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Brescia – La straordinaria opera del cantautore e poeta genovese Fabrizio De André, “La Buona Novella“, liberamente tratta dai vangeli apocrifi, uno dei più grandi lasciti artistici della discografia italiana, echeggerà tra le mura dell’Auditorium San Barnaba di Brescia.

Domenica 6 maggio alle ore 21.15, il gruppo formato dall’attore Christian Poggioni, dal chitarrista Marco Belcastro e dal violinista Massimiliano Lepratti, darà vita ad una magistrale esecuzione del capolavoro del cantautore genovese, prematuramente scomparso nel 1999. Lo spettacolo è organizzato dall’Associazione Contaminazioni con il patrocinio del Comune di Brescia, dall’Associazione La Cultura per il Teatro Romano di Brescia e dalla Fondazione Fabrizio de André.

“La Buona Novella”, uscita nel 1970, non solo conserva intatto il suo valore poetico e musicale, ma risulta ancora oggi di grande attualità. Il lavoro di lettura e di scrittura dei testi, svolto con il paroliere Roberto Dané, durò più di un anno. Seguendo le caratteristiche dei Vangeli Apocrifi, in questo album la narrazione della buona novella sottolinea l’aspetto più umano e meno spirituale assunto da alcune tradizionali figure bibliche, ad esempio Giuseppe (“Il ritorno di Giuseppe”), e presta maggiore attenzione a figure minori della Bibbia, che qui invece diventano protagoniste, come ad esempio, Tito e Dimaco, i ladroni crocefissi insieme a Gesù ne “Il Testamento di Tito”, forse la canzone più celebre del disco.

Il 14 febbraio 1998, in uno dei suoi ultimi concerti al teatro Brancaccio di Roma, De Andé spiegava:Quando scrissi “La Buona Novella” era il 1969. Si era quindi in piena lotta studentesca e le persone meno attente, che sono poi sempre la maggioranza di noi, compagni, amici, coetanei, considerarono quel disco come anacronistico. Mi dicevano: “Ma come? Noi andiamo a lottare nelle università e fuori dalle università contro abusi e soprusi e tu invece ci vieni a raccontare la storia, che peraltro già conosciamo, della predicazione di Gesù Cristo. ”Non avevano capito che in effetti La Buona Novella voleva essere un’allegoria, era una allegoria, che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico sociale direi molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazaret e secondo me è stato e rimane il più grande rivoluzionario di tutti i tempi“.

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