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Milano – Fino a domenica 26 giugno sono in programma sei spettacoli, un concerto, tre tavole rotonde e un laboratorio di narrazione teatrale: è tutto questo Innesti, rassegna in cui i protagonisti sono giovani autori e artisti figli di immigrati.

Si definiscono “italiani ibridi” e sono nati o le loro famiglie sono originarie di Albania, Russia, Pakistan, Afghanistan, Iran, Romania, Brasile. Hanno lavorato insieme ad artisti italiani, loro coetanei, per realizzare opere che risentano di questo incrocio di culture. La rassegna si conclude domenica 26 giugno al Teatro Menotti ed è nata grazie al progetto MigrArti, voluto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, e organizzato da Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea in collaborazione con Forum Città Mondo – Comune di Milano in partnership con Associazione La Tenda/El Ghibli, Centro di Cultura Albanese, Centro Culturale Italo Romeno.

Il primo appuntamento (domenica 19 giugno alle ore 21) è con il concerto Nova Bossa Controvento, del cantautore milanese Marco Massa (suo il brano che dà il nome al concerto, reso celebre da Tullio De Piscopo) e l’antropologo e musicista brasiliano Nenè Ribeiro, insieme sul palco per scambiarsi melodie, idiomi, armonie e impegno artistico interculturale.

Lunedì 20 il focus teatrale si apre con il reading di “Come le cicogne”, testo frutto del laboratorio di narrazione teatrale sulla migrazione a cura di Mihai Mircea Butcovan,  scrittore e poeta di origine romena, che ha coinvolto per l’intero mese di maggio giovani autori e artisti di diversa provenienza.

Martedì 21 giugno il palco sarà tutto per “Albania casa mia” di e con Aleksandros Memetaj e la regia di Giampiero Rappa, intenso spettacolo che facendo leva sull’immaginario racconta il cammino identitario, i sacrifici fatti, lo sforzo riuscito, le ferite nascoste e l’itinerario da attore del giovane Memetaj, nato nel giugno 1991 a Valona e a soli 6 mesi – prima dunque dei drammatici flussi migratori – sbarcato con la famiglia in Italia.

Prendendo spunto dal nome di uno dei videogiochi più venduti al mondo, mercoledì 22 si parla di guerra in “Studio su call of duty – fake versione” di Tatiana Olear con la regia di Manuel Renga.

Laura Sicignano in collaborazione con Shahzeb Iqbal presenta giovedì 23 il delicato “Vivo in una giungla, dormo sulle spine”, titolo tratto da un verso di un poema popolare pakistano. Un testo pluripremiato, prodotto da Teatro Cargo di Genova, che racconta della difficile e problematica relazione tra un giovane rifugiato pakistano, giunto minorenne in Italia e l’avvocatessa sua tutrice.

Ramat Safi, giovanissimo afghano fuggito dal suo paese e arrivato in Italia ancora minorenne, dopo un anno di viaggio venerdì 24 giugno racconta la sua storia in “Compleanno afghano”. Uno spettacolo struggente che racconta il diciottesimo compleanno di Ramat come un momento di riflessione sul passato e su un futuro tutto da costruire.

Con comicità e leggerezza Aram Kian, nato a Roma da madre italiana e padre iraniano e cresciuto a Synagosity, immaginaria periferia delle città del nord, tratterà temi difficili nel suo “Mi chiamo Aram e sono italiano” in scena sabato 25 giugno, scritto con Gabriele Vacis. Divertente e assolutamente autentico, Aram è uno Zanni padano-orientale che racconta le sue sventure con irresistibile comicità, sempre con lucida ironia e qualche volta con legittima rabbia.

La rassegna si chiude domenica 26 giugno con “Novunque” de La Compagnia delle poete, nata nel 2009 da un’idea di Mia Lecomte e composta da “poete” provenienti da diversi continenti. In scena 12 poete e 1 musicista, in una sorta di “orchestra” dove la poesia di ciascuna, influenzata dalle diverse tradizioni linguistiche e culturali, è sostenuta e ampliata da molteplici linguaggi artistici. Protagoniste sono le eroine delle favole che, in forma di racconto poetico, ripercorrono da un punto di vista inedito e femminile, le vicende che le hanno rese celebri.

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Redattore Sociale
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