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Crema (Cremona) – Per vivere in allegria un traguardo storico, trent’anni di coriandoli, carri, maschere e danze che hanno colorato Crema rallegrando migliaia di famiglie e bambini, a Crema i festeggiamenti sono iniziati il 24 gennaio con il gran galá del carnevale cremasco: per le vie cittadine musica, maschere, gruppi folk, tante sorprese e allegria, non sono presenti i grandi Carri Allegorici che fanno la loro comparsa il 31 gennaio, il 7 e il 14 febbraio.

Per ogni edizione il Carnevale Cremasco ha ideato e realizzato nuovi carri allegorici, sempre più imponenti e fantasiosi. Vere e proprie sculture artistiche con maschere originali e costumi fiabeschi lo hanno reso uno dei piú importante della Lombardia e la sua fama lo affianca ai maggiori eventi del genere a livello nazionale.

carnevale2016cremaIl Gran Carnevale Cremasco é una festa padana storica che nei secoli aveva perso smalto, fino a passare inosservata nella prima metá del Novecento. Le prime tracce documentate risalgono addirittura al XV° secolo quando la cittá era sotto il dominio di Venezia, la Serenissima.

Nel 1861, anno dell’Unitá d’Italia e quindi in un clima teso e di paura per le cospirazioni, divenne addirittura obbligatorio presentarsi preventivamente al questore, comunicando come e da cosa ci si sarebbe mascherati. Ad opera del comitato “Pro Crema” nel ’53 il Carnevale Cremasco risorge e cresce per alcuni anni fino a perdere i caratteri iniziali di sporadicità e di festa privata, riuscendo a coinvolgere l’intera comunità ed assumendo dimensioni regionali.

Dopo quasi trent’anni di sordina, grazie al martellante interessamento di Antenna 5 nel 1985 si costituisce un comitato formato da associazioni e gruppi volontari: GTA, Bar Fiori, Gruppo Pantelú, Gruppo Carnival Of Humor. Ancora una volta ritorna la voglia di Carnevale. Mesi di lavoro passati al freddo ed al caldo nei capannoni con il febbrile compito di preparare l’allestimento dei carri e costruire i “mascarú” (le grandi sagome di cartapesta) con tecniche decennali ormai collaudate.

In occasione del Carnevale Cremasco del 1955 viene lanciato il concorso per la scelta della tipica maschera cremasca. Vince Paolo Risari, titolare della trattoria degli Angeli in Via Mazzini, detta Curt Granda, con la maschera “dal Gagèt còl sò Uchèt”.

“Al Gagèt còl sò Uchèt” é l’emblema stesso del Carnevale Cremasco e apre ritualmente sempre la sfilata. I cittadini ironicamente chiamavano “gagi” quei contadini che periodicamente comparivano al mercato con la curbèla e l’oca. L’oca come il maiale nel Carnevale sono frequentemente presenti e rappresentati; nell’economia alimentare della civiltá contadina cremasca assumono un ruolo fondamentale. L’oca veniva uccisa per la ricorrenza di S. Andrea, mentre il fegato era venduto a caro prezzo al mercato, la sua carne si conservava nel grasso in appositi recipienti di terracotta, le olle, e durava fino alla quaresima.

Il Gagèt si distingue per l’abito nero, scapat, solitamente quello di nozze, indossato nelle grandi occasioni. Veste vistose calze e coccarda bianco rossa, i colori della cittá. In testa porta un cappellaccio, calza zoccoli di legno, fazzoletto al collo, secondo la piú stretta tradizione contadina. Un tocco di eleganza a questo abbigliamento, indubbiamente fuori luogo, lo danno i guanti bianchi e la gianèta (bastoncino). La comicitá del Gagèt fa leva sul modo circospetto, l’incedere poco disinvolto e il disagio procurato dal sentirsi in cittá un pesce fuori dall’acqua, perché é abituato al quotidiano della cascina, mondo dove abitualmente vive.

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La Redazione
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