Brescia – Un piede che si presentava “libero”, rispetto all’innervazione morfologica su tutto quanto tale arto naturalmente sostiene. Senza, cioè, il resto di quel corpo, di cui, ai contemporanei, pare non fosse neppure dato il più vago sapere a chi potesse appartenere.

Punto d’appoggio per la storia di questo piede che, del proprio simulacro umano, sembrava non riuscisse a rivelare indizi di ulteriori particolari d’insieme, era il luogo stesso dove era stato rinvenuto, nell’ambito di quel macabro ritrovamento, durante il quale la sua peculiarità anatomica aveva attirato un’estemporanea attenzione, pure mossa da un raccapricciante senso di confuso smarrimento e di aberrazione.

Il fatto era accaduto a Brescia in un bel mattino d’aprile.

Un quotidiano locale aveva documentato l’insolito suo apparire, lungo il diradarsi del tempo, secondo ciò che, all’andare dei giorni, la cronaca aveva potuto dare corpo intellegibile ai termini misteriosi del suo costituirsi ad evento, raccolto in quella informazione incontrovertibile della quale, il corso del 1923, nel tratto specificatamente particolareggiato nella portata dell’otto di quel mese primaverile, andava , tra le pagine de “La Sentinella Bresciana”, a riferire: “Una macabra scoperta. Piede umano alla deriva. Ieri mattina, alle 10, un contadino che passava per via Guzzetta, giunto a metà strada circa tra la sede dell’Impresa Trasporti Gondrard e il gruppo di case che è a sud della detta via, scorse nel fosso laterale alla strada un piede umano impigliato negli sterpi della riva. La macabra scoperta richiamò sul luogo altri passanti e gli abitanti delle strade vicine“.

Da prima, si sospettò che il piede fosse semplicemente emerso e che sotto vi fosse il cadavere, ma rimossa un po’ la fanghiglia attorno, si constatò che il piede era staccato. Si trattava di un piede destro di donna o di ragazzo e nudo, segato di fresco poco al di sopra della caviglia“.

Fu immediatamente informata della scoperta la Stazione dei RR. Carabinieri di S. Nazzaro la quale mandò sul posto il vice-brigadiere Amadio con un milite. Il piede fu tratto dall’acqua e deposto sulla riva“.

Il maresciallo di S. Nazzaro sig. Sassu sopravvenne poi con il dott. Carboni dell’Ufficio d’Igiene e si constatò che il piede era stato troncato a scopo chirurgico“.

Infatti, era malato ed aveva un buco cancrenoso. Dopo la constatazione, il piede fu, dal maresciallo stesso, accompagnato dal medico, portato alla Camera mortuaria del Cimitero, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Crediamo, però, che dopo la constatazione fatta, l’autorità non ci abbia nulla a che vedere. Il piede proviene da una operazione chirurgica ed è andato malauguratamente e per un disgraziato accidente a finire nel Celato. Restano così troncati anche tutti i commenti che si facevano ieri laggiù, su un cadavere fatto a pezzi su un’altra edizione del caso di Isolina Canuti a Verona, che tanto fece parlare le cronache italiane e tanti strascichi ebbe ormai più di vent’anni fa“.

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Strascichi d’altro genere avevano, comunque, accompagnato l’elaborazione collettiva di questa sconcertante crudezza patita che si prestava, in tutti, ad una personale ricaduta introspettiva, univocamente conformata al profilarsi di questa estremità pedestre, nel senso che l’eco, relativa a quest’arto ritrovato su un comune angolo campestre, pare abbia avuto una puntualizzazione espressa a rimando di quelle apparenze che avevano ispirato una prima spiegazione, più immediata rispetto ad altre più complesse, nella città stessa dove certe congetture avevano ipotizzato alcune presunte aderenze ospedaliere, in un genere di supposte responsabilità, rapportate alle circostanze dove le vicende stesse potevano essere state compromesse.

Alla luce di questo dato di fatto che, a fattor comune, poneva, in un ospedale, il lavoro chirurgico attribuito a margine di un intervento d’amputazione, “La Sentinella Bresciana”, nell’edizione del testualmente scritto “sabbato 14 aprile 1923”, precisava, nello stile di un comunicato che “Nel numero dell’8 corr. di codesto spettabile giornale si narrava che nel fosso laterale alla strada A. Saffi era stato rinvenuto un piede umano, staccato dal corpo per operazione chirurgica. In esito ad una minuziosa inchiesta compiuta, possiamo assolutamente escludere che il piede provenisse da questi Spedali Civili, non solo perchè è prescritto che gli avanzi umani da operazioni per sezioni siano accuratamente raccolti, chiusi in cassette speciali e mandati al cimitero e non è risultato che tali prescrizioni siano state trascurate, ma perchè da circa due mesi è stata fatta una sola amputazione
di piede a un uomo che lo ebbe stritolato dal tram; sicchè l’arto amputato era in condizioni anatomiche affatto diverse da quelle in cui si trovava il piede rinvenuto. Tanto per la verità e a rettifica di erronee supposizioni“.

La pagina della “cronaca cittadina”, emersa nella medesima giornata che a tale pronunciamento era riferita, segnava il passo di un’incalzante miscela di fatti d’ogni genere attaccati alla vita, anche nel caso dell’ennesima iniziativa che ai piedi, in un tutt’uno con una vigorosa corporeità sportiva, riservava il ruolo di una determinante propaggine d’azione calcisticamente incisiva: “Foot – Ball Coppa Gynnasium. Sul campo della Gynnasium si giocheranno domani due partite per l’aggiudicazione della Coppa Gynnasium. Alle ore 14 incontro della Gynnasium A. colla Silenziosa. Alle 16 Gynnasium B. contro Giovani Calciatori“.