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In occasione del 30° anniversario della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha promosso, insieme a UNICEF, un progetto di sensibilizzazione e informazione che ha coinvolto le scuole milanesi, nello specifico alcune classi delle secondarie di primo grado “IC Sandro Pertini” e “IC Borsi”, del “Liceo Statale Carlo Tenca” e un gruppo di minorenni stranieri non accompagnati, ospiti della Fondazione Fratelli di San Francesco.

Durante il mese di ottobre i ragazzi hanno lavorato a gruppi, confrontandosi sul tema dei diritti a partire da quelli elencati nella Convenzione ONU, sottoscritta il 20 novembre 1989 e oggi adottata da tutti gli Stati membri, con la sola eccezione degli Stati Uniti. I risultati del progetto sono stati presentati pochi giorni fa presso la Casa della Psicologia alla presenza di Manuela Dall’Occo, rappresentante dell’Ufficio del Garante di Milano per l’infanzia e l’adolescenza, Paola Rigamonti, vicepresidente UNICEF Comitato di Milano, e Riccardo Bettiga, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Sono stati i ragazzi a guidare il dialogo con gli adulti, partendo dalla loro definizione di diritto. In un contesto in cui il termine è spesso usato in modo improprio, gli adolescenti ne hanno ben chiaro il significato autentico: per il loro, il diritto è “un’opportunità da garantire a tutti, indipendentemente dal fatto di essere bambini o adulti, maschi o femmine, italiani o stranieri” [Margherita, 13 anni].

Altrettanto chiaro il fatto che i diritti non sono tutti uguali. “Ci sono diritti fondamentali per la nostra vita, come avere da mangiare e una casa in cui abitare. Altri non sono così essenziali, ma sono lo stesso molto importanti per noi ragazzi, come il diritto di giocare” [Kirollos, 13 anni].

Nello svolgimento del progetto, i ragazzi hanno scelto di lavorare in particolare su due diritti, l’ascolto e la partecipazione (art. 12 della Convenzione ONU), e la non discriminazione (art. 2). La decisione non è stata casuale, poiché su questi stessi temi il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha manifestato le maggiori preoccupazioni, raccomandando all’Italia l’adozione di alcune misure urgenti.

Unanime la richiesta di essere più considerati già all’interno della famiglia, per arrivare ad avere voce in capitolo a scuola, nella società e nelle istituzioni. “Noi siamo il futuro, vorrei che ci ascoltassero di più perché gli adulti tendono a non dare troppa importanza alle nostre opinioni e le nostre richieste” [Cora, 18 anni].

La relazione tra ascolto e partecipazione è apparsa strettissima ai ragazzi. “I bambini devono ascoltare i grandi, ma anche gli adulti devono prestare attenzione a quello che diciamo. Se non veniamo ascoltati, non possiamo partecipare. Senza ascolto non c’è apertura, né possibilità di incontro” [Filippo, 13 anni].

Per i minorenni stranieri senza genitori o adulti di riferimento, l’opportunità di partecipare è legata innanzitutto al riconoscimento e l’accettazione della loro situazione specifica. “Posso partecipare solo quando ho i documenti in regola, quando riesco a capire le leggi e quello che devo fare, quando posso dire senza paura che sono musulmano” [Mohammed, 14 anni].

Anche un’adeguata disponibilità economica, l’interesse e la conoscenza di un certo tema sono considerate dagli adolescenti come prerequisiti per essere soggetti attivi. “Partecipo se conosco quello di cui gli altri parlano, quando mi interessa e mi incuriosisce l’argomento, oppure si parla di qualcosa che mi sta a cuore” [Camilla, 18 anni].

Numerosi e molto sentiti i contributi sul diritto alla non discriminazione. Nell’esperienza dei più giovani, si può essere discriminati per il genere, l’età, l’aspetto fisico, l’abbigliamento, persino per gli hobby.
“Gli uomini spesso dicono che le donne non sono in grado di fare una certa cosa o un certo lavoro” [Cora, 18 anni].
“Non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, però capita che un maschio sia discriminato perché porta i capelli lunghi, oppure che un ragazzo vestito non troppo elegante sia sospettato di voler rubare quando entra in un negozio del centro” [Davide, 18 anni].
“Mi capita di essere discriminata perché non ho gli stessi interessi dei miei amici, oppure di non essere presa sul serio dagli adulti perché sono troppo piccola per avere un’opinione su qualcosa” [Alessia, 13 anni].

Le discriminazioni basate sull’etnia, la provenienza geografica, la lingua o la religione sono considerate inaccettabili tanto dagli stranieri, quanto dagli italiani.
“È difficile essere stranieri, la gente ha tanti pregiudizi e anche la polizia ci guarda con sospetto” [Kleidi, 14 anni].
“Pensiamo che gli stranieri siano tutti uguali, ma non è vero. Ho partecipato a questo progetto insieme a un gruppo di ragazzi di etnia araba, anche fra di loro ci sono forti differenze, eppure non è stato complicato capirsi e trovare il modo di lavorare insieme” [Nadine, 19 anni]

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha ascoltato con attenzione le questioni poste dai ragazzi e, valorizzando questa preziosa occasione di collaborazione con UNICEF, rinnova con forza il proprio impegno per la tutela dei diritti dei più piccoli e la promozione del loro benessere.

Tale impegno si inquadra nella volontà più ampia di difendere i diritti umani nel loro complesso – incluso il diritto alla salute, anche mentale – con particolare attenzione ai soggetti più fragili e dunque maggiormente vulnerabili.

a cura di Gabriella Scaduto
, Referente diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per l’Ordine degli Psicologi della Lombardia

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