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Brescia – Chi era Bartolomeo Gualla? A spiegarlo è la dr.ssa Chiara Benedetti, qualificata funzionaria dell’Asst Spedali Civili di Brescia, bibliotecaria e conservatrice del patrimonio storico-artistico di tale antica sede ospedaliera e della “Società Medico Chirurgico Bresciana”.

L’ occasione, per questa interessante esposizione, inerente la figura di tale personaggio del Diciannovesimo secolo, è data da una conferenza pubblica che, l’Ateneo di Brescia, ha calendarizzato per mercoledì 4 dicembre, quando alle ore 17.30, al civico 12 di via Tosio, circostanzia il proprio strutturarsi, nel corso delle attività intercorrenti, da parte del prestigioso sodalizio organizzatore, sviluppate sul concludersi del 2019 e poste verso l’avviarsi del già atteso anno susseguente.

Organizzato dall’Ateneo di Brescia, quale “Accademia di Scienze, Lettere ed Arti fondata nel 1802 – Onlus”, questo evento ha al centro il propositivo intento divulgativo del promuovere la conoscenza del patriota bresciano Bartolomeo Gualla (1810–1870) che, come è chiaramente precisato nel testo dell’invito ad intervenire a questa opportunità culturale, aperta a valorizzare una locale memoria collettiva, è ritenuto “(…) noto – anche nella comunità medica internazionale – soprattutto come organizzatore del servizio sanitario provvisorio durante le tre guerre di Indipendenza italiana, era uomo di vasta cultura, non solo medica. Egli scrisse articoli per le maggiori riviste scientifiche coeve, ma si dilettava anche a tradurre dal tedesco e dal francese, lingue che conosceva molto bene”.

A lui, Brescia, nel tempo intercorso dalla sua ormai lontana dipartita, ha dedicato anche una via che, nell’interessare le vicinanze a Borgo Trento, già “Borgo Pile”, e la parte, invece, toponomasticamente ispirata a Crocifissa di Rosa, contraddistingue un’estensione urbana verso quella zona cittadina dove non risulta lontana la sede, ormai subentrata da decenni, rispetto ad altra ubicazione pregressa e quindi estinta, degli stessi Spedali Civili, traslati dal centro, a metà del secolo scorso, in una nuova imponente collocazione, inserita in una sempre più integrata periferia.

Di questo ospedale, Bartolomeo Gualla era stato, all’epoca, nominato “primario chirurgico nel 1848”, in una sentita vocazione alla professione medica che svilupperà per tutta la vita, pure legandosi alle vicende patriottiche del Risorgimento, essendosi distinto, pure nel suo ruolo, in un’esplicita adesione personale verso l’allora nascente stato unitario.

Nel reticolo di strade che riconducono alla memoria di altrettante eminenti figure storiche bresciane, la contestuale dedicazione viaria a Bartolomeo Gualla pare emergere, a Brescia, da un’assodata considerazione verso lo spessore della sua eclettica figura che, pure spogliata dalla retorica patriottica ed insurrezionale delle Dieci Giornate, tramanda, fra l’altro, quanto è documentato anche dall’Enciclopedia Bresciana di Mons. Antonio Fappani, alla voce che le ingiunge, in una soverchiante misura, che “(…) si dedicò con passione alla sua professione, compiendo esperimenti coraggiosi. Gli è, tra l’altro, assegnato il merito di aver, per primo, provato l’iniezione sottocutanea da lui esperimentata la prima volta nel 1860 con introduzione di curaro “in un uomo affetto da convulsione parziale spasmodica” e venne indicato fin dal 1868 dallo Schivardi come “il vero patrocinatore della medicazione ipodermica. Egli, infatti, fu il primo che la usasse su larga scala in un pubblico ospedale, il primo che curasse con essa le febbri intermittenti, le nevralgie e le nevrosi; il primo che pubblicasse una serie non indifferenti di fatti. Dopo il primo tentativo del curaro, e in quel medesimo anno, egli usava pel primo le inoculazioni ipodermiche di solfato d’atropina nelle ischialgie, e da quell’epoca raccoglieva 25 casi di guarigione; nel 1862 esperiva in quattro ammalati di paraplegia la iniezione dell’Upa-tieutè; nel marzo 1863, cominciava i suoi tentativi col solfato di chinina nelle febbri miasmatiche. Nessuno in Italia ha fatto un maggior numero di applicazioni; nessuno può competergli il primato di vero introduttore del metodo di Wood, https://www.sipmel.it/it/riviste/articolopdf.php/1149 (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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