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Brescia – Con il 2017, sono settant’anni dal riconosciuto primo avvistamento ufologico ufficiale. A Brescia, il tempo ha intersecato l’anno di questa pluridecennale ricorrenza, attraverso una conferenza dedicata al tema degli UFO, nell’ambito di un evento vespertino, messo in calendario nel penultimo venerdì marzolino.

Luogo dell’incontro, con Vladimiro Bibolotti in qualità di presidente del “Centro Ufologico Nazionale“, è stata la sede dell’associazione culturale “Anthropos” dove, nello sviluppo di un’interessante relazione, ha ricevuto una particolareggiata trattazione una serie di aspetti, rivolti alla ricerca ed agli studi applicati alla vita extraterrestre.

Dal 24 giugno 1947, quando l’aviatore statunitense Arnold Kenneth (1915–1984) avvistava una formazione di “dischi volanti” da lui asseriti essere in volo nel cielo dello Stato di Washington, l’attenzione, verso visibili fenomeni extraterrestri, ha pubblicamente suscitato un interesse sempre più crescente, suffragato da un patrimonio, anche a carattere scientifico, ormai stratificatosi nei vari livelli di una stima documentale ingente.

La contemporaneità, legata ad una prospettiva incombente, sembra possa pure, a tale riguardo, fare stimolare una riflessione corrispondente alla presunta disponibilità di un’interpretazione che propenda per una considerazione crescente circa la possibilità di altre forme di vita nello Spazio, da poter prefigurare sempre più da vicino, nella supposizione, cioè, coincidente con lo svelamento di un incontro oggettivamente risolutivo ed evidente.

Ma cosa accadrebbe in società se, nel suo bel mezzo, atterrasse un “disco volante”?L’approccio, con un conseguente cambio di mentalità, sembra possa profilarsi sul filo delle parole del filosofo Arthur Schopenauer (1788-1860), secondo cui, inizialmente, una certa concezione è prima irrisa, poi avversata ed, infine, accreditata, quasi come se, la stessa, fosse da sempre ritenuta scontata: “Ogni verità passa attraverso tre fasi: all’inizio è ridicolizzata, poi è violentemente contrastata, infine la si accetta come evidente“.

Questa trilogia di fasi pare possa, forse, accordarsi anche a ciò che potrebbe risultare altrettanto calzante, rispetto ad una progressiva posizione assunta verso gli UFO, cominciando dal ritenere verosimile o meno la loro stessa esistenza effettiva.

L’impatto con gli alieni sembra che possa umanamente indurre a fare mettere in discussione una generale visione culturale fino ad oggi posta a demarcazione dei limiti entro i quali si è svolta la storia dell’uomo, facendo forse pure vacillare, in una sorta di caos pari al concetto di “anomia”, le più assodate verità ed i maggiori principi d’orientamento di fondo che, nel porre in bilico anche la portata delle invalse religioni e delle più diffuse credenze popolari, con il relativo indotto di convenzioni e dettami utili, di fatto, “alla gestione emotiva delle masse”, farebbe interrompere la filiera valoriale d’un generale equilibrio d’identificazione, fino a profilare un rischio di implosione sociale.

Eppure, pare che ci sia, oggi, la percezione che il tempo stia per presentare il conto di studi, di ricerche, di avvistamenti ed anche di avvicendamenti d’approccio culturale ispirati a profilare una svolta d’analisi che, ad esempio, in sede di un autorevole pronunciamento cattolico, vagheggiato, in questa conferenza bresciana da Vladimiro Bibolotti del “Centro Ufologico Nazionale”, sembra possa ricondursi alla serena conclusione che, se ci fossero gli extraterrestri, il problema teologico non si porrebbe, in quanto la spiegazione si tradurrebbe nel fatto che, pur essendo anch’essi creature di Dio, “Gesù Cristo è venuto solo per gli esseri umani, in quanto gli abitanti degli altri pianeti non hanno il peccato originale“.

Forme di vita, assimilabili ad una realtà ignota e presente in chissà quale delle due miliardi di galassie esistenti nello Spazio od in un non individuato punto circostanziato nella sola “Via Lattea” dove sembra esistano, secondo lo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ben sessanta miliardi di pianeti ritenuti dall’uomo abitabili.

Il loro strascico, al di sopra del piano terrestre, ha, fra l’altro, permesso di fare appurare che “Nella maggior parte dei casi UFO, certe precise e costanti modalità sembrano indicare che ci si trova di fronte a manifestazioni controllate da intelligenze coscienti. Troppe volte gli UFO hanno inseguito mezzi di superficie ed aerei disimpegnandosi poi in caso di tentata intercettazione. Di varie forme e dimensioni, isolati o in gruppo, nella possibilità di spostarsi a quote e ad accelerazioni proibitive e talvolta in barba alle leggi dell’aerodinamica, interferendo sugli apparati elettrici, forse a causa degli effetti secondari della loro stessa energia motrice, questi ordigni di forma sferoidale, ovoidale, campanulare, discoidale, cilindrica, sono stati avvistati da tecnici qualificati, da scienziati, da astronauti, rilevati dai radar, fotografati e filmati“.

Si tratta di quelle particolari manifestazioni inspiegabili, alla luce dei mezzi attualmente a disposizione, che risultano all’apparenza animate da oggetti volanti non identificati, per i quali, la materia di studio dove sono trattati in sede ecclesiastica, si esplica, secondo l’accennato relatore, nella definizione latina, quale lingua ufficiale della Santa Sede, utilizzata nella specifica espressione di “Res Inesplicata Volans“.

Argomento affrontato, fra l’altro, nel libro, per la “Queriniana Editrice“, dal titolo “Gesù, gli Ufo e gli alieni. L’intelligenza extraterrestre come sfida alla Fede cristiana” di Armin Kreiner, mentre, nel perdurante intreccio di informazioni e di dichiarazioni, differenziate in vario tipo e spessore, circa tale ed, a volte, controversa mole di attenzione, dedicata a questa realtà fattibile di una miglior comprensione, sembra ingenerarsi, sul piano dell’attualità, anche il fronte aperto al genere di una graduale rivelazione, come la dichiarazione di Dmitrij Medvedev, all’epoca presidente della Federazione Russa, testualmente riportata, fra l’altro, nell’esposizione sviluppata in questa conferenza presso l’associazione culturale “Anthropos”: “(…) Non posso dirvi quanti di loro sono fra noi, si scatenerebbe il panico (…)”.

Una citazione, tal quale riportata, che, nel corso di questa iniziativa bresciana, pure valorizzata da alcuni interventi del giornalista e scrittore Silvano Danesi, è stata riferita, analogamente alla proposta di altri spunti di osservazione, argomentati nel merito del medesimo settore della ricerca affacciata su un indistinto altrove, come la riflessione sul linguaggio meglio funzionale per lanciare appelli nello spazio, ipotizzandone, in altra forma, un uso comunicativo con gli extraterrestri, nel campo dell’astrolinguistica, come la lingua “Klingon”, la “grammatica universale”, fino ad auspicare una “comunicazione interplanetaria”.

2 Commenti

  1. Conosco Vladimiro Bibolotti personalemte (essendo anch’io un ufologo), gradirei sapere qualcosa di più in merito alla conferenza 8se ho capito bene) qui, a Brescia; il calendario insomma … Grazie

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