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Verona – Una breve mostra, lo spazio di un fine settimana, per ammirare alcuni dei codici e degli incunaboli che furono requisiti dai francesi nel 1797.

Dall’idea di formare a Parigi un polo culturale che potesse radunare tutto il meglio della produzione artistica europea al burrascoso recupero delle opere, irrimediabilmente marchiate dal timbro della Bibliothèque Nationale de France, i visitatori potranno ripercorrere un pezzo di storia universale declinata nella sua dimensione locale.

La politica di spoliazione del patrimonio culturale delle nazioni vinte da parte di Napoleone passò, infatti, anche attraverso la città di Verona e la Biblioteca Capitolare.

Il 16 maggio del 1797 una commissione composta dal generale Bertholet e dal pittore Andrea Appiani, integrata dal segretario Lombardo e dal signor Gaetano Cerù della municipalità di Verona, si presentò al bibliotecario della Capitolare Don Antonio Masotti al fine di individuare i codici e i volumi a stampa più preziosi da trasportare a Parigi.

La scelta cadde su una trentina di manoscritti e su una quindicina di incunaboli, ossia testi stampati prima del 1500, che, come recita il verbale del prelievo, furono considerati «degni d’essere portati al Museo di Parigi»: tutti particolarmente preziosi per la rarità, l’antichità o per la decorazione miniata.

Questo pregiato materiale bibliografico venne restituito alla Biblioteca nel 1816, grazie anche all’intervento dell’imperatore d’Austria Francesco I e al sostegno di Antonio Canova. Dalla restituzione tuttavia rimasero esclusi cinque incunaboli, quattro manoscritti e un papiro del IX secolo.

Durante l’esposizione temporanea sarà presentata una selezione dei testi sottratti e poi restituiti. In particolare saranno visibili: gli atti relativi al sequestro dei volumi, il codice vergato dal lector Ursicino, primo documento esplicito che attesti l’esistenza dello scriptorium veronense, risalente al 517 d.C., il De casibus virorum illustrium di Boccaccio, le Commedie di Terenzio, il De secundo bello Punico di Tito Livio, e una miscellanea di testi di Domizio Calderini, umanista veronese.

Tra gli incunaboli saranno esposti una Bibbia del 1471, restituita alla biblioteca priva dei fogli decorati, il Commento di Marziale di Calderini del 1474, una miscellanea di opere di Properzio, Catullo e Tibullo del 1487, una Divina Commedia commentata da Landini del 1491 e il Polifilo del 1499. Quest’ultimo volume è considerato dai bibliofili, uno dei più bei libri mai stampati di tutti i tempi.

 

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