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Brescia – Come piume al vento. Nel vortice inesorabile del tempo, questi personaggi sono stati inghiottiti dall’oblio che è sceso, pure su di loro, in un inesorabile sopravvento. Destino comune alla vita che passa ed ancor più ricorrente nella dinamica della bolgia pugnace di un’ecatombe militare di massa.

Ad alcuni di essi, tale fatale dipartita aveva portato via anche il nome, mentre, ad altri, l’identità è stata, invece, conservata solo attraverso la documentazione dell’epoca che ne perpetua, in una diretta traccia scritta, l’ascendenza indicativa di chi si era trovato nella medesima contingenza bellica, drammaticamente esperita.

Prodi Bresciani
Copertina libro

E’ questo il caso della documentazione probante, posta alla base della laboriosa opera storica ed archivistica di Gianluigi Valotti, in riferimento ai militari ed ai patrioti bresciani passati a miglior vita nell’ambito dei tumultuosi frangenti dei notevoli scontri armati risorgimentali dei quali la pubblicazione bilingue dal titolo “Il ricordo dei Prodi bresciani e dei Caduti del 1859 nel Cimitero Vantiniano di Brescia – Le souvenir des Preux de Brescia et des Morts au champ d’honneur de 1859 au Cimetière Vantiniano de Brescia” offre una mirata trattazione, confezionata, in una riuscita edizione divulgativa, dalla “Sardini Editrice”, nella accurata misura storiografica mediante la quale l’effetto di una ramificata testimonianza è stata tematicamente perseguita.

La laboriosa trascrizione dei nomi dei combattenti cimentatisi lungo schieramenti avversi dei quali le spoglie mortali sono state poi tumulate a Brescia, nel subentrato contesto ufficiale di patriottiche manifestazioni plaudenti, pare possa pure ripercorrere la visione della storia che Alessandro Manzoni aveva espresso nei “Promessi Sposi”: “L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perchè togliendoli di mano gli anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia (…)”.

Nell’eco di queste considerazioni, dal luogo solenne dove sono stati sepolti, tanto una lunga fila di insorti che sono periti nel periodo delle epiche “Dieci Giornate” di Brescia quanto, invece, i militari, dolorosamente accomiatatosi dalla scena di questo mondo, durante le fasi cruente della Seconda Guerra d’Indipendenza, sembrano rispettivamente ristrutturarsi insieme nel profilarsi in una ulteriore dimensione di conoscibile persistenza che sopravvive alla loro sopraggiunta evanescenza, attraverso l’individuazione di una specificità identitaria mediante la quale, un’esalata corruttibilità, riacquista, anche grazie a questo libro, una nominale consistenza.

Oltre ai fatti determinanti il corso della storia, una sensibile opera di umanizzazione delle medesime vicende dove trovano posto i diversi protagonisti degli ingenti avvenimenti trattati, è spiegata, fra l’altro, da Gianluigi Valotti, fra le circa centodieci pagine della sua interessante pubblicazione, nello specificare che: “L’idea di questo mio nuovo lavoro editoriale è nata dal ritrovamento nelle raccolte di un collezionista privato di un foglio originale, forse strappato da un registro, che documenta nomi e fatti accaduti a Brescia a partire dalla Prima Guerra d’Indipendenza”.

monumento delle Dieci Giornate al Vantiniano
Monumento delle Dieci Giornate al Vantiniano

Questo pregevole lavoro analitico, valorizzato complessivamente anche grazie al significativo apporto della riproduzione, in bella resa visiva, di numerose e rare illustrazioni d’epoca, è pubblicato con i testi sia in italiano che in francese, similmente a quanto già il titolo stesso dell’opera delinea nello specchiato raffronto di copertina, intercorrente fra la lingua nostrana e quella transalpina.

Si tratta di una capillare traduzione nei termini di un’altra lingua neolatina, secondo una più diffusa lettura condivisa, degli scritti pubblicati, lungo la distribuzione capitolare di questo volume dal formato esponenziale, che è stata eseguita da Micol Tagliani, nel merito di un’iniziativa culturale, funzionalmente affidata alla veste libraria monografica per l’attestazione di una perdurante analisi elitaria che l’autore dedica a Guido Ramera ed all’Ospedale Oncologico “Laudato Sì” di Rivoltella del Garda, mentre a salutare l’esordio del libro stesso sono, rispettivamente, la prefazione, a firma di Marco Baratto, Delegato Generale per l’Italia dell’associazione “Souvenir Francais” e l’introduzione scritta dal prof. Giovanni Quaresmini dove, fra l’altro, è possibile constatare la puntuale precisazione che “In questo volume – arricchito da una serie di preziose immagini che ci riconducono alle atmosfere di quegli anni – l’autore dà conto sia delle inumazioni effettuate della Tomba dei Prodi al cimitero vantiniano che, successivamente, nelle fosse comuni nel 1859 a seguito della Battaglia di San Martino e Solferino”.

A comprensibile sottolineatura dell’analisi documentaristica che è sottesa alla redazione del volume, effettuata per il tramite dello studio di autentiche fonti originali, come pure mediante l’utile apporto di trascrizioni e di grafici a cura di Manuela Giovanetti, l’autore dipana la propria cospicua esposizione in una sostanziosa contestualizzazione calata in una tipica corrispondenza monumentale, oltre che documentale, relativamente ai riferimenti svelati in un circuito di encomiabile riappropriazione conoscitiva culturale del territorio, per quanto appare disseminato fra le pertinenze di memorie storiche riscontrabili a Brescia.

Una dozzina di capitoli divulgano, fra l’altro, una serie di significative informazioni circa questi manufatti delle patrie memorie, nella concomitante partecipazione induttiva dei progressi di questo settore della ricerca storica locale, inserita in un circuito fra nazioni, tale da poter essere intesa internazionale, anche solo a motivo di coloro che, tuttora, dall’oltretomba, suggeriscono le origini più disparate, nel coacervo livellante delle loro identità, annotate in corrispondenza degli elenchi delle sepolture che, per questi combattenti, erano state riservate.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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