14 settembre giornata gioiosa: la scuola riparte, il nostro paese Italia riparte.

I nostri giovani riprendono il sorriso, la scuola è la loro vita (i compagni, i docenti, la famiglia scolastica). Certo, è una riapertura tra luci e ombre, con gioia insieme a timore.

Pur comprendendo la gravità del momento pandemico, vorrei chiedere a politici, amministratori se sono consapevoli della gravità, del pericolo di non ritorno se si chiudessero nuovamente le scuole.

Perché dico di “non ritorno”. La chiusura a marzo è stata la debacle degli apprendimenti, la serenità di molti studenti-bambini-genitori è stata compromessa, con un conseguente e impressionante aumento di varie patologie di natura psicologica, quali depressione e ansia.

Cosa è mancato alla scuola? Cosa serve ora alla scuola?

Ho lasciato la scuola dopo 42 anni all’Istituto Vincenzo Capirola di Leno dopo 10 anni da docente e 32 anni preside.

Il virus non mi trova sul campo di battaglia nonostante, da dura montagnina camuna, contaminata dalle nebbie della Bassa Bresciana, rotolo, ma non mi spezzo.


Con molti studenti e docenti il cordone ombelicale resiste; il distacco forzato non ha affievolito i legami, che mi rendono felice e orgogliosa di avere gettato con la collaborazione della grande comunità scolastica Capirolina buoni semi che continuano a germogliare, semi che forse saranno alberi di vita futura (scusate l’orgoglio).

La pandemia ha mostrato chiaramente che bisogna lavorare per l’inclusione contro la povertà educativa e per un welfare sociale migliore con assunzione di responsabilità personale ad ogni livello pubblico e privato.

Non è forse la scuola deputata al raggiungimento di questi obiettivi? Certo la scuola non come isola felice o luogo -baracca lontana dagli altri contesti sociali.

Tutti i sondaggi fotografano il luogo scuola luogo sicuro (non a rischio zero certamente), ma sicuramente meglio di molti altri luoghi, mezzi di trasporto in primis. Ho visto, sentito, condiviso gioie, timori, preoccupazioni di tanti giovani per il ritorno a scuola il 14 settembre.

Oggi che succede? E domani? Come sarà il domani per il futuro delle nuove generazioni, del nostro paese?

Non ho la sfera di cristallo, vorrei fare qualche breve considerazione.

Siamo tutti consapevoli che viviamo in momento storico globale dove siamo obbligati a riflettere profondamente sul nostro essere persone, sulla nostra relazione con gli altri, con il mondo.

Come sarà il mondo di domani? Abbiamo appreso la lezione dalla dura esperienza della pandemia?
Siamo consapevoli che il futuro prossimo necessita di nuovi paradigmi? Siamo pronti ad una ripartenza-rigenerazione nel modo di fare politica per il bene del nostro paese?

Siamo pronti ad una politica con obiettivi, la ricostruzione di una società più attenta alle disuguaglianze sociali, alla povertà educativa.

Il luogo scuola dove formare adulti motivati e competenti. Rimane sicuramente la sede dei saperi per affrontare il futuro incerto che necessita di un coinvolgimento serio della collettiva da parte i tutti gli attori sulla scena sociale.

Avere e dirigere una grande orchestra per la vita, vorrà significare probabilmente avere la scuola e l’università come priorità vere per il nostro paese. Priorità perché senza formazione, senza ricerca, senza investimenti reali con progetti a lungo respiro condivisi, non sarà possibile affrontare le grandi sfide del futuro che è già oggi.

Non dobbiamo spegnere il sorriso dei nostri ragazzi. Non dobbiamo infrangere i loro sogni, ma dobbiamo sostenerli perché spicchino il volo nella vita adulta come cittadini del mondo, con uno zainetto ben attrezzato sulle spalle.

È necessario riflettere anche sulla responsabilità che i nostri giovani avranno: l’onere della gestione saggia e del rimborso all’Unione Europea della massa enorme di fondi finanziari, debiti, che il paese Italia avrà per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica; tali fondi sono da destinare alla realizzazione di infrastrutture importanti per un paese civile.

Mi pare di poter dire che oggi siamo un po’ tutti nelle mani dei giovani perché, con i loro comportamenti e stili di vita fuori dalle aule scolastiche (dove trovano invece esempi di rigore) sono potenzialmente i vettori del virus (La Repubblica 14 ottobre).

Sono certa che i nostri ragazzi, con adulti di riferimento autorevoli che sanno ascoltare con il cuore la loro voce, con adulti che sanno intercettare con lo sguardo le loro emozioni, saranno piuttosto i veri vettori della rinascita in un paese migliore.

Non chiudere le scuole
.Non vanificare il tanto lavoro svolto dalla maggioranza degli operatori scolastici: Dirigenti, docenti, personale Ata.
 Non togliere il sorriso ai nostri giovani
Prevenire prima di curare con sorveglianza, con regole chiare da fare rispettare a tutti
Sanzioni pesanti per i trasgressori.
Viva la scuola per tutti.