La primavera risveglia i sensi e la voglia di fare nuove scoperte, anche in campo artistico e culturale. E se Destinazione Turistica Emilia fosse un grande prato verde, le mostre che a in corso nell’area compresa tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia sarebbero fiori profumatissimi da cogliere al volo, per lasciarsi inebriare da un profumo che si estende fino alle prime settimane d’estate.

Andando in rigoroso ordine di chiusura, si può prendere come punto di partenza “La Solitudine dell’Angelo”, mostra antologica di pittura dedicata all’opera di Serafino Valla, in programma fino all’1 maggio, presso il Centro Culturale Villa Soragna a Collecchio (Parma). Curata da Giammarco Puntelli, l’esposizione mette in luce il legame profondo dell’artista naïf col territorio d’origine, la Bassa, il fiume Po e le sue tradizioni.

Fino al 5 maggio, è invece il Palazzo del Governatore di Parma a offrire una straordinaria location per “IL SORPASSO. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961”: 160 scatti, videoinstallazioni e documentari provenienti dagli archivi del Centro Studi e Archivio della Comunicazione CSAC e Istituto Luce Cinecittà documentano un periodo storico fondamentale per il Paese, dalla faticosa ricostruzione del dopoguerra al clamoroso boom economico degli anni ’60.

Sempre a Parma, fino al 18 maggio, la Biblioteca Palatina del palazzo della Pilotta ospita l’esposizione “Segni particolari”, realizzata in collaborazione con il Museo Bodoniano per celebrare il bicentenario della pubblicazione del Manuale tipografico di Giambattista Bodoni, frutto del suo progetto più pensato e voluto pubblicato dalla moglie dopo la sua morte. In mostra i volumi, gli studi manoscritti e i documenti d’archivio, ma anche i campionari di caratteri, i punzoni e le matrici a testimonianza dei mutamenti della scrittura e della nostra stessa storia.

Senza spostarsi troppo, il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino di Salsomaggiore Terme condivide fino a domenica 5 maggio i propri Ricordi di Famiglia”. I preziosi oggetti, gli antichi documenti e fotografie d’epoca legati a un cognome fondamentale per il parmense sono l’inizio di un percorso fatto di racconti di vita e testimonianze storiche.

Fino al 9 maggio, “Dis-chiusure”, è invece la mostra evento che porta alla Galleria Alberoni di Piacenza il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis. Tutt’altro che una mera e statica esposizione di un capolavoro dell’arte contemporanea, simbolo della possibilità e dell’impossibilità dell’uomo e ultima opera del padre dell’Arte Povera, l’iniziativa è anche un percorso che comprende una selezione di fotografie di Carlo Orsi dedicate all’artista e la proiezione de “Il Rumore della Memoria” di Marco Bechis e di “Atto Unico di Jannis Kounellis” di Ermanno Olmi. Ma non è tutto. Se alcuni strumenti musicali costruiti nel ghetto di Terezín occupano una vetrina, numerosi eventi, concerti e incontri con importanti testimoni faranno da contorno all’evento, al termine del quale, il violino, realizzato a partire da uno strumento costruito nel laboratorio di liuteria del carcere di Opera, incontrerà i detenuti della Casa Circondariale di Piacenza.

In questo tour culturale di Destinazione Turistica Emilia, bisogna poi necessariamente fiondarsi a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, sede della grande mostra che la città, a 200 anni dalla sua nascita, dedica ad Antonio Fontanesi e a chi da lui si è lasciato ispirare e influenzare. Quello proposto da “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri” – in programma fino al 14 luglio – vuole essere un invito guidato alla riscoperta di un protagonista della pittura dell’Ottocento italiano ed europeo, che per essere riconosciuto in tutta la propria importanza ha dovuto aspettare di morire.

Nella mostra, che documenta anche i rapporti con la cultura simbolista e divisionista e la rivalutazione degli anni Venti a opera di artisti come Carlo Carrà, i dipinti di Antonio Fontanesi saranno posti a confronto con lavori che la critica ha collegato alla sua produzione, individuando possibili connessioni in un arco cronologico che dagli anni Ottanta dell’Ottocento arriva fino agli anni Sessanta del Novecento. L’ultima sezione sarà dedicata alle interpretazioni critiche degli anni Cinquanta di Roberto Longhi e poi di Francesco Arcangeli.

Fino al 30 luglio, è il momento di perdersi letteralmente al Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato (Parma), tra gli incroci e le traiettorie de “La Maniera Emiliana. Bertoja, Mirola, da Parma alle Corti d’Europa”. Ideale filo d’Arianna in un percorso eccezionale, i maestri che contribuirono a fare del Cinquecento Parmense uno dei capitoli più significativi della storia dell’arte sono protagonisti di un evento straordinario, che vede per la prima volta riunito il nucleo pressoché completo dei lavori noti dei due pittori.

Termina il 9 giugno la quattordicesima edizione del festival Fotografia europea a Reggio Emilia, un progetto della Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio, che quest’anno sceglie di approfondire una tematica complessa, attuale e tanto cara all’arte: “Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi” è il titolo della mostra che quest’anno indaga sul rapporto tra l’io e l’altro da sé, sul noi che trasforma i soggetti coinvolti e sui cambiamenti che operano sulla sfera pubblica e privata dell’individuo che si lega a un altro siglando un tacito contratto sociale sul quale è necessario fermarsi a riflettere.

Ma il legame è anche quello con il territorio, con lo spazio che ci circonda e con le intelligenze artificiali che costringono l’individuo a confrontarsi con una società in mutamento e a ripensare l’intimità alla luce di una nuova idea di legame. Queste le premesse per le numerosissime elaborazioni fotografiche che quest’anno arricchiranno i corridoi della Fondazione Palazzo Magnani.