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Sabbioneta (Mantova) – La grande arte contemporanea entra nelle meravigliose sale di Palazzo Ducale fino al 30 giugno grazie alla mostra de “La Fine dei Tempi”, la gigantesca tela (mt 8,40 X mt 3,00) che il pittore cremonese Virginio Lini ha realizzato ispirandosi alla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e ai capolavori dell’arte classica dedicati a questo tema.

La grande opera di Lini – ispirata al Giudizio Universale della Cappella Sistina di Michelangelo Buonarotti e alla Cappella di San Brizio di Luca Signorelli nel duomo di Orvieto –ha richiesto due anni di lavoro.

La sostanziale differenza con queste grandissime opere sta nella composizione e nella volontà di rappresentare la speranza e il tormento della nostra epoca, un fermo immagine che ritrae lo specchio della nostra società e dei profondi mutamenti che la travagliano.

Molte sono le novità contenute nella grande tela ad olio che la caratterizzano dandole una visione più corrispondente ai nostri tempi, a cominciare dalla presenza dei Benefattori che hanno trascorso la loro vita dispensando le loro ricchezze per il bene comune: oggi sempre meno numerosi del passato.

I demoni vengono rappresentati con volti conosciuti, “fra essi il mio autoritratto”, spiega l’artista, portando l’attenzione a fatti di recente accadimento. L’ultima metafora è dedicata alla zattera nella quale Théodore Géricault diede una visione allegorica di una Francia straziata, la patria, in un momento della sua mortale debolezza, lo smarrimento di una generazione che aveva perso il senso del proprio futuro.

La zattera, nella “Fine dei Tempi”, rappresenta con estrema crudezza, il nostro tempo, la realtà di un mondo che dopo aver conosciuto la stagione della grande economia, ha virato nella visione caotica e angosciata, sino a spingere l’umanità verso la mancanza di certezze, in un futuro buio, pieno di sgomento e disperazione.

 

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