Bassa bresciana – A casa nostra è tornato il silenzio, un silenzio cui non eravamo più abituati io e mio marito. Sì, perché anche quest’anno la nostra piccola Maryia, arrivata dalla Bielorussia insieme agli altri otto suoi compagni di istituto per passare una vacanza qui in Italia, è già ripartita.

Dopo tre settimane è tornata la calma, ma in casa nostra adesso c’è un silenzio assordante e un vuoto che solo i bambini sanno colmare.
Quest’anno è stato un breve soggiorno a causa di problemi burocratici tra il nostro Paese e la Bielorussia, ma l’importante è che sia potuta venire.

E’ incredibile come, nonostante Maryia sia audiolesa, ogni giorno nella nostra casa ci fosse il classico rumore che chi ha la fortuna d’avere bambini conosce benissimo.
Io non ho questa fortuna e forse non mi ricordavo più, dall’ultimo suo soggiorno dell’anno scorso, il frastuono di televisione e/o Playstation accesi.
Ma mi sono felicemente abituata.

Purtroppo tre settimane sono “volate”.
Anche quest’anno io e mio marito abbiamo imparato tanto da una bambina così piccola (anche se mangiava come un bisonte, che per altro è simbolo della zona da dove proviene Maryia) e non solo a livello pratico, avendo imparato il linguaggio dei segni.

Abbiamo capito che le tante cose per cui ci lamentiamo non hanno affatto importanza, che ciò che conta è la salute e cercare di essere felici insieme.
Abbiamo capito che non c’è bisogno di fare grandi cose e di andare lontano per trovare la serenità, ma basta un sorriso di chi ci ama e che amiamo.

Grazie a tutto questo, quest’anno ho riprovato la gioia dell’essere stanchi, ma felici; del pulire, ma perché la gioia aveva lasciato il segno del suo passaggio.
All’inizio della nostra esperienza, due anni fa, la più grande preoccupazione era di tipo organizzativo, perché non sapevamo come riuscire a conciliare i suoi orari scolastici con i nostri lavorativi dato che insieme ai bambini, è arrivata anche la dolcissima maestra Valentina e che gentilmente, come ogni anno, la scuola elementare di Leno aveva messo a disposizione un’aula affinché i bambini continuassero le loro consuete lezioni.

Ma tutto si è risolto per il meglio e con poca difficoltà, grazie agli organizzatori e promotori dell’iniziativa. In realtà il problema più grande d’affrontare in quest’esperienza è un altro: il dispiacere che si prova quando i bambini partono, quanto tra noi si era creata complicità e amicizia.

Già sapevamo che la Fondazione Aiutiamoli a Vivere alla quale ci siamo appoggiati permette, anzi, dà la possibilità di ospitare per un breve periodo l’anno un bambino per non più di due anni consecutivi, ma è impossibile non affezionarsi.

Il nostro intento, mio e di mio marito, era di aprire la porta a chiunque avesse bisogno di noi, del nostro tempo, del nostro benessere e delle nostre cure, nonché del nostro affetto. Ci fa piacere sapere che, anche il prossimo Natale, ci arriveranno per posta oltre agli auguri e alle notizie del nostro Arockiaddas, bambino indiano adottato a distanza, anche notizie e auguri dalla Bielorussia… con amore.