Tempo di lettura: 2 minuti

di Luciana Piovani

1 ottobre – La vigilia
Voglio pensare solo all’escursione programmata, per rilassarmi e guardare il mondo con occhi nuovi. Tutti assieme andremo a visitare le Oasi di montagna. L’impatto con il deserto è forte e lunga è la strada. Ci aspetta pure una bella scarpinata per vedere l’acqua sgorgare dalla roccia e cadere a cascata in un laghetto sottostante. Ma ne è valsa la pena: lo spettacolo naturale è stupendo e in quel momento la meraviglia per le bellezze del Creato si fa sentire di più. La “gita”, come tutte le gite scolastiche, ci fa conoscere meglio e ci unisce. Non spira un alito di competizione, ma solo di squadra.

Gli sparuti insediamenti umani sono poveri: casupole senza tetto, poggiate sulla sabbia, animali che circolano sulla strada assieme ai bambini, rudimentali carretti di legno trainati da piccoli asini per il trasporto di erbe secche come foraggio. I bambini sono tantissimi, le donne pochissime e coperte. La maggior parte degli uomini, soprattutto al pomeriggio, siedono per terra appoggiati ai muretti sotto l’ombra dei palmeti oppure affollano i cafè (per soli uomini). Il lavoro nelle palmetaie viene svolto prevalentemente al mattino a partire dalle prime luci dell’alba. E’ questo il momento della maturazione dei datteri e della raccolta.

Fuori dalle case la spazzatura abbonda e nessuno la raccoglie. Le botteghe artigianali si affacciano direttamente sulla strada e sono un tutt’uno con le abitazioni; c’è il fabbro, il falegname, il meccanico ma tutto è come 100 anni fa.
Il pomeriggio ci riserviamo una pausa rilassante con un giro in calesse nell’oasi tra le palmetaie. E’ la coltivazione di datteri più pregiati d’Africa. Ci viene spiegato come viene coltivata la palma da dattero, assaggiamo il suo succo e fumiamo un-non-so-che-cosa estratto dalla palma. Stare nel palmeto è molto piacevole e si dimentica come sia il nostro clima. Ci dimentichiamo anche della prova impegnativa che ci aspetta.

La sera ci ritiriamo tutti prestissimo in quanto ci si dovrà alzare alle 3 massimo 3 e mezza.
Dopo ciò che ho visto traggo una conclusione: non indosserò il mio completo da corsa azzurro-Italia che mi piace molto perché mi sentirei veramente a disagio con la pancia scoperta. Temo il confronto con questi uomini culturalmente arretrati, perciò opto per il completo più sobrio con canotta che scopre meno e nasconde le forme. Scoprirò l’indomani che anche le altre atlete hanno avuto lo stesso pensiero.