Cremona. Nel cortile Federico II del Palazzo Comunale allestito a teatro giovedì 11 giugno alle 21, 15 c’è Roberta Biagiarelli con “A come Srebrenica”, più che uno spettacolo teatrale è la storia di una tragedia dei nostri tempi, quella del massacro di Srebrenica del luglio del 1995. Nel 2015 vent’anni dopo per non dimenticare. Organizzato dalla Tavole della Pace di Cremona è a ingresso libero.a come srtebrenica

Nel tessere il monologo teatrale “A come Srebrenica”, seguito dal documentario “Souvenir Srebrenica”, Roberta Biagiarelli ha orbitato per una dozzina d’anni intorno a quei luoghi, sino all’ideazione e alla realizzazione, come responsabile, del “Progetto pilota a sostegno della Comunicazione per lo sviluppo sociale e culturale in Bosnia Erzegovina”, svolto grazie alla Cooperazione italiana in BiH. Un progetto di rivitalizzazione culturale destinato alle aree di Srebrenica e Bratunac, che Roberta ha coordinato da gennaio 2009 a marzo 2010.

Ma torniamo indietro di pochi anni, che paiono secoli tanto sono lontani dai giorni nostri. E’ l’estate del 1995 quando le truppe del comandante dell’armata serbo-bosniaca Ratko Mladic entrano a Srebrenica. A Mladic non basta la conquista della città, una delle ‘zone protette’ dall’ONU. Nei giorni successivi seguono deportazioni, stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, uomini sepolti vivi. Con l’aiuto delle “tigri di Arkan”, gruppo paramilitare al comando di Željko Ražnatović, un’orda di belve che ha lasciato impronte di sangue nel conflitto, massacra migliaia di musulmani bosniaci: 8.372 vittime, secondo fonti ufficiali, un’intera generazione. Madri e loro figlie sono state stuprate, in molte la violenza è cresciuta nel loro grembo, mesi dopo hanno partorito i “figli dell’odio”.

Pulizia etnica, fatti tra i più orribili e controversi della storia recente: è il male del male che chiude il secolo di Auschwitz, delle foibe e dei gulag. Si dice che chi è sopravvissuto a Srebrenica non può dire di avere sentimenti in corpo, e che chi non l’ha conosciuta non può dire di aver visto la guerra in Bosnia.

Ma Roberta Biagiarelli non si è fermata al solo raccontare in teatro, si è fatta carico di un progettotransumanzapace_fotogallery che ha dell’incredibile, “la transumanza della pace”, 48 vacche della Val Rendena sono state donate alle vedove di Sućeska, il villaggio di contadini di Srebrenica, dove sui muri delle “case senza intonaco hanno appeso le foto dei mariti e figli dilaniati dallo sterminio. Al suo fianco nel progetto Gianni Rigoni Stern, figlio di Mario del “Sergente nella Neve”, che di storie vere ne ha scritte tante.

Il finale di una una storia vera. Nei tempi nostri non è facile narrare di fatti “belli”, che curano ferite e in un qualche modo fanno bene all’animo: qui si parla della transumanza di 48 vacche da latte dal Trentino ai cascinali della Bosnia, ancora segnati dalla guerra.

“A come Srebrenica” racconta della “pulizia etnica, Roberta racconta con il suo progetto di transumanza e la sua caparbietà una storia comuovente – E’ il racconto di una favola- dice Roberta Biagiarelli – Un racconto che ha il respiro e i sapori di una fiaba, che lega valori ancestrali e si contrappone alla barbarie e all’immiserimento. Una favola fatta di montagne, mucche, genti e cuori pulsanti…

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.