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Bagnolo Mella, Brescia. La storia del ‘900 in terra russa passa anche sotto l’arte, sabato 1 giugno nella Galleria di Palazzo Bertazzoli alle 17,30 si inaugura la mostra Dall’unione Sovietica alla Russia, 40 anni di pittura, promossa dalla Commissione Cultura e Biblioteca del Comune di Bagnolo Mella, e curata di Mario Romanini. Riamrrà aperta al pubblico sino al 16 giugno.

La mostra, allestita in due sezioni, presenta artisti che hanno operato tra gli anni sessanta e gli anni novanta del secolo scorso, nei paesi dell’ex Unione Sovietica e in Russia. Nella prima parte della mostra, sono allestite opere che hanno l’intento di offrire al visitatore uno spaccato su quello che è stato il filone predominante dell’arte realistica, del manifesto di propaganda e dell’illustrazione, nell’ex Unione Sovietica.

Gli artisti che hanno operato tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso nei paesi dell’ex Unione Sovietica, costituisce in primo luogo un eccellente documento storico attraverso il quale è possibile ricostruire il clima e il contesto sociale, politico e culturale del recente passato di una vasta area mondiale. Il complicato rapporto tra libertà di espressione artistica e i pesanti obblighi imposti dal governo centrale trova una chiara esemplificazione nelle opere esposte in questa mostra, che in maniera molto eloquente raccontano la vita nei paesi oltre cortina, poco prima degli stravolgimenti che di lì a poco avrebbero modificato gli assetti mondiali.

Nel contempo questa esposizione si caratterizza quale scoperta e rivelazione perché consente di apprezzare il mestiere, la tecnica, la bravura di diversi pittori, che, per quanto molto spesso costretti a conformarsi a rigidi precetti imposti, in queste opere sono sempre comunque riusciti a non annullare mai gli impulsi propri della libertà del linguaggio artistico.

Nella seconda parte della mostra sono allestite opere dipinte dopo lo scioglimento del ex Unione Sovietica. Nel testo di presentazione di una precedente esposizione, Marilena Buganza ha scritto: “Dopo la scomparsa di Stalin nel ’53 l’ars sovietica si relaziona con l’evoluzione artistica occidentale, dalla quale era rimasta lontana per oltre due decenni. Ma è stato con l’era di Gorbaciov, con la sua pereströika, che è mutata veramente la politica culturale dell’impero sovietico.

Ne è scaturita un’arte d’avanguardia, di tipo diverso, indipendente dalla tradizione moderna dell’Occidente e frutto della decostruzione del realismo socialista, l’unica linea artistica concessa dal regime che aveva imperversato fin dagli anni Trenta. E se oggi l’arte, quella tècne con radici antiche, non è che un’altra variabile entro un sistema complesso di fattori estetici, sociali ed economici e talora anche politici, possiamo affermare che queste tele dalla Siberia, al tramonto del secondo millennio, testimoniano anche il ritorno all’oraziana pictura, alla produzione di oggetti percepibili con i sensi secondo la tesi di Berenson, il riflusso ad un’arte non ermetica, dove la pittura astratta ha pari dignità rispetto a quella figurativa e tenta di liberarsi da ogni sovrastruttura socio-politica, specialmente negli anni ’90 sconvolti da nuovi scenari geopolitici: dalla caduta del Comunismo alla fondazione della Federazione Russa.”

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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