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Brescia – Come “roadmap”, il “Belpaese”, sperimentando, secondo l’espressione petrarchesca, il territorio italiano “Ch’Appenin parte, e ‘l mar circonda e l’Alpe”.

Passo dopo passo, l’ambizione era quella di percorrerne le tappe comprese in quel lungo itinerario che, una sostenuta camminata, avrebbe modellato nel curioso tenore di certe memorabili imprese.

All’alba di un nuovo secolo, c’era chi percorreva l’italico Stivale con l’intenzione di avere, come tabella di marcia, un’insieme di località da raggiungere camminando, perchè si componesse un mosaico di viaggio, significativo di uno stesso pertinente insieme.

Quell’insieme che una coppia di nobil uomini siciliani, nelle persone di Giuseppe Mario Zerilli e di Edoardo di Rajata, avevano individuato nel giro d’Italia da farsi piedi.

Stravaganze di un pellegrinaggio laico, nella specificità stabilita a livello nazionale, che parevano conformare la necessaria resistenza fisica e sportiva ad un’avventurosa sfida complessiva, lanciata innanzi al diversificato orizzonte italiano, in cui, mano a mano, appariva un rispettivo panorama da assimilare a quell’estemporaneità di strada che era vissuta nell’intensa esperienza di tale itinerante prospettiva.

Se la partenza era avvenuta in un dato inizio, sancito al via della spedizione, inaugurata nell’originario meridione, un non meglio identificato bilancio di percorrenza pare fosse, invece, stabilito, nella corrispondente consistenza di un raggiunto settentrione che, in prossimità delle Alpi, rispetto alla tipicità insulare, denotava, nella somma dei passi compiuti, un’altra distinta localizzazione sperimentata fra i luoghi del variegato territorio preso in considerazione in cui, solo da pochi decenni, sventolava un medesimo tricolore.

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“Around the_World in Eighty Days” by Neuville and Benett
Giunti nel bresciano, i due peripatetici siciliani, facevano notizia in un’aura di velata attrattiva ed, ad occuparsene, era l’estensore dello scritto, pervenuto a resoconto, alla redazione de “La Provincia di Brescia” di cui lo stesso quotidiano dava seguito, pubblicandolo l’11 gennaio 1902: “Due forti camminatori. Montichiari, 9. Provenienti da Carpenedolo, con una lettera di presentazione di quell’egregio sindaco, si presentarono oggi al nostro Municipio, il Conte Giuseppe Mario Zerilli dei conti di S. Carlo ed il marchese Edoardo di Rajata, gentiluomini palermitani, due forti podisti che, dietro una scommessa, stanno compiendo il giro d’Italia a piedi. Il tempo prefisso per la “piccola passeggiata” è di sei mesi; ma essi hanno avvantaggiato di 15 giorni circa. Infatti, domani, essi saranno a Brescia, ultima tappa del loro lungo itinerario, mentre partirono da Palermo il 24 luglio 1901. I sei mesi scaderebbero, quindi, il 24 gennaio corrente ed i due forti campioni hanno ormai percorso “pedibus calcantibus” la bagatella di km. 11880. Ai forti e colti gentiluomini della patriottica Sicilia il nostro cordiale saluto ed il plauso meritato”.

A quella data, di “età della luna due giorni”, come attestava l’accennato giornale, la storia di un’intraprendente e di una singolare iniziativa, scollata dai ricorrenti morsi della fame di tempi grami, nei quali, ad esempio, nel contrabbando casereccio al posto del burro, si vendeva la margarina, era registrata la cronaca progressiva di una esigua comitiva che, altro fine pare non avesse, per quei frangenti di passi susseguenti, che un traguardo prefigurato attraverso la disponibilità dei mezzi e delle risorse, per essa, sufficienti, intuibili in capo ai due partecipanti, per la posizione aristocratica fra loro stessi, rispettivamente, condivisa.

Gastone_StieglerNel tempo in cui erano partiti, nel bel mezzo dell’estate appena prima, un’analoga notizia aveva curiosamente sottolineato l’intento di una concomitante manifestazione dalla durata competitiva, però giunta alla sua fase conclusiva, nei termini di un’altra seduzione subìta del voler confutare, con una propria pedissequa misura, la geografia, addirittura innalzata all’ennesima potenza di una planetaria versione attuativa, se anziché il proprio Paese, era stata intesa l’intera sfera terrestre come percorso di una alquanto diluita meta ambita: “Il giro del mondo in 63 giorni. Si ha da Parigi, 31. Gastone Stiegler, redattore del “Matin” arriverà stassera a Parigi dopo aver compiuto il giro del mondo in 63 giorni, attraversando la Siberia, il Pacifico, gli Stati Uniti e l’Atlantico”.

Questa notizia, apparsa fra le pagine de “La Provincia di Brescia” del primo agosto 1901, diciassettesimo giorno della “età della luna”, pare che di poco seguisse l’esordio del citato giro di Italia a piedi, da compiersi, secondo un’appaiata e non solitaria interpretazione siciliana, in molti più giorni, rispetto al francese sopra menzionato che sembra sia stato, nel suo iridato peregrinare fra i continenti, ancor più veloce dello stesso personaggio immaginario Phileas Fogg, protagonista ideato da Giulio Verne, nel suo “Giro del mondo in ottanta giorni” del 1873.

Il loro arrivo, dopo avere attraversato l’intera penisola, secondo una non meglio specificata, ma, al tempo stesso, altrettanto conclamata intesa operativa, era, per i due mentori della forte disciplina podistica, presa ad esemplare presentazione di una strategica metodica effettiva, a fine giro, stabilita nel felice esito, documentato nell’alone celebrativo dello sviluppo di una idea fantasiosa, ma riuscita, coraggiosamente spinta fino alla sua fedele risoluzione effettiva che era testimoniata da “La Provincia di Brescia” del 14 gennaio 1902: “La fine di un giro podistico. I nostri lettori furono già a suo tempo informati che erano stati di passaggio da Brescia e ci avevano fatta una gradita visita i sigg. marchese Edoardo di Rajata e cav. Giuseppe Zerilli, palermitani, i quali, per una sfida corsa al loro Club, si erano impegnati a compiere il giro d’Italia a piedi, 11880 chilometri, da divorarsi, è la parola, in ragione minima di cinquanta chilometri al giorno. Infatti, i forti giovani hanno perfettamente, e dentro i limiti di tempo loro prescritti, compiuto i due itinerari, quello delle coste e quello del centro, arrivando finalmente a Brescia che doveva essere l’ultima tappa e cioè compiendo in 7 mesi il loro viaggio ed ottenendo 15 giorni di vantaggio. Essi godono entrambi della più invidiabile salute ed hanno già ricevuto dal loro Club telegrammi di felicitazione per la vinta scommessa. Essi si sono mostrati gratissimi verso quanti in ogni parte d’Italia – e furono moltissimi – largheggiarono a loro riguardo in cortesi attenzioni: e ci hanno pregato di far pubblici questi sentimenti, coi quali – riportando nel loro avventuroso viaggio un caro e luminoso ricordo in cuore – si accingono ora a ritornare alla Conca d’Oro”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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