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E’ morta lo scorso dicembre Lidia Menapace, ex senatrice, partigiana, femminista, appassionata politica. Aveva 96 anni e da alcuni giorni era ricoverata per Covid nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Bolzano dove viveva da molti anni.

Con lei se ne è andata una delle ultime partigiane combattenti, una voce sempre libera, tenace punto di riferimento della lotta per le donne, per i diritti di tutte e tutti, per la pace.

Per questo la foto di oggi, 25 aprile, è dedicata a lei. Vogliamo ricordarla così. Sorridente, piena di forza e speranza. Nella sua casa di Bolzano, fra i suoi libri, la sua musica, i suoi ricordi.

Se ne è andata un’anticipatrice come la chiamano Monica Lanfranco Rosangela Pesenti nella loro Enciclopedia delle donne.

Anticipatrice perché Lidia Menapace è sempre stata in prima fila nell’immaginare il nuovo. Perché  all’improvviso, nei suoi interventi, tirava fuori dal cuore possibili altre strade, altri mondi, altre soluzioni.

Noi di Popolis e Cassa Padana l’abbiamo incontrata qualche anno fa Lidia Menapace. Era un giorno d’estate. Bolzano era caldissima. E lei ci aveva ricevuto nella sua bella casa straripante di libri per raccontare la sua vita da partigiana, da lottatrice, da antifascista e femminista.

Con noi c’erano gli amici dell’Istituto Cervi di Gattatico, Reggio Emilia. Con l’Istituto la nostra banca ha sempre avuto tante collaborazioni. Ancora oggi sediamo nel consiglio di amministrazione.

Ma quel giorno a Bolzano eravamo lì per un progetto comune che ci ha legato per molti anni: Memorie in cammino, un luogo virtuale che raccoglie oggi quasi 1200 fonti fra testimonianze, video, documenti, immagini dell’Italia fra il 1922 e il 1945.

Quel giorno d’estate, la partigiana Lidia ci fece partecipe dei suoi ricordi fra cui l’episodio che determinò il suo ingresso nella Resistenza novarese.

Alla domanda posta da due giovani: “Voi da che parte state?”, Lidia e la sorella Isa non ebbero dubbi sulla risposta da dare: “Noi NON stiamo dalla parte dei nazifascisti che hanno portato via il nostro papà!”. 

È così che Lidia ebbe il primo incontro con il movimento partigiano, sulla strada da Suno a Novara che ogni giorno percorreva con la sorella per andare a scuola.

Grazie poi all’aiuto di don Girolamo Giacomini, suo professore di religione al liceo, Lidia entrò in contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale e ne divenne staffetta con il compito di fare da collegamento con i gruppi partigiani delle tre valli della provincia di Novara: la Valsesia,la Val d’Ossola e la zona del Lago Maggiore .

Lidia Brusca (Menapace è il cognome del marito Nene, medico trentino) la prima volta era nata a Novara nel 1924. La seconda quando divenne giovanissima staffetta partigiana,  con il nome di battaglia Bruna, nella formazione della Val d’Ossola.

“Sono rimasta partigiana tutta la vita, perché farla è una scelta di vita ci disse quel giorno, fra un sorriso e un abbraccio.