di quel territorio.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome